sabato 26 aprile 2014

Esordiente fino a quando?

Non amo definirmi scrittore, sono convinto che tale appellativo vada lasciato a chi scrive per mestiere, o chi grazie alla sua arte s'è guadagnato (solitamente post-mortem) l'onore d'entrare nella letteratura mondiale.
Io il mutuo lo pago con un lavoro che i più definirebbero "vero" e tanto meno il mio valore come autore è riconosciuto da chicchessia.
In campo letterario sono e resto un esordiente.
Eppure, dopo quindici anni passati a scribacchiare e qualche libro pubblicato con risibili tirature, mi rendo conto che anche il titolo di esordiente mi va stretto.
Lo capisco dalle reazioni degli amici.
Quelli che quando pubblichi il primo libro ti dicono entusiasti "davvero, voglio assolutamente leggerlo" o escono con battute tipo "grande, io fatico a scrivere la lista della spesa". E poi te lo comprano, il libro, ma non saprai mai cosa ne pensano perché, bene che vada, non lo leggono (ricordiamoci che in Italia legge più di un libro l'anno solo il 20% della popolazione) o, male che vada, lo leggono e gli fa schifo.
Quando pubblichi un secondo libro le reazioni di quegli stessi amici cambiano, diventano tipo "Davvero, un'altro?" o "Ma quanti ne hai già scritti?". Il libro magari te lo prendono ancora, se hanno con loro i soldi. Spesse volte non li hanno.
Se per disgrazia ne pubblichi un terzo le reazioni sono di questa risma: "Ah, sì, ma non l'ho già letto?" oppure "Bravo. Allora ci vieni alla partita di calcetto?". Il libro finisce che tu per primo neppure provi a venderglielo.
A quel punto capisci la verità: si può essere scrittore esordiente una volta sola.
Dopo si resta semplicemente uno che insegue un sogno, o un'illusione, a secondo di quanto vi sentite romantici.

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