mercoledì 25 febbraio 2015

Perché leggere è importate. La parola a Neil Gaiman

Vi propongo un breve stralcio dell'intervento di Neil Gaiman alla Reading Agency, un appassionato appello alla lettura meritevole di ascolto.

Oggi vi spiegherò perché ritengo la lettura di narrativa, la lettura per piacere, una delle cose più importanti che si possono fare. Ho intenzione di rivolgervi un invito a riflettere su cosa biblioteche e bibliotecari rappresentino, e perché è importante preservarli entrambi.
È per parlare del cambiamento cui dà atto la lettura che sono qui questa sera. Voglio parlare di quello che fa la lettura, di cosa genera di buono.
Durante una mia visita a New York, ho ascoltato un discorso sulla costruzione delle prigioni private - un enorme settore in crescita in America. L'industria carceraria deve saper programmare la sua crescita futura - quante celle sarà necessario costruire? Quanti prigionieri ci saranno tra 15 anni? - e hanno scoperto che ciò si può prevedere molto facilmente, con un algoritmo piuttosto semplice, basato sulla percentuale di ragazzini tra i dieci e undici anni che non sanno leggere.
Non è un rapporto uno a uno: non si può dire che una società alfabetizzata sia priva di criminalità. Ma ci sono correlazioni molto reali.
E penso che tra queste correlazioni, la più semplice sia che l'alfabetizzazione passa attraverso la lettura di narrativa.
La narrattiva di svago, la cosidetta Fiction, ha due funzioni.
In primo luogo, si tratta di una sorta di rito di passaggio alle letture più impegnate.
L'urgenza di sapere cosa succede dopo, di voltare pagina, la necessità di andare avanti, anche se è difficile, perché qualcuno è in difficoltà e bisogna sapere come tutto andrà a finire... è una vera e propria urgenza. E ti costringe a imparare parole nuove, escogitare nuove idee per andare avanti. E alla fine scopri che la lettura di per sé è piacevole. Una volta imparato questo, sei sulla strada per leggere tutto.
E la lettura è la chiave.
Non credo che esistano libri sbagliati per i bambini. Ogni tanto diventa di moda tra alcuni adulti puntare a un sottoinsieme di libri per bambini, un genere forse, o un autore, ed etichettarli come libri cattivi, libri che i bambini non dovrebbero leggere. L'ho visto accadere più e più volte; Enid Blyton è stato dichiarato un cattivo autore, così è stato R. L. Stine, e così decine di altri. I fumetti poi sono stati denigrati più volte come anticamera dell'analfabetismo.
È snobismo ed è follia.
Non ci sono cattivi autori per bambini, perché ogni bambino è diverso. Un'idea per noi banale, logora non lo è per loro perché è la prima volta che la incontrano. Non scoraggiate i bambini dal leggere solo perché pensate stiano leggendo la cosa sbagliata.
La seconda funzione della narrativa è costruire empatia. Quando si guarda la TV o si vede un film, si cercano semplicemente fatti accaduti ad altre persone. La narrativa è costruita con 26 lettere e una manciata di segni di punteggiatura, e voi, soltanto voi, con la vostra immaginazione, potete creare un mondo, e la gente che lo abita, e guardare fuori attraverso altri occhi. Si arriva a sentire le cose, visitare luoghi e mondi che non si sarebbero mai potuti conoscere altrimenti. Si impara che tutti gli altri là fuori sono un me. Sei per un po' qualcun altro, e quando torni al tuo mondo, qualcosa in te si è leggermente modificato.
Ero in Cina nel 2007, alla prima Science Fiction & Fantasy Convention nella storia cinese. A un certo punto ho preso un alto funzionario da parte e gli ho chiesto: "perché soltanto oggi approvate la ScienceFiction? Che cosa è cambiato?"
"È semplice," mi ha detto. "I cinesi erano brillanti a costruire le cose, se gli altri portavano loro i progetti. Ma non sapevano innovare e tantomeno inventare. Non avevano immaginazione. Così hanno mandato una delegazione negli Stati Uniti, ad Apple, Microsoft, Google, e hanno intervistato la gente del posto, persone che stavano inventando il loro futuro. E hanno scoperto che tutti loro avevano letto fantascienza quando erano ragazzi o ragazze."
La fiction è in grado di mostrare un mondo diverso. Si può viaggiare in luoghi dove non sei mai stati. Una volta visitati altri mondi, non si può mai essere del tutto contenti del proprio. Il malcontento è una buona cosa: spinge le persone a modificare e migliorare i loro mondi.
E già che siamo in tema, vorrei dire qualche parola sull'evasione. Ho sentito il termine sbandierato come fosse una bestemmia. Come se "d'evasione" significasse un oppiaceo economico utilizzato solo dagli stolti e dagli illusi.
Se siete intrappolati in una situazione impossibile, in un luogo sgradevole, con persone che non sopportate, e qualcuno vi offre una via di fuga temporanea, perché non prenderla? La narrativa d'evasione è proprio questo: apre una porta, mostra la luce del sole al di fuori, vi dà un posto dove andare, dove si ha il controllo, con persone che si desidera frequentare (e i libri sono luoghi reali, non fate questo errore!) e, soprattutto, durante la fuga, i libri possono anche darvi la conoscenza del mondo e della vostra reale situazione, darvi armi e armature, competenze, conoscenze e strumenti che si possono utilizzare per sfuggire realemente.
Perché come J.R.R. Tolkien ci ha ricordato, le uniche persone che inveiscono contro la fuga sono i carcerieri. 

Trovate la trascrizione integrale del discorso di Gaiman (naturalmente in inglese) QUI.
O se preferite ecco il video:

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