sabato 21 marzo 2015

Il mistero della D eufonica

Partiamo dal principio. Cos'è?
Ecco com'è definita nella Treccani:
La cosiddetta D eufonica è un elemento fonico che si aggiunge a una singola vocale (esclusivamente la a della preposizione, la e e la o delle congiunzioni) per evitare lo scontro (lo iato) con la vocale iniziale della parola seguente, e stabilire così una più gradevole alternanza (l’eufonia, cioè «buon suono») di suoni qualitativamente differenti secondo lo schema vocale + consonante + vocale, ecc.
Fin qui tutto chiaro. Dov'è allora il mistero?
La domanda andrebbe posta a tutti coloro che usano la D eufonica come fosse prezzemolo, e ogni volta che vedono una parola iniziare con una vocale sbattono lì una bella D.
In realtà essa va inserita nella preposizione o congiunzione solo se mostra la lettera uguale all’iniziale della parola successiva, come:
  • ad aspettare;
  • ed eccoci;
  • od ostacoli.
Vero è che sono entrate nell’uso comune alcune eccezioni come le espressioni: ad esempio, ad ogni buon conto, ad essi, ad ogni morte di Papa. Ma essendo appunto delle eccezioni non fanno che confermare la regola, cioè l'uso solo in caso di vocali uguali.
Esistono poi delle eccezioni contrarie, cioè situazioni in cui dovrebbe essere usata la D eufonica ma è comunque meglio evitarla:
  • se le due iniziali di una parola sono uguali alla congiunzione o preposizione che la precede, come ad esempio od odori, ed editti, ad adorare, perché queste unioni appesantiscono l’espressione e infastidiscono la lettura;
  • se la parola che segue è un nome proprio: non è errore, ma gli esperti consigliano di farne a meno, ad esempio la forma corretta è e Elena.


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