giovedì 5 settembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 3

Ci sono mattine che mi chiedo perché mi sto alzando. Quasi tutte a dire il vero. Una vita senza uno scopo, senza nessuna motivazione, non si può esattamente chiamare vita.
Che soddisfazione c'è nello spiegare per l'ennesima volta all'idiota di turno cos'è e come s'installa un driver? Ha un senso tutto questo? Beh, sì, per l'idiota di turno ce l'ha, e forse anche per qualche mio collega. Per me no.
© thejwalksy - deviantART
Non è mio, non mi appartiene, non mi lascia nulla. E così ogni mattina mi chiedo: perché?
Credo sia finita un'epoca.
Forse perché non suono più nella banda, oppure perché ho perduto Angela, o meglio ancora perché lavoro per inerzia. Fatto sta che lo percepisco, così come si sente l'olio sulle dita, lo scivolare di un attimo nel nulla.
"C'è un tempo per ogni cosa, anche per il nulla."
Il momento di un'evoluzione è giunto, o meglio di una rivoluzione. Ma la gente non se ne rende conto, ci accontentiamo tutti di guardare il nostro piccolo giardino e non vogliamo vedere la discarica che hanno costruito fuori.
Ci culliamo in false sicurezze che portano una felicità artificiale. E non ci rendiamo conto della necessità di avanzare, crescere, imparare. Evolverci, appunto.
Certi giorni mi sento così immobile, come già sepolto. O ibernato, in attesa d'essere scongelato in un mondo finalmente più consapevole. Ma la verità è che non posso aspettare l'arrivo di qualcuno a svegliarmi.
"Agire. Non c'è di meglio da fare per sapersi vivi."
La verità è che questa vita è mia, questo tempo è mio, e se sta cambiando solo io posso decidere se cambiare con lui o restare congelato. O meglio, sepolto.


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