martedì 30 luglio 2013

Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)! - 6

Persone e personaggi


Micheli è uno scrittore che ha un rapporto molto intimo con i suoi personaggi, per questo è a lui che chiedo d'illuminarmi sull'argomento.
«Per costruire un personaggio che funzioni devi prima di tutto ascoltarlo: sarà lui a dirti chi è e cosa vuole fare.»
Un concetto semplice e allo stesso tempo complesso: un personaggio è ben strutturato quando ha un'identità propria, una coscienza, un codice etico e morale, abitudini, preferenza. Quando ha una vita, insomma.
Se si rispetta questa "vita" il personaggio sarà forte, quasi reale.
«Un buon personaggio deve tendere ad essere persona. Attenzione: tendere senza esserlo mai. Le persone sono spesso troppo complicate e più sono complicate e meno appaiono interessanti. Per capirci: probabilmente anche Harry Potter ha avuto problemi di acne ma farci un capitolo sopra sarebbe stato poco accattivante.»
Un personaggio riuscito quindi è un abile equilibrio tra una creatura narrativa e una persona reale: abbastanza vero da appassionare il lettore e permettergli d'immedesimarsi, non tanto però da arrivare ad annoiarlo.
«Altra cosa importante poi e come presentarli» aggiunge Aschenbach «ricorda quanto detto prima: non descriverlo, raccontalo tramite ciò che è e quello che fa. Se sei bravo sarà il lettore a immaginarlo.»

Fai un esercizio: cerca una persona che conosci e trasformala in un personaggio. Scegli alcune caratteristiche (positive e negative) essenziali e portale sul tuo personaggio, poi fallo vivere in un racconto di 10000 caratteri.


Leggi tutti i post del manuale: Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)!


mercoledì 24 luglio 2013

Appello ai Lettori

Nel 2011 il 54,7% degli italiani* non ha letto né comprato neppure un libro.
Il 30% di loro (teoricamente) ha pure una cultura elevata, sono dirigenti, professionisti, laureati.
C'è quindi più del 50% di probabilità che tu abbia smesso di leggere questo appello, perché non indirizzato a te.
Le pubblicazioni però aumentano e talvolta diminuiscono anche i prezzi. La grande editoria stampa qualsiasi testo vagamente commerciale che con un buon merchandising può diventare best-seller.
Se stai ancora leggendo forse sei tra i lettori che (almeno) acquistano questi titoli, trovati sui giornali, visti alla TV.
Quasi sicuramente però non sai nulla della piccola editoria.
Vicino alle grandi major del libro, in Italia, proliferano centinaia di piccoli editori. Molti vivono facendo i tipografi e spillando migliaia di euro agli scrittori che s'illudono nella fiera delle vanità.
Altre invece cercano di dare voce, con le sole proprie forze, a bravi autori ignorati dalla grande industria del libro. Queste realtà però stanno lentamente morendo, sotto i colpi della crisi e dell'indifferenza.
Ma qualcuno non si arrende, come Aldo Moscatelli della casa editrice I Sognatori, che ha selezionato 100 scrittori e ha fondato la prima Factory editoriale italiana: un incrocio tra una casa editrice, una scuola di scrittura, un’associazione di autori (aspiranti, esordienti, pluri-pubblicati), un’agorà… e una specie di banca del tempo.
Un luogo, insomma, dove editore e autori s'incontrano per mettere in comune il loro obbiettivo principale: crescere insieme.
Una nuova forma di fare libri quindi, più moderna, ambiziosa, solidale, che cercherà di prevaricare i limiti della piccola editoria, che vorrà fare cultura seriamente.
Io ho l'onore di farne parte come scrittore.
Tu potresti entrare a farne parte come lettore, se ascolterai questo mio appello.
Non devi fare altro che iscriverti alla mailing list mandando una mail con nome e cognome a: info@casadeisognatori.com
C'è un solo rischio: scoprire la voce di bravi autori che nessun altro vuole farti ascoltare...


*dati dell'Associazione Italiana Editori su cittadini oltre i sei anni.

sabato 20 luglio 2013

I trafficanti dell'ombra - libro ospite

La giovane torinese Laila Volpe incontra Evindi Mott, alla lezione di antropologia culturale del professore Debrossac. L’incontro in apparenza casuale era in realtà voluto dal ragazzo africano nel quadro di una sua prova di iniziazione, nella società dei suonatori di Mvett. Ma dopo averlo sorpreso in flagrante, il professore Debrossac lo convincerà ad aiutarlo per ritrovare sua figlia scomparsa misteriosamente in Torino. Evindi Mott accantonerà successivamente i suoi primi progetti per Laila e, insieme al professore,aiuterà la ragazza a dare un taglio ai suoi incubi ricorrenti. In questo contesto, Laila conoscerà l’esistenza delle “monete del fato” e imparerà che la sfortuna non è nient’altro che il risultato di un’attenta manipolazione di certe entità, da parte di coloro che hanno la conoscenza di alcune leggi della natura. L'acquisizione di questo sapere da parte di Laila, scatenerà l’ira di coloro che tenevano un cospicuo traffico delle sue capacità intellettuali e delle sue chance.
Come mai ci si riduce a vivere un’esistenza poco gratificante quando in realtà, sembravamo promessi ad un grande destino?
Come mai un progetto che sembrava ben partito fallisce improvvisamente?
Ecco il tipo di domande alle quali Laila riceverà una risposta non necessariamente razionale, ma sicuramente convincente.

Titolo: Laila Volpe e Evindi Mott - I trafficanti dell'ombra
Autore: Man Ekang
Prezzo ebook: 3,03 €
Prezzo cartaceo: 18,12 €


giovedì 18 luglio 2013

Da leggere

Questa non è una recensione.
Il motivo è molto semplice: non si possono recensire l’esperienza e le opinioni di un uomo. Le si prendono così come sono, condividendole o criticandole.
E dopo aver letto ciò che Aldo Moscatelli racconta nel suo pamphlet io, che ho la pretesa di spacciarmi per scrittore (esordiente), non posso che decidere di condividerle, in tutti i sensi.
Moscatelli, un vissuto nel mondo dell’editoria più che decennale, prima da scrittore e poi da editore con I sognatori, è persona con pochi peli sulla lingua e con una dialettica diretta e graffiante. E così è anche il suo testo, che spiattella in faccia a ogni membro della filiera editoriale le responsabilità di uno sfacelo annunciato.
È la piccola editoria, naturalmente, la vittima principale di questo disastro, che dalle righe di Le invio manoscritto. Attendo contratto esce quasi senza speranza, condannata a vivere in un limbo di eterna noncuranza. E il carnefice è un sistema, un'intera società che Moscatelli definisce di plastica, fondata sull'apparenza piuttosto che sulla sostanza.
L'invito che faccio a tutti coloro che si dichiarano scrittori è di leggere questo piccolo saggio. Se dopo avrete ancora voglia di affrontare la realtà indiscutibile che Moscatelli presenta, allora potrete continuare a fregiarvi di quel titolo. E cominciare a rimboccarvi le maniche...



sabato 13 luglio 2013

Tira più un pel...

Pare che Goodreads, il social network dei libri, abbia condotto un sondaggio.
Così, per noia forse.
Ed ecco allora che scopriamo la top 5 dei classici più abbandonati di sempre (c'è anche quella dei best seller ma sinceramente, interessa a qualcuno?):

1 comma 22 Comma 22 di Joseph Heller
Bompiani
Pagine: 470

2 signore degli anelli Il signore degli anelli di John R. R. Tolkien
Bompiani
Pagine: 1380

3 ulisse Ulisse di James Joyce
Mondadori
Pagine: 741

4 moby dick Moby Dick di Herman Melville
Mondadori
Pagine: 588

5 La rivolta di Atlante La rivolta di Atlante di Ayn Rand
Corbaccio
Pagine: 515

Tutti tomi di un certo peso, non c'è che dire. Il fatto è che leggere stanca, lo sappiamo bene . Ecco infatti i motivi principali per cui si abbandona la lettura:
  • lento, noioso (46,4%) 
  • scritto male (18,8%)
  • estremamente stupido (8,8%)
  • una trama ridicola o inesistente (8,5%)
  • non mi piace il protagonista (4,9%)
Mi domando però una cosa: non sarebbe più sensato valutare quali sono i motivi per cui la gente legge? Non sarebbe più corretto sponsorizzare la positività della lettura piuttosto che i lati negativi?
Chissà, forse no.
Perché per taluni pare che anche nella lettura il motore principale che spinge a comprare un libro sia sempre lo stesso. Guardate quali articoli mi ha suggerito ieri "Google Alert" per l'argomento letteratura e giudicate voi:



venerdì 5 luglio 2013

L'ultima estate che giocammo ai pirati

Oggi voglio parlare di un esordio delicato e forte, quello di Alessandro Soprani, avvenuto ormai qualche anno fa sotto un marchio rinomato, quello della Mondadori.
L'ultima estate che giocammo ai pirati è un romanzo d’avventura e di formazione in cui la Storia e la provincia italiana fanno da sfondo e da protagoniste insieme, con una nostalgia e una potenza che arrivano al cuore: tre amici, la campagna estiva e un'epoca in cui per giocare bastava una biglia e un solco nella sabbia. Oppure la fantasia d'immaginarsi pirati.
Il romanzo di Soprani parte da qui, personaggi disegnati con delicatezza e paesaggi descritti con l'amore di chi li vive, e racconta con maestria un'avventura che vive al di là del tempo, nel cuore dei protagonisti e del lettore.
Fa piacere constatare che la Mondadori sa anche puntare su esordienti capaci. Fa meno piacere vedere che questi esordienti vengono abbandonati. Già, perché questa è una recensione postuma, visto che se volete acquistarlo neppure sul sito della Mondadori lo trovate più.
Ma la colpa, inutile dirlo, è prima di tutto dei lettori.
Non certo di questo bel romanzo, né di Soprani, che spero potrà pubblicare presto altre storie.

Estate del 1955 sulle colline dell’Appennino parmemense: gli echi della guerra non si sono ancora spenti; non sono dimenticati gli odi, ma nemmeno i dubbi e le paure. Si trovano armi nascoste ovunque, e i bambini ascoltano i racconti degli adulti curiosi delle loro storie – scontri, eccidi, tradimenti – così come dei loro silenzi, delle loro reticenze. Tre ragazzini – Luca, voce narrante, Davide e Mario –, i tre moschettieri, come vengono chiamati, sono i protagonisti di quotidiane avventure: giocano a biglie, ai pirati, alla guerra con mitici Sten di legno di faggio. Giocano, rovistano nei solai in cerca di cimeli, ed esplorano i luoghi proibiti dei partigiani… E proprio durante una di quelle esplorazioni Luca scopre un cadavere: è Delmo, un uomo buono e innocente – lo scemo del villaggio, qualcuno direbbe – al quale i ragazzi, come tutti, volevano bene. 
Quando gli indizi sembrano incolpare Giona, un reduce inglese rissoso e ubriacone, Mario, il più maturo, forse perché ha perso la mamma e ha un padre alcolizzato e violento, decide che non si può lasciare impunito l’assassino di Delmo. Bisogna vendicarlo.
Si fa in fretta a passare dal gioco a una terribile realtà, soprattutto se si incontrano delinquenti senza scrupoli. Ma occorre molto coraggio, o incoscienza, quando la linea d’ombra che separa la giovinezza dall’età adulta non attraversa solo il mutare dei sentimenti e delle emozioni, ma si sporca di sangue. Questo è il messaggio chiaro che viene dalla voce addolorata e fiera dell’Italina, splendida figura di vecchia che di quei ragazzi è l’unica confidente, forse perché, custode a sua volta di un antico lacerante segreto, è l’unica che può veramente capirli.
Titolo: L'ultima estate che giocammo ai pirati
Autore: Alessandro Soprani
Prezzo: € --
Pagine:
Editore: Mondadori