venerdì 13 novembre 2015

Il centenario che decise le sorti del mondo

Avrebbe potuto essere questo il titolo del best-seller di Jonas Jonasson "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve", ma evidentemente quest'ultimo è stato giudicato dal marketing più accattivante (e probabilmente con tutte le ragioni del caso).
Il titolo originale comunque ci va più che bene, d'altronde è esattamente quello che Allan, il secolare protagonista, fa nelle prime due pagine. Resta un mistero, invece, il motivo per cui l'arzillo vecchietto sulla copertina del libro indossi un costume da maiale. Fosse stato un elefante si sarebbe anche giustificato, con un po' di sforzo. Ma il maiale resta incomprensibile, se non sotto l'ottica di un marketing aggressivo.
Per fortuna (di tutti, marketing, autore e lettore!) il contenuto del romanzo è all'altezza delle promesse, anche senza maiali. Quella di Jonasson è una commedia grottesca che si lascia leggere con facilità, divertendo in modo arguto e leggero. Adatta anche a chi ama la fanta-politica perché il buon Allan, nei suoi cento anni di vita, viene a contatto con personaggi del calibro di Truman, Stalin e Mao Tse-Tung, avendo naturalmente un ruolo attivo in tutte le loro vicende politiche.
Se quindi chiudiamo un occhio sulla traduzione, a mio avviso non sempre ineccepibile, e su alcuni grossolani refusi (che neppure i self publisher ormai fanno più), "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" è sicuramente un romanzo da consigliare per passare qualche serata in relax e vedere il mondo con l'ottimismo di Allan, sperando di arrivare anche noi a cent'anni con la voglia di saltare dalla finestra e affrontare la vita con curiosità.

lunedì 21 settembre 2015

Ricomincio da me...

L'estate è finita. Capita ogni anno, ad ogni stagione.
Tutto finisce, è il corso naturale dell'esistenza umana, e anche le esperienze più rivoluzionare e ambiziose spesso volgono al termine prematuramente.
Anzi, più ambiziose sono più spesso finiscono nel fango.
Ma io sono testardo, dannatamente testardo, e finché avrò forze non rinuncerò alla mia ambizione.
Quindi ricomincio dall'unica persona su cui sono certo di poter contare: me stesso.
Perciò da oggi trovate Il Mondo Sopra in questo nuovo formato autoprodotto.
Lo so, sono sempre stato un po' critico e scettico nei confronti del Self-Publishing, ma sono arrivato alla conclusione che ben poco lo differenzia dall'affidarsi a un piccolo editore.
Cosa ti dà in più un editore onesto ma sconosciuto? Un logo sulla copertina, tanti attestati di fiducia e se va (molto) bene un migliaio di copie vendute. Ma spesso sono poche centinaia, a volte neanche quelle, numeri comunque su cui il peso delle tue attività di marketing (leggete pure come "spam agli amici") ha un valore preponderante.
Non voglio criticare i piccoli editori, fanno del loro meglio in un sistema al collasso e molti lo fanno anche bene. Ci si potrebbe accontentare.
Io però ho deciso di non accontentarmi.
Ho alzato l'asticella, l'ho messa appena sotto quegli editori che pubblicano i calciatori e i comici di Zelig: è là che voglio arrivare.
Un traguardo ambizioso, sarà facile finire nel fango.
Ma ogni volta che succederà darò una ripulita al mio libro, gli preparerò una bella confezione e lo proporrò comunque al pubblico, evitando inutili ricerche di un ripiego, attese di una risposta, discussioni di vario genere.
E magari i lettori sapranno darmi utili consigli per migliorarmi e raggiungere, infine, quel traguardo.
Che resterà là, ambiziosamente estremo.

giovedì 16 luglio 2015

C'era un sogno di scrittore che oggi...


Il 13 luglio è apparso sul sito di Writer's Dream - se siete scrittori esordienti seri non avete bisogno che vi spieghi cos'è, nel dubbio me la sbrigo in nove parole: la community di autori esordienti più grande d'Italia - dicevo, appare sul loro sito un articolo con questo titolo: "Borè srl acquisisce Writer’s Dream.org per guidare l’innovazione e l’informazione nell’editoria italiana".

Nell'articolo viene spiegato come il marchio del portale, fondato dal Linda Rando nel 2008 e diventato il baluardo della lotta contro le case editrici a pagamento, sia stato acquisito dal gruppo Borè e di come la stessa Linda Rando (per sua definiziona da sempre Bossah del forum) verrà, anzi è stata sostituita da Roberto Incagnoli, Direttore editoriale di Lettere Animate.

Vi starete chiedendo: e a noi?

Certo, forse non cambierà nulla, soprattutto se non frequentavate il Writer's Dream (io ad esempio non lo facevo), ma il fatto si presta comunque a una riflessione.

Andiamo con ordine: Borè srl, gruppo editoriale proprietario prima di Youcanprint.it, colosso del selfpubblishing, e di Libellula edizioni, acquisisce la casa editrice digitale "Lettere Animate" con lo scopo di, cito, "farlo diventare uno dei più importanti marchi nel panorama editoriale italiano."

Lo stesso gruppo acquisisce una community da sempre indipendente, molto attiva (oltre 6000 iscritti al forum) e, per chi frequenta questo mondo, sinonimo di lotta contro lo sfruttamento dei sogni editoriali degli esordienti.

Chiaramente dietro c'è un piano. Secondo l'articolo apparso su Writer's Dream lo scopo è quello di "costruire un brand di livello internazionale in grado di essere un faro e una guida autorevole, trasparente e indipendente per tutti gli operatori del mondo editoriale."

Si parla già del lancio entro il 30 luglio 2015 di una app di Writer’s Dream.org che "rivoluzionerà il mondo dell’editoria italiana" e di un Social Network dedicato agli scrittori.

Sembra quindi che l'arrivo di forze nuove (e nuovi fondi!) porterà novità per tutti gli esordienti e che avremo tanti nuovi gingilli digitali con cui trastrullarci.

Si va di bene in meglio quindi, anche per chi non ha mai frequentato il Writer's Dream.

Mi resta solo un dubbio: non sembra anche a voi ci sia qualcosa di stridente nel fatto che un forum dove si è sempre parlato liberamente (e spesso criticamente) di editori ed editoria, sia ora proprietà di un gruppo editoriale?

Insomma, è un po' come se l'Enel comprasse Greenpeace...

Per il momento però tengo da parte le mie perplessità e voglio proprio vedere cosa nascerà da questo nuovo sodalizio. E voi cosa ne pensate?

sabato 11 luglio 2015

L'Italia come gli USA

Ne avevo parlato qualche tempo fa, come gli Stati Uniti vivessero una regressione culturale con liste di libri proibiti ai bambini, stilate dall'American Library Association.
Un'assurdità nel 2015, un'assurdità in un Paese teoricamente progredito.
Un'assurdità difficile da immaginarsi replicata in un'altra nazione civile.
Ma evidentemente l'Italia non è un Paese civile (non più degli USA, almeno) dato che il sindaco di Venezia ha deciso di mettere al bando 49 volumi accusati di diffondere la teoria gender.
Allo scatto immediato della protesta il primo cittadino della città lagunare si è subito difeso dicendo "Stiamo valutando".
Leggete un po' i titoli di alcuni di questi libri e ditemi cosa c'è da valutare:
Io al posto del sindaco avrei valutato una sola possibilità: le dimissioni.
E voi, cosa ne pensate?


sabato 27 giugno 2015

Non costringete i vostri figli a studiare

Ho passato sui banchi di una scuola oltre la metà della mia vita. Ho iniziato a 5 anni (la fortuna d’esser nato a dicembre…) e ho finito a 26, un po’ in ritardo. Più di vent’anni tra libri e lezioni. E alla fine una laurea in ingegneria.
E sapete cos’ho imparato: studiare non serve.

Non serve a crearsi una professionalità né tantomeno a trovare un lavoro.

A scuola s’impara un mestiere, dicevano… Sì, forse negli istituti professionali, forse cinquant’anni fa. Oggi il lavoro è talmente cambiato e la scuola è rimasta così al palo che sperare nel completamento del programma ministeriale è già un’utopia. E quindi, per sopperire a questa carenza, molti giovani s’iscrivono all’università, dove le loro speranze di apprendere un mestiere s’infrangono contro un muro di nozionistica. Perché l’università troppo spesso è questo: formule e teoremi da mettere a memoria per passare l’esame.
E alla fine scopri che anche nel 2015 i mestieri s’imparano come dalla notte dei tempi: lavorando.

Però una buona istruzione ti aiuta a trovarlo, un lavoro. Le statistiche di AlmaLaurea parlano chiaro: l’anno scorso, i laureati da cinque anni, avevano un tasso d’occupazione dell’86%. Solo la metà di loro, però, dichiara indispensabile alla sua attività la formazione universitaria.
E gli altri? Si accontentano di un lavoro dove ogni tanto qualcosa di quanto studiato torna utile o, per almeno il 10%, anche di un mestiere dove i loro studi sono del tutto inutili. Già, un 10% di laureati getta via il titolo di studio per avere uno stipendio. Anni di sacrifici, di notti passate chini sui libri, di interminabili esami, per poi trovare un lavoro che avrebbero potuto fare appena usciti dalla scuola dell’obbligo.
E ringrazino pure d’avercelo, il lavoro, ‘che un 14% dei loro ex compagni non ce l’ha!

Quindi, dati alla mano, oltre la metà degli studenti di oggi saranno lavoratori scontenti e sfruttati domani.
…forse stiamo sbagliando qualcosa…

In quale momento storico la scuola ha smesso d’essere un mezzo ed è diventata il traguardo? Quando l'istruzione ha perso la sua funzione di viatico ed è diventata un obbiettivo?

Sinceramente non lo so. Però ho la sensazione che, quando gli studi potevano permetterseli in pochi, le scelte si facevano in modo più ponderato, secondo aspirazioni e progetti.
Invece, esclusa qualche bella eccezione, i giovani d’oggi (ma anche di un recente ieri) sembrano assolutamente privi di aspirazioni, di sogni, di passioni. E l’unico motivo che li spinge a proseguire gli studi è la speranza di trovare un lavoro migliore.
E la verità è che la metà di loro troverà un lavoro qualunque, e andrà bene così.

Dovremmo insegnare ai ragazzi a fabbricare castelli in aria, progettare voli pindarici, immaginare rivoluzioni, dovremmo istruirli alla passione per le idee e invece li stiamo aiutando a costruire una società di disillusi e sfruttati. Abbiamo tracciato loro il percorso e li abbiamo accompagnati lungo la strada, postando poi sui social qualche frase di Steve Jobs, così, per metterci la coscienza a posto.
E parlo dei ragazzi più combattivi, perché un quarto dei nostri giovani non studia e non lavora, ha semplicemente rinunciato a lottare, anche solo per il futuro preconfezionato che abbiamo preparato per loro.

Allora smettiamola di obbligare i nostri figli verso studi forzati, piuttosto costringiamoli verso un sogno, un progetto o un’illusione, che sia camminare sulla luna o intagliare figure nel legno, non ha importanza. L’importante è che renda la loro vita meno schiava dei bisogni altrui e più ricca di attimi felici. Perché questo mondo ha bisogno di gente felice.

Per questo non costringerò mio figlio a studiare, gli insegnerò a riconoscere e inseguire le sue passioni. E se per farlo dovrà iscriversi all’università avrà tutto il mio appoggio.



domenica 7 giugno 2015

Alla conquista dell'America con Amazon

Sapete quanti sono i romanzi italiani usciti tradotti sul mercato americano? Nel 2014 sono stati 34, secondo il database preparato da Three percent.
Già, solo 34...
Eppure ci sono oltre 100milioni di americani che leggono più di un libro al mese. Nel 2013, secondo i dati dell’UNESCO, sono stati pubblicati in USA oltre 300mila nuovi titoli.
E allora perché ci snobbano? Non siamo forse la terra di Dante?
Il fatto è che in america più di ogni altra nazione il libro è un business e le pubblicazioni seguono regole di mercato: se non vende non si stampa!
Allora, come può un comune mortale raggiungere il più grande mercato del mondo? Attraverso Amazon, ovviamente!
E non solo come veicolo per l’auto pubblicazione ma come vero e proprio editore di testi in traduzione. Dal 2009, infatti, esiste Amazon Publishing, una vera e propria casa editrice internazionale.
Oltre che in lingua inglese, Amazon publishing pubblica in tedesco e, a breve, in altre lingue. Uno dei suoi marchi, AmazonCrossing, lavora proprio sui titoli in traduzione e in brevissimo tempo è diventato il marchio che traduce il maggior numero di titoli per il mercato di lingua inglese.
La maggior parte di titoli tradotti da AmazonCrossing appartengono alla fiction di genere destinata al mass-market. Romanzi rosa, thriller, letteratura per ragazzi e giovani adulti sono i generi che AmazonCrossing predilige.
Farsi scoprire da Amazon pare quindi sia la strada da seguire per avere successo negli USA. Come è accaduto a Die Henkerstochter (La figlia del boia) dello scrittore tedesco Oliver Pötzsch: uscito del 2008 con Ullstein Verlag, ha avuto scarso successo in libreria ma è riuscito ad affermarsi sul Kindle Store di Amazon in Germania ricevendonone una spinta decisiva. Nel 2010 il titolo è stato tradotto in inglese da AmazonCrossing e in poco tempo la serie ha superato il milione di copie vendute solo attraverso il Kindle Store.
Quindi, forza, tutti su Amazon alla conquista degli USA!

lunedì 25 maggio 2015

Literata, il font per leggere gli ebook

Diciamolo, gli ereader sono fantastici, li porti ovunque, contengono migliaia e migliaia di libri, sono terrribilmente cool, ma spesso leggere un libro su dispositivi elettronici può rivelarsi un’esperienza piuttosto faticosa.
La carta è sempre la carta, soprattutto quando c'è in gioco il riposo della vista. Già, perché i display retroilluminati mettono a dura prova gli occhi, soprattutto nelle sessioni di lettura più lunghe. Ma se per gli eBook reader, con l'invenzione degli schermi e-ink si è ottenuta un’esperienza priva di affaticamento, per smartphone e tablet il problema persiste.
Per questo i ragazzi di Google hanno studiato un rimedio e l’ultimo aggiornamento dell’applicazione Google Play Libri ha introdotto un nuovo font: si chiama Literata ed è stato disegnato appositamente per rendere più semplice e piacevole la lettura su qualsiasi tipologia di device, indipendente dal formato o dalla tecnologia utilizzata per il rendering dei testi.
Il nuovo font dovrebbe essere disponibile a breve all’interno dell’applicazione Play Libri, selezionabile tra le impostazioni, in seguito ad un aggiornamento.
Se volete approfondire la conoscenza della teoria che ha portato alla nascita di Literata potete farlo sul sito di TypeTogether, che lo ha sviluppato per conto di Google.


giovedì 21 maggio 2015

Visita le Piazze del Libro

In alcune piazze italiane si respira un’atmosfera di attesa: sono infatti al lavoro in questi giorni per ultimare i preparativi… Dal 21 maggio al 2 giugno indosseranno abiti nuovi e saranno Piazze del Libro, offrendo tanti ricchi programmi di eventi in contemporanea – realizzati in collaborazione con l’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani – in una missione comune: contagiare gli italiani da Nord a Sud con un’inguaribile voglia di leggere, di scoprire nuove storie, e tuffarsi in pagine e pagine.
Seguendo la storica Fiera dei Librai a Bergamo, ispiratrice dell’iniziativa, le città che hanno aderito sono: Bergamo,Catanzaro, Foggia, Lecce, Rivoli Torino, Sassari, Tricase, Trieste, Ventotene. Le occasioni di incontro e riflessione sono davvero variegate: a Catanzaro, per esempio, fra il 21 e il 31 maggio ci saranno letture animate e laboratori didattici per le scuole, incontri con autori come Mimmo Gangemi, Giuseppina Torregrossa, Lou Palanca, Margherita Oggero, John Peter Sloan, Paolo Mieli, Beppino Englaro. Oppure, a Rivoli Torino, la 10a Fiera del Libro – dal 21 maggio al 3 giugno – offrirà ai cittadini metri e metri di libri, inframmezzati da recite poetiche, animazioni per bambini, letture per ragazzi, incontri con scrittori, e la presentazione dei sei volumi finalisti del 63° Premio Bancarella. A Sassari dal 22 al 30 maggio sono attesi tra gli altri Andrea Vitali, Paola Soriga e Aldo Nove. O ancora: a Lecce dal 21 maggio al 2 giugno ci saranno lectio sulla lettura (tenute tra gli altri da Romano Montroni, Roberto Cotroneo, Piergiorgio Odifreddi), jukebox e flashmob letterari, reading, contaminazioni tra generi come gli electro poems… mentre a Tricase (Lecce), dal 23 maggio al 2 giugno si potranno gustare, insieme ai libri, prelibatezze enogastronomiche del territorio, ci si sfiderà in laboratori di lettura e seminari di scrittura e non mancheranno le opportunità di ascoltare la viva voce degli scrittori, come Fabio Genovesi, Mario Desiati, Alessandro Piperno, Barbara Di Gregorio, Marco Caneschi.

sabato 9 maggio 2015

Dialoghi e virgolette

Tutti gli scrittori prima o poi si sono imbattuti nella fatidica domanda: che virgolette usare per i dialoghi?
Prima di rispondere vediamo quali possibili virgolette si possono utilizzare nella lingua italiana. Per questo chiedo supporto all’Accademia della Crusca:

Singole

(‘ ’): sono dette anche apici o virgolette inglesi. Non frequenti, le puoi inserire in un testo per indicare il significato di una frase o di una parola.

Alte 

(“ ”): si definiscono anche doppie o italiane e puoi usarle per le espressioni particolari, che puoi identificare, in alternativa, con il corsivo.
Con le alte puoi anche racchiudere i discorsi diretti e le citazioni, indicare titoli di giornali o riviste. A proposito di discorsi, per citare quelli pensati, ad esempio le opinioni, i giudizi o le supposizioni di un personaggio, sono preferibili le virgolette alte e non le caporali.

Basse

(« »): o francesi, caporali, sergenti. Utilizzale per le citazioni e per i discorsi diretti (in un testo scegli quello che preferisci tra i due tipi di virgolette, alte o basse, e sii coerente dall’inizio alla fine). Usa le alte all’interno delle caporali oppure viceversa.
Mentre le prime, quelle singole, raramente sono usate nel discorso diretto (anzi, l'Accademia della Crusca non ne prevede l'utilizzo in tal senso) le altre due sono lecite.
A queste poi si può aggiungere il trattino lungo ( – ) inserito dopo i due punti.
Le grandi case editrici li usano indifferentemente tutti e tre, a seconda delle loro regole editoriali. Se vuoi prendere spunto da loro ecco un documento che riassume le loro regole principali.

venerdì 24 aprile 2015

Inutile regalare libri



Passata la giornata mondiale del libro voglio anch'io dire la mia sul tema della lettura.
Per farlo però preferisco rubare (al 100%) le parole di Alberto Mattioli, che ieri sul sito de La Stampa ha pubblicato il resoconto del suo personale esperimento come volontario di #ioleggoperché.
Ecco il suo articolo per intero:

«Un libro?». Il tizio ha, sì e no, vent’anni e l’espressione stranita e vagamente allarmata di un concorrente di telequiz cui hanno appena chiesto di che colore era il cavallo bianco di Napoleone. Diciamo che è basito. Mi aspetta dunque una lunga e noiosa spiegazione: sì, vede, un libro, tipo questo, e gli esibisco Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini. Trattasi di un parallelepipedo di carta che si apre e si legge, di solito dopo essersi acciambellati in poltrona, meglio se con un bicchiere di qualcosa e un gatto a portata di mano. Glielo regalo, se vuole. E aggiungo tentatore la paroletta magica: è gratis, gra-tis. «Ah, grazie, no. Io non leggo».
Come in ogni tragedia classica, anche in questa c’è unità di tempo, di luogo e d’azione. Tempo: ieri, dalle 15,04 alle 15,29. Luogo: la stazione Cadorna di Milano, forse non la più amata, ma certamente la più frequentata dai pendolari della metropoli e della metropolitana. Azione: il tentativo del soprascritto di mettersi nei panni dei volontari di #ioleggoperché, l’iniziativa di autori ed editori per la Giornata mondiale del libro. A questi «messaggeri», come sono stati battezzati, sono affidate oggi 240 mila copie di 24 titoli appositamente ristampati, con la missione di andare e moltiplicare i lettori regalandole in giro per l’Italia. Ieri me ne sono autoincaricato anch’io, anticipando di un giorno i volontari. E quindi posso annunciare loro che sarà durissima: più che dei messaggeri, servirebbero dei kamikaze.
Infatti il bilancio è presto fatto: per smerciare dieci volumi ci ho messo 25 minuti e per 10 «sì» ho ricevuto 28 «no», in maggioranza, duole dirlo, da non lettori giovani (17 su 28, il 60,71%), intendendo per «giovani», come ormai è d’uso in Italia, gli under 40. Per la verità, il problema non è solo che volevo regalare un libro, ma anche che ormai fermare qualcuno per la strada è difficilissimo. Intanto perché molti hanno le cuffie e i pochi che hanno le orecchie libere tengono però gli occhi incollati al telefonino o al tablet. E poi perché al primo «scusi» la sbuffata del passante è praticamente garantita. La gente, forse a ragione, è diffidentissima. E dire che il mio aspetto non sarà gentile ma non è nemmeno inquietante e che mi ero perfino messo la cravatta. O magari sono stato sfortunato: ieri quel 60% di italiani che, secondo le statistiche, non prende mai in mano un libro, nemmeno i ricettari di cucina o i manuali delle istruzioni (in Germania i non lettori assoluti sono la metà, il 30), era evidentemente tutto in transito da Cadorna.
Anche con chi accetta bisogna insistere. Tre pompieri mi dicono cortesemente che loro non leggono, però prendono un libro e promettono: «Lo porteremo in caserma» (almeno non per bruciarlo, si spera). Un immigrato mi gela: «Leggo solo l’arabo», un pendolare si secca: «Perdo il treno». La maggior parte, però, e quel che è peggio la maggior parte dei ragazzi, semplicemente non è interessata. Guardano l’oggetto misterioso come se stessi offrendo un disco volante, poi scuotono la testa (senza gran fatica, non dev’essere pienissima), talvolta dicono «grazie» e più spesso «no, grazie».
L’eccezione alla regola sono i giovani volontari che fanno propaganda per l’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite. Sono i miei avversari nel tentare di catturare l’attenzione dei passanti, ma almeno i libri li prendono e pure con cordiale soddisfazione. Fanno evidentemente parte della minoranza intellettuale del Paese, quei famosi cinque milioni di italiani su 60 che vanno alle mostre e a teatro, leggono i quotidiani e i libri e ogni tanto staccano gli occhi dalla tivù.
Poi ci sono quelli che leggono già. Un signore mi risponde in perfetto italiano: «Vivo in Brasile». Beh, il viaggio è lungo, magari un libro le fa comodo... «Grazie, ne ho abbastanza dei miei», ribatte (smisurate biblioteche in Amazzonia? Chilometri di scaffali a Copacabana? Chissà). E una signora più agée, molto elegante, cui tentavo di affibbiare Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Sepulveda, mi dice gentilmente: «Ce l’ho già». Dall’altra parte della scala sociale, entusiasmo da parte di un punkabbestia spiaggiato con cane, che accetta un Paola Capriolo (L’ordine delle cose) con prontezza sospetta: magari le pagine gli servono per rollarsi le canne. Anche i baristi danno soddisfazioni: due copie le ho piazzate dietro il bancone.
Ma forse la voce della verità è quella dal sen fuggita di una ragazzina che tornava a casa da scuola, semisepolta dallo zaino: «Grazie, no, devo già leggere quelli che mi ha dato la prof». E ti piacciono? «No, di solito sono dei mattoni». Beh, io comunque ci ho provato.
Alberto Mattioli

sabato 18 aprile 2015

USA e la listi dei libri proibiti ai bambini

Sembra una notizia del secolo scorso e invece non lo è: in America ogni anno viene stilato dall’American Library Association un elenco di libri che, secondo l’opinione di insegnanti e genitori, fanno male all’educazione dei bambini.
I titoli in questo elenco però fanno male al senso civico e alla cultura della tolleranza e dell'uguaglianza.
Al 1° posto della lista dell’ALA c’è il racconto del 2007 di Sherman Alexie, Diario assolutamente sincero di un Indiano part-time, vincitore di numerosi premi e basato sulle esperienze autobiografiche dell’autore ai tempi della scuola, quando in classe era circondato solo da amici bianchi. Il 1° posto del libro sarebbe motivato dalla forte “insensibilità culturale” che Alexie avrebbe comunicato con il suo testo: come dire "non c'è bisogno che i nostri figli sappiano che siamo razzisti".
Infatti molti dei libri presenti nell’elenco redatto dall’ALA, o sono scritti da autori non bianchi oppure sono scritti da autori gay, lesbiche o transgender.
Questo è il motivo che porta al terzo posto il libro di illustrazioni E con Tango siamo in tre, scritto da Peter Parnell e Justin Richardson con i disegni di Henry Cole, storia vera di due pinguini che vivono all’interno del Central Park Zoo di New York cui uno dei guardiani dello zoo regala un uovo di una coppia di pinguini vicini di ‘casa’, coronando così il legame tra i due animali.
Una storia basata quindi sul legame padre figlio, sull’amore genitoriale e sull’amicizia. Ma i genitori e gli insegnanti delle scuole hanno contestato il volume, accusandolo di ‘promuovere l’agenda omosessuale del paese’.
Il secondo posto invece se lo aggiudica Persepolis di Marjane Satrapi, una grafic novel autobiografica che racconta la storia di una ragazza iraniana cresciuta dopo gli anni della Rivoluzione Islamica, da cui è stato tratto un film d'animazione uscito nel 2007, candidato all'Oscar e vincitore del Premio della giuria al Festival di Cannes 2007.
E penso basti questo a dimostrare quanto l'ignoranza dilaghi ancora nel mondo...

E voi cosa ne pensate di questa lista proibita?


sabato 4 aprile 2015

In 26 per il premio Strega

Con la chiusura delle candidature prende il via il LXIX Premio Strega e so che tutti vi state chiedendo quali sono i 26 candidati proposti dagli Amici della domenica (così si chiama lo storico corpo votante!) e che diventeranno 12 il 16 aprile, sotto la mannaia del comitato direttivo del premio.
E visto che eravate tutti ansiosi di conoscere i nomi eccovi accontentati (e leggete fino in fondo che le sorprese non mancano!)

stalin-bianca Stalin + Bianca
Iacopo Barison
Tunué
non-sono-assassino Non sono un assassino
Francesco Caringella
Newton Compton

Il paese dei coppoloni
Vinicio Capossela
Feltrinelli
paese coppoloni Il dolore del mare
Alberto Cavanna
Nutrimenti
dolore del mare

la sposa La sposa
Mauro Covacich
Bompiani
I Nuovi Venuti I Nuovi Venuti
Giorgio Dell'Arti
Edizioni Clichy

Storia della bambina perduta
Elena Ferrante
e/o
Storia bambina perduta Final cut
Vins Gallico
Fandango
Final cut

Chi manda le onde Chi manda le onde
Fabio Genovesi
Mondadori
24:00:00 24:00:00
Federico Guerri
Il Foglio

La ferocia
Nicola Lagioia
Einaudi
La ferocia La meteora di luglio
Adriano Lo Monaco
L.C.E.
meteora di luglio

Monte Sardo Monte Sardo
Dante Maffia
Rubbettino
genio abbandono Il genio dell'abbandono
Wanda Marasco
Neri Pozza

Don Riccardo
Loredana Micati
Mursia
Don Riccardo Se mi cerchi non ci sono
Marina Mizzau
Manni
Se mi cerchi non ci sono

Gli amici che non ho Gli amici che non ho
Sebastiano Mondadori
Codice
La Repubblica di Santa Sofia La Repubblica di Santa Sofia
Pietro Paolo Parrella
Tullio Pironti

L'estate del cane bambino
Mario Pistacchio, Laura Toffanello
66th and 2nd
L'estate del cane bambino Come donna innamorata
Marco Santagata
Guanda
Come donna innamorata

Sans blague Sans blague
Eugenio Sbardella
Nulla die
Via Ripetta 155 Via Ripetta 155
Clara Sereni
Giunti

I dirimpettai
Fabio Viola
Baldini & Castoldi
I dirimpettai Autunnale
Dario Voltolini
Book Sprint
Autunnale

XXI Secolo XXI Secolo
Paolo Zardi
Neo
Dimentica il mio nome Dimentica il mio nome
Zerocalcare
Bao Publishing

sabato 21 marzo 2015

Il mistero della D eufonica

Partiamo dal principio. Cos'è?
Ecco com'è definita nella Treccani:
La cosiddetta D eufonica è un elemento fonico che si aggiunge a una singola vocale (esclusivamente la a della preposizione, la e e la o delle congiunzioni) per evitare lo scontro (lo iato) con la vocale iniziale della parola seguente, e stabilire così una più gradevole alternanza (l’eufonia, cioè «buon suono») di suoni qualitativamente differenti secondo lo schema vocale + consonante + vocale, ecc.
Fin qui tutto chiaro. Dov'è allora il mistero?
La domanda andrebbe posta a tutti coloro che usano la D eufonica come fosse prezzemolo, e ogni volta che vedono una parola iniziare con una vocale sbattono lì una bella D.
In realtà essa va inserita nella preposizione o congiunzione solo se mostra la lettera uguale all’iniziale della parola successiva, come:
  • ad aspettare;
  • ed eccoci;
  • od ostacoli.
Vero è che sono entrate nell’uso comune alcune eccezioni come le espressioni: ad esempio, ad ogni buon conto, ad essi, ad ogni morte di Papa. Ma essendo appunto delle eccezioni non fanno che confermare la regola, cioè l'uso solo in caso di vocali uguali.
Esistono poi delle eccezioni contrarie, cioè situazioni in cui dovrebbe essere usata la D eufonica ma è comunque meglio evitarla:
  • se le due iniziali di una parola sono uguali alla congiunzione o preposizione che la precede, come ad esempio od odori, ed editti, ad adorare, perché queste unioni appesantiscono l’espressione e infastidiscono la lettura;
  • se la parola che segue è un nome proprio: non è errore, ma gli esperti consigliano di farne a meno, ad esempio la forma corretta è e Elena.


venerdì 13 marzo 2015

Addio a un paladino della fantasia

Ieri se ne è andato in silenzio Terry Pratchett, uno degli ultimi innovatori della scrittura, un vero e proprio paladino della fantasia.
Chi ha letto almeno uno dei suoi romanzi capisce sicuramente cosa intendo: la sua penna ha saputo partorire mondi incredibili e personaggi colmi di esplosiva ironia e grande umanità.
Dire che abbia riscritto il fantasy forse è eccessivo, ma il suo acume ha saputo dare a un genere ingessato sui canoni Tolkeniani una freschezza unica.
Personaggi come Scuotivento, il Comandante Vimes, Morte, possono essere definiti di diritto pietre miliari della narrativa d'intrattenimento e ora che il loro papà ci ha lasciato a noi lettori italiani non resta che sperare di vedere tradotti tutti e 39 i libri ambientati a Mondo Disco.
E il modo migliore per onorarlo è sicuramente consigliare agli amanti del fantasy che non lo conoscono (ma anche a chi semplicemente vuole farsi una lettura leggera e divertente) alcuni dei suoi libri:

colore magia A me le guardie morty apprendista
Ciclo di Scuotivento Ciclo delle guardie Ciclo di Morte


Addio Sir Pratchett.



mercoledì 25 febbraio 2015

Perché leggere è importate. La parola a Neil Gaiman

Vi propongo un breve stralcio dell'intervento di Neil Gaiman alla Reading Agency, un appassionato appello alla lettura meritevole di ascolto.

Oggi vi spiegherò perché ritengo la lettura di narrativa, la lettura per piacere, una delle cose più importanti che si possono fare. Ho intenzione di rivolgervi un invito a riflettere su cosa biblioteche e bibliotecari rappresentino, e perché è importante preservarli entrambi.
È per parlare del cambiamento cui dà atto la lettura che sono qui questa sera. Voglio parlare di quello che fa la lettura, di cosa genera di buono.
Durante una mia visita a New York, ho ascoltato un discorso sulla costruzione delle prigioni private - un enorme settore in crescita in America. L'industria carceraria deve saper programmare la sua crescita futura - quante celle sarà necessario costruire? Quanti prigionieri ci saranno tra 15 anni? - e hanno scoperto che ciò si può prevedere molto facilmente, con un algoritmo piuttosto semplice, basato sulla percentuale di ragazzini tra i dieci e undici anni che non sanno leggere.
Non è un rapporto uno a uno: non si può dire che una società alfabetizzata sia priva di criminalità. Ma ci sono correlazioni molto reali.
E penso che tra queste correlazioni, la più semplice sia che l'alfabetizzazione passa attraverso la lettura di narrativa.
La narrattiva di svago, la cosidetta Fiction, ha due funzioni.
In primo luogo, si tratta di una sorta di rito di passaggio alle letture più impegnate.
L'urgenza di sapere cosa succede dopo, di voltare pagina, la necessità di andare avanti, anche se è difficile, perché qualcuno è in difficoltà e bisogna sapere come tutto andrà a finire... è una vera e propria urgenza. E ti costringe a imparare parole nuove, escogitare nuove idee per andare avanti. E alla fine scopri che la lettura di per sé è piacevole. Una volta imparato questo, sei sulla strada per leggere tutto.
E la lettura è la chiave.
Non credo che esistano libri sbagliati per i bambini. Ogni tanto diventa di moda tra alcuni adulti puntare a un sottoinsieme di libri per bambini, un genere forse, o un autore, ed etichettarli come libri cattivi, libri che i bambini non dovrebbero leggere. L'ho visto accadere più e più volte; Enid Blyton è stato dichiarato un cattivo autore, così è stato R. L. Stine, e così decine di altri. I fumetti poi sono stati denigrati più volte come anticamera dell'analfabetismo.
È snobismo ed è follia.
Non ci sono cattivi autori per bambini, perché ogni bambino è diverso. Un'idea per noi banale, logora non lo è per loro perché è la prima volta che la incontrano. Non scoraggiate i bambini dal leggere solo perché pensate stiano leggendo la cosa sbagliata.
La seconda funzione della narrativa è costruire empatia. Quando si guarda la TV o si vede un film, si cercano semplicemente fatti accaduti ad altre persone. La narrativa è costruita con 26 lettere e una manciata di segni di punteggiatura, e voi, soltanto voi, con la vostra immaginazione, potete creare un mondo, e la gente che lo abita, e guardare fuori attraverso altri occhi. Si arriva a sentire le cose, visitare luoghi e mondi che non si sarebbero mai potuti conoscere altrimenti. Si impara che tutti gli altri là fuori sono un me. Sei per un po' qualcun altro, e quando torni al tuo mondo, qualcosa in te si è leggermente modificato.
Ero in Cina nel 2007, alla prima Science Fiction & Fantasy Convention nella storia cinese. A un certo punto ho preso un alto funzionario da parte e gli ho chiesto: "perché soltanto oggi approvate la ScienceFiction? Che cosa è cambiato?"
"È semplice," mi ha detto. "I cinesi erano brillanti a costruire le cose, se gli altri portavano loro i progetti. Ma non sapevano innovare e tantomeno inventare. Non avevano immaginazione. Così hanno mandato una delegazione negli Stati Uniti, ad Apple, Microsoft, Google, e hanno intervistato la gente del posto, persone che stavano inventando il loro futuro. E hanno scoperto che tutti loro avevano letto fantascienza quando erano ragazzi o ragazze."
La fiction è in grado di mostrare un mondo diverso. Si può viaggiare in luoghi dove non sei mai stati. Una volta visitati altri mondi, non si può mai essere del tutto contenti del proprio. Il malcontento è una buona cosa: spinge le persone a modificare e migliorare i loro mondi.
E già che siamo in tema, vorrei dire qualche parola sull'evasione. Ho sentito il termine sbandierato come fosse una bestemmia. Come se "d'evasione" significasse un oppiaceo economico utilizzato solo dagli stolti e dagli illusi.
Se siete intrappolati in una situazione impossibile, in un luogo sgradevole, con persone che non sopportate, e qualcuno vi offre una via di fuga temporanea, perché non prenderla? La narrativa d'evasione è proprio questo: apre una porta, mostra la luce del sole al di fuori, vi dà un posto dove andare, dove si ha il controllo, con persone che si desidera frequentare (e i libri sono luoghi reali, non fate questo errore!) e, soprattutto, durante la fuga, i libri possono anche darvi la conoscenza del mondo e della vostra reale situazione, darvi armi e armature, competenze, conoscenze e strumenti che si possono utilizzare per sfuggire realemente.
Perché come J.R.R. Tolkien ci ha ricordato, le uniche persone che inveiscono contro la fuga sono i carcerieri. 

Trovate la trascrizione integrale del discorso di Gaiman (naturalmente in inglese) QUI.
O se preferite ecco il video:

venerdì 13 febbraio 2015

Programmi gratuiti per scrivere

Avete un fiume di parole da svuotare su file ma il vostro nuovo PC non ha il pacchetto Office?
Senza Microsoft Word non potete vivere (e scrivere)?
So già cosa state pensando ma mettete subito giù il cellulare, non serve chiamare il vostro vecchio compagno di classe smanettone che piratava tutti i migliori videogame.
Oggi esistono molte alternative free (e legali) per la videoscrittura.
Vi presento qui il software gratuito di scrittura attualmente più completo e simile al colosso Microsoft. Trattasi di LibreOffice Writer.
LibreOffice è un progetto dell'organizzazione noprofit The Document Foundation, un software gestito e sviluppato dall'intera comunità.
Se stai cercando un programma per scrivere gratuito e professionale questa è sicuramente la scelta migliore.
I suoi vantaggi:
  • Intutivo: si apprende usandolo
  • Compatibile con Microsoft Office: apre senza problemi i vostri file .doc 
  • Open source: gratis, cosa volete di più
  • Pacchetto completo: non c'è soltanto l'emulo di Word ma anche quello di Excel, Power point, Acess e altro ancora. 
Esistono poi altre soluzioni, la più famosa è sicuramente Open Office, prima alternativa free a Word arrivata nel panorama della videoscrittura, ora in mano ad Apache.
Oppure, se vi interessa solo scrivere senza troppi fronzoli, potete scegliere AbiWord: leggero, semplice, ovviamente gratuito.


domenica 8 febbraio 2015

Cartella standard e conteggio dei caratteri

Se avete proposto un vostro scritto a un concorso letterario, oppure avete contattato editori o agenzie, vi sarà sicuramente capitato di sentir parlare di cartella editoriale standard.
E se siete all'inizio della vostra avventura nel mondo della scrittura vi sarete chiesti cos'è!
La risposta è semplice: la cartella editoriale è un'unità di misura usata per indicare la lunghezza dei fogli dattiloscritti.
La sua misura è per l'appunto standard e consta in 30 righe di 60 battute (spazi inclusi) per un totale di 1800 caratteri.
Solitamente, le impostazioni base dei comuni programmi di videoscrittura, vi porteranno a scrivere pagine con un numero di caratteri superiori a quelli della cartella standard. Per lavorare con questa unità di misura, infatti, dovrete impostare i margini corretti, il giusto interlinea e utilizzare un font con spaziatura costante.
Potrei spiegarvi come fare ma è più facile fornivi un esempio da scaricare.
Generalmente però, anche quando vi è richiesto un testo con una lunghezza massima di cartelle standard, non è indispensabile presentarlo formattato nel modo corretto. Di solito è sufficiente che il numero di caratteri (sempre spazi inclusi) rientri nel limite.
Ad esempio, se per partecipare a un concorso dovete presentare un racconto di massimo 10 cartelle standard significa che non potrete superare i 18000 caratteri. Vi basterà quindi contarli.
Ma come si contano i caratteri di un testo?
I più comuni software di videoscrittura hanno un comando che lo fa per voi. Ecco come farlo con Word:
» Selezionare la tab "Revisione"
» Tra i comandi della sezione "Strumenti di correzione" scegliere "conteggio parole"
» Fatto! Vi si aprirà una finestra con i dati relativi a numero di parole, paragrafi e numero di caratteri del testo