venerdì 5 luglio 2013

L'ultima estate che giocammo ai pirati

Oggi voglio parlare di un esordio delicato e forte, quello di Alessandro Soprani, avvenuto ormai qualche anno fa sotto un marchio rinomato, quello della Mondadori.
L'ultima estate che giocammo ai pirati è un romanzo d’avventura e di formazione in cui la Storia e la provincia italiana fanno da sfondo e da protagoniste insieme, con una nostalgia e una potenza che arrivano al cuore: tre amici, la campagna estiva e un'epoca in cui per giocare bastava una biglia e un solco nella sabbia. Oppure la fantasia d'immaginarsi pirati.
Il romanzo di Soprani parte da qui, personaggi disegnati con delicatezza e paesaggi descritti con l'amore di chi li vive, e racconta con maestria un'avventura che vive al di là del tempo, nel cuore dei protagonisti e del lettore.
Fa piacere constatare che la Mondadori sa anche puntare su esordienti capaci. Fa meno piacere vedere che questi esordienti vengono abbandonati. Già, perché questa è una recensione postuma, visto che se volete acquistarlo neppure sul sito della Mondadori lo trovate più.
Ma la colpa, inutile dirlo, è prima di tutto dei lettori.
Non certo di questo bel romanzo, né di Soprani, che spero potrà pubblicare presto altre storie.

Estate del 1955 sulle colline dell’Appennino parmemense: gli echi della guerra non si sono ancora spenti; non sono dimenticati gli odi, ma nemmeno i dubbi e le paure. Si trovano armi nascoste ovunque, e i bambini ascoltano i racconti degli adulti curiosi delle loro storie – scontri, eccidi, tradimenti – così come dei loro silenzi, delle loro reticenze. Tre ragazzini – Luca, voce narrante, Davide e Mario –, i tre moschettieri, come vengono chiamati, sono i protagonisti di quotidiane avventure: giocano a biglie, ai pirati, alla guerra con mitici Sten di legno di faggio. Giocano, rovistano nei solai in cerca di cimeli, ed esplorano i luoghi proibiti dei partigiani… E proprio durante una di quelle esplorazioni Luca scopre un cadavere: è Delmo, un uomo buono e innocente – lo scemo del villaggio, qualcuno direbbe – al quale i ragazzi, come tutti, volevano bene. 
Quando gli indizi sembrano incolpare Giona, un reduce inglese rissoso e ubriacone, Mario, il più maturo, forse perché ha perso la mamma e ha un padre alcolizzato e violento, decide che non si può lasciare impunito l’assassino di Delmo. Bisogna vendicarlo.
Si fa in fretta a passare dal gioco a una terribile realtà, soprattutto se si incontrano delinquenti senza scrupoli. Ma occorre molto coraggio, o incoscienza, quando la linea d’ombra che separa la giovinezza dall’età adulta non attraversa solo il mutare dei sentimenti e delle emozioni, ma si sporca di sangue. Questo è il messaggio chiaro che viene dalla voce addolorata e fiera dell’Italina, splendida figura di vecchia che di quei ragazzi è l’unica confidente, forse perché, custode a sua volta di un antico lacerante segreto, è l’unica che può veramente capirli.
Titolo: L'ultima estate che giocammo ai pirati
Autore: Alessandro Soprani
Prezzo: € --
Pagine:
Editore: Mondadori

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