sabato 9 maggio 2015

Dialoghi e virgolette

Tutti gli scrittori prima o poi si sono imbattuti nella fatidica domanda: che virgolette usare per i dialoghi?
Prima di rispondere vediamo quali possibili virgolette si possono utilizzare nella lingua italiana. Per questo chiedo supporto all’Accademia della Crusca:

Singole

(‘ ’): sono dette anche apici o virgolette inglesi. Non frequenti, le puoi inserire in un testo per indicare il significato di una frase o di una parola.

Alte 

(“ ”): si definiscono anche doppie o italiane e puoi usarle per le espressioni particolari, che puoi identificare, in alternativa, con il corsivo.
Con le alte puoi anche racchiudere i discorsi diretti e le citazioni, indicare titoli di giornali o riviste. A proposito di discorsi, per citare quelli pensati, ad esempio le opinioni, i giudizi o le supposizioni di un personaggio, sono preferibili le virgolette alte e non le caporali.

Basse

(« »): o francesi, caporali, sergenti. Utilizzale per le citazioni e per i discorsi diretti (in un testo scegli quello che preferisci tra i due tipi di virgolette, alte o basse, e sii coerente dall’inizio alla fine). Usa le alte all’interno delle caporali oppure viceversa.
Mentre le prime, quelle singole, raramente sono usate nel discorso diretto (anzi, l'Accademia della Crusca non ne prevede l'utilizzo in tal senso) le altre due sono lecite.
A queste poi si può aggiungere il trattino lungo ( – ) inserito dopo i due punti.
Le grandi case editrici li usano indifferentemente tutti e tre, a seconda delle loro regole editoriali. Se vuoi prendere spunto da loro ecco un documento che riassume le loro regole principali.

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