sabato 21 dicembre 2013

Storia di un esordiente

Con questa intervista voglio presentare un fenomeno poco noto a chi è lontano dai meccanismi editoriali e che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sta navigando in cattive acque il nostro mondo culturale.
La storia è vera, i nomi sono di fantasia solo per evitare ovvie e inutili questioni legali. Del resto l'obbiettivo è accendere un'altra piccola luce sul decrepito mondo editoriale italiano; ogni pretesa di denuncia sarebbe pura velleità. Perchè certe realtà si cambiano con i fatti, non con le parole.
Andrea è un ragazzo come tanti (tantissimi) con la passione della scrittura e un libro nel cassetto: è ciò che viene comunemente definito "scrittore esordiente".

Quando hai cominciato a scrivere?
Ho finito il mio primo romanzo a vent'anni. Allora dell'editoria non sapevo nulla, internet era ancora privilegio di pochi e informarsi difficile. Gli editori per me erano i grandi nomi, quelli che si trovano nelle librerie. Ma non m'interessava, neppure pensavo di scrivere altro, ero già contento d'aver finito quel libro; ne feci stampare alcune copie da una tipografia per darlo a parenti e amici che mi chiedevano di leggerlo. Quello valse già come una pubblicazione: il mio ego ne fu più che soddisfatto.
Poi però hai continuato a scrivere...
Sì, sorprendendomi io per primo di quella specie di febbre che m'aveva colto. I romanzi nel cassetto sono diventati presto quattro e il desiderio di farmi pubblicare da una vera casa editrice si è fatto impellente.
Così ho imitato tutti i miei colleghi: ho spedito lettere su lettere alle grandi case editrici.
Con il medesimo risultato di tutti, ovviamente.

Certo, una serie di gentili lettere di rifiuto che ancora conservo. Ormai però internet era entrato in ogni casa e scoprire il mondo della piccola editoria è stato il passo successivo.La prima sorpresa fu vedere il numero di case editrici presenti in italia: allora più di 9000. La seconda fu scoprire che molte di loro chiedevano soldi agli autori per pubblicare i loro romanzi: nè più nè meno di una tipografia.
Sono quelle che oggi vanno sotto l'acronimo EAP, editoria a pagamento. Cos'hai fatto allora?
Grazie a siti dedicati agli autori esordienti ho selezionato una decina di case editrici che non chiedevano denaro: io cercavo una vera pubblicazione, non una stampa sotto mentite spoglie. Dopo diversi mesi hanno cominciato ad arrivare le prime risposte: tutte negative.
Ho selezionato altre case editrici, sempre dichiarate non a pagamento, e contattato anche queste.
Altri mesi d'attesa e medesimi rifiuti.
Finché non arriva la telefonata della TizioCaio editore. Il sig. Caio mi riempie di complimenti: il mio libro gli è piaciuto molto e vuole assolutamente pubblicarlo. Io sono già a una spanna da terra. Il mio volo però dura poco perchè dopo la carota arriva il bastone: dato che siamo alla fine dell'anno e i soldi stanziati per le pubblicazioni sono finiti, il signor Caio si vede costretto a chiedermi un contributo di 1600€.
E tu naturalmente declini l'offerta...
Purtroppo no. Ero deluso dai lunghi mesi d'attesa, dai tanti rifiuti e nonostante la diffidenza alla fine mi lasciai convincere dalle parole del signor Caio sull'importanza d'investire su me stesso. Non accettai subito però. Prima acquistai un loro libro per verificarne la fattura, telefonai a librerie sparse in Italia per capire quanto fosse facile ordinarli, cercai su internet referenze e vidi come un loro autore fosse stato scoperto da una casa editrice più blasonata. Insomma, esclusi i soldi che mi avevano chiesto, sembravano veramente una casa editrice seria.
Quindi alla fine firmi un contratto di pubblicazione per 500 copie dove ti impegni a fornire un contributo di 1600€, esatto?
Sì, divisi in due comode rate: una subito, la seconda a consegna della bozza definitiva.
Poi cos'è successo?
Il mio romanzo ha visto la luce: c'è stata una fase di editing, poco incisiva a mio avviso, la realizzazione di una bella copertina e l'emozionante arrivo al prodotto finito.
Poi il nulla.
Dopo i primi contatti e la stampa vera e propria, ho sentito il sig. Caio altre tre volte: quando mi disse che non sarebbe potuto venire alla prima presentazione del romanzo, quando mi chiese di saldare la seconda rata e quattro anni dopo, quando mi chiese se volevo acquistare (sì, acquistare!) alcune copie del mio romanzo prima che lo mandasse al macero per fare spazio in magazzino.
Della promozione, delle presentazioni in giro per l'Italia promesse, neppure l'ombra. 
Notizie sul venduto neanche mezza, nonostante avessi espressamente chiesto di mettere la cosa a contratto. I pochi soldi che ho recuperato sono dovuti a sforzi miei.
E adesso? Come va la tua carriera da scrittore?
Ci ho messo una pietra sopra. Continuo a scrivere per passatempo ma mi guardo bene dal provare a pubblicare, ho capito che in Italia c'è posto soprattutto per i soliti nomi e gli approfittatori. Per scovare quelli onesti ci vuole troppa fortuna, o una pazienza che non ho più.

Per dovere di cronaca c'è da dire che, nonostante la disillusione di Andrea, le case editrici vere esistono, anche se di questi tempi non se la passano bene.
Invece, nonostante negli ultimi anni si sia largamente denunciato il fenomeno, le famigerate EAP continuano a navigare in acque tranquille e a soddisfare l'ego di tanti scribacchini, per cifre che possono arrivare a 5000€ o più.


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