sabato 27 giugno 2015

Non costringete i vostri figli a studiare

Ho passato sui banchi di una scuola oltre la metà della mia vita. Ho iniziato a 5 anni (la fortuna d’esser nato a dicembre…) e ho finito a 26, un po’ in ritardo. Più di vent’anni tra libri e lezioni. E alla fine una laurea in ingegneria.
E sapete cos’ho imparato: studiare non serve.

Non serve a crearsi una professionalità né tantomeno a trovare un lavoro.

A scuola s’impara un mestiere, dicevano… Sì, forse negli istituti professionali, forse cinquant’anni fa. Oggi il lavoro è talmente cambiato e la scuola è rimasta così al palo che sperare nel completamento del programma ministeriale è già un’utopia. E quindi, per sopperire a questa carenza, molti giovani s’iscrivono all’università, dove le loro speranze di apprendere un mestiere s’infrangono contro un muro di nozionistica. Perché l’università troppo spesso è questo: formule e teoremi da mettere a memoria per passare l’esame.
E alla fine scopri che anche nel 2015 i mestieri s’imparano come dalla notte dei tempi: lavorando.

Però una buona istruzione ti aiuta a trovarlo, un lavoro. Le statistiche di AlmaLaurea parlano chiaro: l’anno scorso, i laureati da cinque anni, avevano un tasso d’occupazione dell’86%. Solo la metà di loro, però, dichiara indispensabile alla sua attività la formazione universitaria.
E gli altri? Si accontentano di un lavoro dove ogni tanto qualcosa di quanto studiato torna utile o, per almeno il 10%, anche di un mestiere dove i loro studi sono del tutto inutili. Già, un 10% di laureati getta via il titolo di studio per avere uno stipendio. Anni di sacrifici, di notti passate chini sui libri, di interminabili esami, per poi trovare un lavoro che avrebbero potuto fare appena usciti dalla scuola dell’obbligo.
E ringrazino pure d’avercelo, il lavoro, ‘che un 14% dei loro ex compagni non ce l’ha!

Quindi, dati alla mano, oltre la metà degli studenti di oggi saranno lavoratori scontenti e sfruttati domani.
…forse stiamo sbagliando qualcosa…

In quale momento storico la scuola ha smesso d’essere un mezzo ed è diventata il traguardo? Quando l'istruzione ha perso la sua funzione di viatico ed è diventata un obbiettivo?

Sinceramente non lo so. Però ho la sensazione che, quando gli studi potevano permetterseli in pochi, le scelte si facevano in modo più ponderato, secondo aspirazioni e progetti.
Invece, esclusa qualche bella eccezione, i giovani d’oggi (ma anche di un recente ieri) sembrano assolutamente privi di aspirazioni, di sogni, di passioni. E l’unico motivo che li spinge a proseguire gli studi è la speranza di trovare un lavoro migliore.
E la verità è che la metà di loro troverà un lavoro qualunque, e andrà bene così.

Dovremmo insegnare ai ragazzi a fabbricare castelli in aria, progettare voli pindarici, immaginare rivoluzioni, dovremmo istruirli alla passione per le idee e invece li stiamo aiutando a costruire una società di disillusi e sfruttati. Abbiamo tracciato loro il percorso e li abbiamo accompagnati lungo la strada, postando poi sui social qualche frase di Steve Jobs, così, per metterci la coscienza a posto.
E parlo dei ragazzi più combattivi, perché un quarto dei nostri giovani non studia e non lavora, ha semplicemente rinunciato a lottare, anche solo per il futuro preconfezionato che abbiamo preparato per loro.

Allora smettiamola di obbligare i nostri figli verso studi forzati, piuttosto costringiamoli verso un sogno, un progetto o un’illusione, che sia camminare sulla luna o intagliare figure nel legno, non ha importanza. L’importante è che renda la loro vita meno schiava dei bisogni altrui e più ricca di attimi felici. Perché questo mondo ha bisogno di gente felice.

Per questo non costringerò mio figlio a studiare, gli insegnerò a riconoscere e inseguire le sue passioni. E se per farlo dovrà iscriversi all’università avrà tutto il mio appoggio.



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