domenica 29 dicembre 2013

Aspirazioni

Questa è la storia di Ana Damian, 34 anni, nata in Moldavia ma residente a Parma, sposata con Sergiu, madre di due figlie, campionessa assoluta nella vendita di aspirapolvere porta a porta, 1510 nel 2012.
Come tanti, dalla Moldavia ha scelto di andarsene a vent'anni, lei e il marito han deciso di partire e lasciare le figlie con i nonni. Tempo del viaggio: due anni.
La strada da Chisinau a Parma ha infatti preso pieghe impreviste, conosciuto tappe assurde: il Marocco, Mosca, Praga, la Germania. Lei e Sergiu sono stati divisi a Villach, in Austria. Ana ha proseguito da sola attraverso i boschi, sotto i tunnel delle autostrade, avanzando contromano perché i fari la inquadrassero, salendo e scendendo la montagna.
Fino a Tarvisio e di lì a Udine, giorno e notte, per novanta chilometri. A quel punto si è fermata, ha chiesto un pasto caldo e un tetto alla Caritas, prima di proseguire per Parma dove l'aspettava una lontana parente.
A Parma Ana ha iniziato lavorando come domestica ma quel mestiere aveva un problema: sei pagata ad ore, e più di 24 in un giorno non ce ne sono, più di tanto non puoi guadagnare.
Ma il destino ha voluto che una mattina, a casa di una delle signore da cui Ana lavorava, suonasse una venditrice di aspirapolveri. E Ana coglie al volo l’occasione per entrare nel mondo che oggi la vuole regina.
Ok, vi starete chiedendo cosa c’entri questa storia in un blog di scrittura e letteratura. Una lezione sulla forza di volontà? Sulla fiducia in se stessi? Uno sberleffo a chi parla di crisi con le mani in panciolle?
Niente di tutto questo. Perché dovete sapere che con i suoi 1510 aspirapolveri Ana mantiene tutta la sua famiglia: due figlie ormai adolescenti e il marito Sergiu. Perché, Sergiu non lavora? È in cassa integrazione? Mobilità?
No, Sergiu fa un lavoro che in Italia ti puoi permettere solo se sei un mantenuto. Sergiu scrive saggi. Anzi, “scrive” per usare la dicitura di Dagospia.


venerdì 27 dicembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 6

Siamo una goccia nel mare, un puntino disperso nell'infinito.
Non sono le solite frasi fatte, quei ragionamenti melanconici da adolescente in cerca della propria strada. Si tratta di un dannatissimo dato di fatto: siamo niente in confronto all'universo che ci circonda.
Che peso hanno le mie parole in confronto a quelle di un Neruda se prese nel contesto di una realtà indefinitamente indefinita?
"Il contesto è tutto. Pensate a Einstein in una partita di football..."
Quello che intendo dire è che i nostri gesti, le nostre azioni, le parole che sprechiamo ogni giorno, hanno un significato solo per una porzione limitata del mondo. Da bambini lo sappiamo benissimo, il nostro mondo sono mamma e papà, tutto finisce lì, e ci piace. Poi succede qualcosa, forse è la presa di coscienza della nostra caducità, forse altro, è un fatto però che a un certo punto della nostra vita cominciamo a spingere per conquistare spazio, per dilatare la nostra goccia nel vano tentativo di trasformarla in mare.
Così siamo diventati una comunità mediatica interconnessa, cercando di espanderci, di risaltare, di esplodere oltre il magna dell'anonimato. Tante esplosioni, un ribollire di magma, e nulla più.
Abbiamo perso la nostra dimensione quotidiana, quel nostro piccolo in cui possiamo essere Neruda.
"Non importa per quante persone lo fai. Conta per chi lo fai."
Guardo le stelle, in fondo non sono che puntini luminosi nel cielo, miliardi di puntini luminosi nel cielo. Per me non hanno altro significato, ma mille e mille anni fa uomini come me hanno dato loro dei nomi perché li aiutassero a navigare.
Sono un ingrato? Un ignorante? O forse, banalmente, a differenza dei miei antenati io ho bisogno di altri punti di riferimento?
Così come le stelle hanno per me ancora quel nome, Neruda resterà per tutti Neruda. Ma forse al mondo c'è anche solo una persona per cui le mie parole hanno un significato ben più grande delle sue.
Per quella persona sono mare.

martedì 24 dicembre 2013

Le 5 stelle del 2013

Ecco i cinque libri del 2013 in assoluto più votati dai lettori di Goodreads e pubblicati in Italia:

1 oceano in fondo al sentiero L' oceano in fondo al sentiero
Neil Gaiman
Mondadori
Pagine: 191
Voti: 43534

2 io sono malala Io sono Malala
Yousafzai Malala, Lamb Christina
Garzanti
Pagine: 284
Voti: 32926

3 inferno Inferno
Dan Brown
Mondadori
Pagine: 522
Voti: 29132

4 richiamo del cuculo Il richiamo del cuculo
Robert Galbraith
Salani
Pagine: 464
Voti: 28836

5 doctor sleep Doctor Sleep
Stephen King
Sperling & Kupfer
Pagine: 540
Voti: 28678

domenica 22 dicembre 2013

Sempre più questione di cul(tura)

Sbirciare le statistiche, lo fanno tutti i blogger. Io non sono da meno.
Così un po' per curiosità, un po' per capire cosa piace ai miei lettori, un po' per vedere cosa li porta sul mio blog, talvolta sbircio le statistiche di blogger.
Secondo voi quali sono le ricerche che possono condurre un internauta sulle pagine di Graffi d'inchiostro?
Saranno forse parole come "libri", "narrativa", "scrittura"? O magari il titolo di un mio romanzo come "Inchiostro vivo"?
Acqua, anzi, acquazzone. Siete fuori strada amici, il motore del mondo è sempre e solo uno, saldamente in seconda posizione dei più ricercati tra gli utenti del mio blog.
La letteratura è out. Lato B rules!



sabato 21 dicembre 2013

Storia di un esordiente

Con questa intervista voglio presentare un fenomeno poco noto a chi è lontano dai meccanismi editoriali e che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sta navigando in cattive acque il nostro mondo culturale.
La storia è vera, i nomi sono di fantasia solo per evitare ovvie e inutili questioni legali. Del resto l'obbiettivo è accendere un'altra piccola luce sul decrepito mondo editoriale italiano; ogni pretesa di denuncia sarebbe pura velleità. Perchè certe realtà si cambiano con i fatti, non con le parole.
Andrea è un ragazzo come tanti (tantissimi) con la passione della scrittura e un libro nel cassetto: è ciò che viene comunemente definito "scrittore esordiente".

Quando hai cominciato a scrivere?
Ho finito il mio primo romanzo a vent'anni. Allora dell'editoria non sapevo nulla, internet era ancora privilegio di pochi e informarsi difficile. Gli editori per me erano i grandi nomi, quelli che si trovano nelle librerie. Ma non m'interessava, neppure pensavo di scrivere altro, ero già contento d'aver finito quel libro; ne feci stampare alcune copie da una tipografia per darlo a parenti e amici che mi chiedevano di leggerlo. Quello valse già come una pubblicazione: il mio ego ne fu più che soddisfatto.
Poi però hai continuato a scrivere...
Sì, sorprendendomi io per primo di quella specie di febbre che m'aveva colto. I romanzi nel cassetto sono diventati presto quattro e il desiderio di farmi pubblicare da una vera casa editrice si è fatto impellente.
Così ho imitato tutti i miei colleghi: ho spedito lettere su lettere alle grandi case editrici.
Con il medesimo risultato di tutti, ovviamente.

Certo, una serie di gentili lettere di rifiuto che ancora conservo. Ormai però internet era entrato in ogni casa e scoprire il mondo della piccola editoria è stato il passo successivo.La prima sorpresa fu vedere il numero di case editrici presenti in italia: allora più di 9000. La seconda fu scoprire che molte di loro chiedevano soldi agli autori per pubblicare i loro romanzi: nè più nè meno di una tipografia.
Sono quelle che oggi vanno sotto l'acronimo EAP, editoria a pagamento. Cos'hai fatto allora?
Grazie a siti dedicati agli autori esordienti ho selezionato una decina di case editrici che non chiedevano denaro: io cercavo una vera pubblicazione, non una stampa sotto mentite spoglie. Dopo diversi mesi hanno cominciato ad arrivare le prime risposte: tutte negative.
Ho selezionato altre case editrici, sempre dichiarate non a pagamento, e contattato anche queste.
Altri mesi d'attesa e medesimi rifiuti.
Finché non arriva la telefonata della TizioCaio editore. Il sig. Caio mi riempie di complimenti: il mio libro gli è piaciuto molto e vuole assolutamente pubblicarlo. Io sono già a una spanna da terra. Il mio volo però dura poco perchè dopo la carota arriva il bastone: dato che siamo alla fine dell'anno e i soldi stanziati per le pubblicazioni sono finiti, il signor Caio si vede costretto a chiedermi un contributo di 1600€.
E tu naturalmente declini l'offerta...
Purtroppo no. Ero deluso dai lunghi mesi d'attesa, dai tanti rifiuti e nonostante la diffidenza alla fine mi lasciai convincere dalle parole del signor Caio sull'importanza d'investire su me stesso. Non accettai subito però. Prima acquistai un loro libro per verificarne la fattura, telefonai a librerie sparse in Italia per capire quanto fosse facile ordinarli, cercai su internet referenze e vidi come un loro autore fosse stato scoperto da una casa editrice più blasonata. Insomma, esclusi i soldi che mi avevano chiesto, sembravano veramente una casa editrice seria.
Quindi alla fine firmi un contratto di pubblicazione per 500 copie dove ti impegni a fornire un contributo di 1600€, esatto?
Sì, divisi in due comode rate: una subito, la seconda a consegna della bozza definitiva.
Poi cos'è successo?
Il mio romanzo ha visto la luce: c'è stata una fase di editing, poco incisiva a mio avviso, la realizzazione di una bella copertina e l'emozionante arrivo al prodotto finito.
Poi il nulla.
Dopo i primi contatti e la stampa vera e propria, ho sentito il sig. Caio altre tre volte: quando mi disse che non sarebbe potuto venire alla prima presentazione del romanzo, quando mi chiese di saldare la seconda rata e quattro anni dopo, quando mi chiese se volevo acquistare (sì, acquistare!) alcune copie del mio romanzo prima che lo mandasse al macero per fare spazio in magazzino.
Della promozione, delle presentazioni in giro per l'Italia promesse, neppure l'ombra. 
Notizie sul venduto neanche mezza, nonostante avessi espressamente chiesto di mettere la cosa a contratto. I pochi soldi che ho recuperato sono dovuti a sforzi miei.
E adesso? Come va la tua carriera da scrittore?
Ci ho messo una pietra sopra. Continuo a scrivere per passatempo ma mi guardo bene dal provare a pubblicare, ho capito che in Italia c'è posto soprattutto per i soliti nomi e gli approfittatori. Per scovare quelli onesti ci vuole troppa fortuna, o una pazienza che non ho più.

Per dovere di cronaca c'è da dire che, nonostante la disillusione di Andrea, le case editrici vere esistono, anche se di questi tempi non se la passano bene.
Invece, nonostante negli ultimi anni si sia largamente denunciato il fenomeno, le famigerate EAP continuano a navigare in acque tranquille e a soddisfare l'ego di tanti scribacchini, per cifre che possono arrivare a 5000€ o più.


martedì 17 dicembre 2013

Domanda e offerta

Vi chiedete cosa bisogna fare per diventare scrittori pubblicati (e magari famosi)? Vi state arrovellando per trovare la Storia perfetta? State sviscerando il vostro animo per mettere su carte emozioni da best-seller?
Smettete pure perché è assolutamente inutile. Ciò che vi serve è aprire una pagina facebook!
Non una qualunque, ovviamente, ma una dove la domanda del pubblico trovi la giusta offerta.
Il risultato? Un manuale sulle PSDM*
L'apoteosi della vera cul(tura)...

*Performance Sessuale Di Merda





venerdì 13 dicembre 2013

Talent scout

La settimana scorsa ricevo una mail con un incipit davvero interessante.
"Gentile Michel Franzoso, il suo nome ci è stato segnalato da uno dei nostri vari collaboratori, il quale, dopo aver letto e apprezzato un estratto del suo lavoro creativo, ha ritenuto opportuno segnalarci la sua esistenza artistica. Le chiediamo un recapito telefonico per un contatto da parte di nostro agente letterario."
Il primo pensiero che mi attraversa è: vedi che tutta questa presenza sul web non è poi così inutile?
Anche perché l'agenzia in questione si presenta come "una delle migliori a livello nazionale, avendo relazione con decine di case editrici anche di primo livello."
Letto questo non posso fare a meno di scapicollarmi sul loro sito per vedere quali sono questi editori di primo livello con cui collaborano.
Sfoglio le pagine del portale web un paio di volte ma, oltre a due case editrici sconosciute messe bene in vista, non trovo altro nome. La faccenda comincia a puzzare ma siccome sono curioso fornisco loro il mio cellulare.
Il contatto arriva puntuale.
La persona con cui parlo è gentile, cordiale e loquace. Mi spiega come loro s'impegnano tenacemente per far sì che bravi autori non spariscano nel "mare magnum di piccole case editrici di fatto invisibili, sminuendosi nella rete, tra blog poco letti e siti affollatissimi di scrittori". Fa anche il nome di un famoso gruppo editoriale che pubblica a pagamento libri di pessima qualità, come se fosse la peggio cosa che può capitare a un autore (cosa totalmente condivisibile).
Fa di tutto insomma per apparire come l'alternativa.
Quando chiedo lumi sulle case editrici di primo livello cominciano a saltar fuori gli altarini. Perché queste sì, ci sono, ma non prendono in considerazione autori che prima non abbiano venduto più di 2000 copie. Perché, è triste dirlo, "le grandi case editrici degli esordienti non ne vogliono sapere."
E quindi? Qual è la proposta?
Semplice: la pubblicazione con uno dei due editori in bella mostra sul loro sito che (cosa che mi è stata precisata più volte) hanno una distribuzione nazionale. Che fatica, basta essere su IBS!
Peccato però che uno dei due neppure ci sia su IBS! E per di più, oltre che sconosciuti, sono pure a pagamento.
Sì, avete capito bene, per correttezza il mio interlocutore ci tiene a precisare che sono editori a pagamento perché "al giorno d'oggi se si vuole pubblicare bisogno pagare, anche con i grandi editori."
E sempre per correttezza precisa ancora che anche i loro servizi sono a pagamento. 
Riassumendo la loro proposta è questa:
  • ci paghi per farti editing e scheda di valutazione;
  • se sei decente ti indirizziamo da un editore (sconosciuto);
  • paghi anche l'editore e hai il tuo bel romanzetto;
  • tranquillo però, noi non prendiamo nessuna percentuale di rappresentanza (certo, metti che per disgrazia il libro non vende...)
E così, oltre a perdere un quarto d'ora del mio tempo, ho scoperto come il mondo editoriale sia precipitato ancora più in basso: siamo allo spammig telefonico!
Fra qualche mese ci offriranno la pubblicazione gratuita nelle televendite, insieme all'acquisto di un set di pentole...



sabato 7 dicembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 5

Ci vorrebbe un'idea.
Vi è mai capitato di non riuscire a pensare ad altro? Alla ineluttabile e sconcertante necessità di un'idea, di una luce che squarci il buio per dare nuova linfa alla vostra esistenza. Non importa la situazione, il campo di applicazione, conta solo quella spinta verso la novità rivoluzionaria.
"Esistono solo due cose capaci di cambiare radicalmente la tua giornata: un'idea e un bagno.
Solo quest'ultimo però perdi tempo a cercarlo."
Ecco, mi serve un'idea. Ne sento l'impellente necessità, come un bisogno fisiologico. Ma devo essere stitico, perché nulla di ciò che attraversa le mie meningi pare assumere la forma di un'idea.
Nulla di paragonabile alla mela sulla testa di Newton o al sorriso della Gioconda per Da Vinci.
Dev'essere perché in questo mondo così frenetico d'emozioni e informazioni ormai abbiamo già visto tutto, abbiamo già fatto tutto, e ogni dettaglio ci appare come già sperimentato. E ogni idea già filtrata da altri meandri celebrali.
O forse, semplicemente, sono io a non essere all'altezza.
Mica tutti si è portati per le idee.
Del resto se lo fossi probabilmente ora non farei assistenza informatica a casalinghe disperate, se fossi stato portato per le idee avrei inventato Facebook o l'iphone.
"Non basta avere un'idea, serve anche un cervello."
Che poi, mentre sei lì tutto sudato e concentrato, in attesa di partorire questa tua sconvolgente rivelazione, pensi: ma cosa me ne faccio di un'idea?
Leonardo sarà stato anche un grande genio ma quanti trabiccoli fuori dal tempo e assolutamente inutili ha ideato?
La verità è che un'idea non serve a nulla senza uno scopo. E uno scopo è tutto un altro paio di maniche...

domenica 1 dicembre 2013

Sarò i suoi occhi

Da oggi Sarò i suoi occhi, il primo racconto che ho scritto sul portale THe iNCIPIT, è disponibile per il download gratuito nei formati .pdf .epub e .mobi.
Scarica la tua copia cliccando sul bottone qui a fianco, leggi il racconto e torna per lasciare qui un tuo commento.

trama

Aprire gli occhi per Miss Saywel è diventata un’impresa dolorosa.
Solo il buio l’attende.
Nonostante la sofferenza di un letto d’ospedale però, il suo futuro potrebbe essere meno oscuro di quanto teme. Qualcuno, infatti, è pronto a vedere per lei.
Ma sarà veramente una fortuna?


Genere: fantascienza
Pagine: 38
Formati: .pdf .epub .mobi