sabato 29 giugno 2013

Finché morte non ci riunirà - libro ospite

Anno Domini 1565. L’Impero Turco Ottomano governato dal sultano Solimano il Magnifico, grazie a innumerevoli conquiste militari si espande sino a raggiungere le porte di Vienna. Il mar Mediterraneo è quasi interamente sotto il controllo musulmano dei corsari turchi che agli ordini di Dragut, compiono razzie e depredano le coste dei regni cristiani.
Niccolò, un mercante siciliano, tornato a casa dopo un lungo viaggio di lavoro, trova la casa distrutta e scopre che la sua amata moglie Eleonora è caduta prigioniera dei corsari.
Nel frattempo, Solimano, decide di proseguire nella sua avanzata. Per raggiungere il suo obiettivo finale, Roma, sceglie di attaccare Malta, l’ultimo baluardo nel Mediterraneo a difesa della cristianità. Jean Parisot de La Valette gran maestro e comandante dei settecento cavalieri del Sacro Ordine di Malta, comanda la strenua resistenza cercando di tener testa all’esercito turco che conta quarantamila uomini.
Eleonora, agile di mente e di corpo, relegata nell'harem del sultano, cercherà di manipolare Mirmah, la principessa turca, viziata e capricciosa, elabora un piano per cercare di trovare una via di fuga che la possa far tornare al suo paese e riabbracciare suo marito Niccolò.
Niccolò, senza più alcuna ragione di vita tranne l'amore che prova per sua moglie, convinto di poter riabbracciare Eleonora solamente in paradiso, decide di raggiungere Malta offrendosi come volontario per combattere assieme ai cavalieri.


Titolo: Finché morte non ci riunirà
Autore: Matteo Freddi
Prezzo: 12,00 €
Pagine: 136
Editore: Leonida Edizioni


mercoledì 26 giugno 2013

Appunti di un libero pensatore - 2

Ho suonato per alcuni anni nella banda del paese, i piatti, perché di meglio non potevo fare. Non che chiunque possa suonare i piatti, bisogna avere orecchio, un buon senso del ritmo e saper leggere la musica. Tutte qualità che ho sempre posseduto, anche senza aver mai studiato, forse perché mio padre suonava un po' la chitarra, o forse perché sono cresciuto con le musicassette delle canzoni popolari e so "come porti i capelli bella bionda" a memoria.
Avevo cominciato a frequentare le prove perché mi ci aveva portato un amico: c'era una ragazza che mi piaceva troppo e io l'avevo stressato fino alla nausea per aiutarmi a entrare nella banda. Per fortuna il Direttore era un tipo alla buona, come tutto il gruppo del resto.
© RedRiBBoNinYouRhAiR - deviantART
Lei si chiamava Angela e suonava il flauto traverso in modo divino (o almeno così a me pareva). Il mio amico invece suonava la tromba. E forse già da questo avrei dovuto capire... Si sono sposati l'anno scorso, Angela e il mio amico, al loro matrimonio ha suonato tutta la banda. Tranne me ovviamente, io ho smesso tre anni fa.
"È importante capire quando smettere. Soprattutto se non si avrebbe dovuto iniziare."
Non so se sono più pentito d'aver smesso di suonare o di aver iniziato. In fondo mi mancano le serate passaste a provare e riprovare sempre gli stessi attacchi, finché non ti entravano in testa così in profondità che un mese dopo il concerto, sotto la doccia, fischiavi ancora tutta la sonata. E poi mi mancano i concerti, tutta la fibrillazione precedente all'imbracciare gli strumenti e andare davanti al pubblico, quel momento in cui senti una forza oscura trattenerti nel tuo sicuro isolamento mentre il tuo respiro brama assetato di applausi. Mi manca il battito mancato del mio cuore prima di colpire i piatti.
"Gli eventi importanti sono questione di un attimo!"
Forse dovrei ricominciare, o forse dovrei trovare una strada più mia, qualcosa con cui lasciare un segno, per cui essere ricordato, non dico da tutti ma almeno da un amico. Uno più interessato a me e meno ad Angela.

domenica 23 giugno 2013



"Cultura" è una parola buona in bocca ai potenti che ne parlano ma non riempie lo stomaco degli umili che la fanno.

sabato 22 giugno 2013

Il sogno della Factory

Tempo fa navigando il web mi sono imbattuto in questa riflessione:
"Penso che nel vastissimo sottobosco della piccola editoria non sia possibile pubblicare bei libri, comportarsi in maniera trasparente, mandare a quel paese i soliti raccomandati, avversare l’arricchimento veloce (leggi: editoria a pagamento) per quasi dieci anni e pretendere pure di avere successo. Di emergere. Puoi sopravvivere dignitosamente ma niente salti di qualità. Non bastano impegno totale, onestà e ottimi libri per avvicinare la gente ai libri della piccola editoria, insomma. E questo è molto triste."
Le parole sono di Aldo Moscatelli, fondatore della casa editrice I Sognatori e, in quel modo diretto che gli è tipico, riassumono bene la realtà della piccola editoria italiana: una giungla in cui si arricchiscono (meschinamente) in pochi e non emerge nessuno.
Partendo da questa considerazione Moscatelli è arrivato a una conclusione, che è un nuovo inizio: "Con una casa editrice normale non si può fare niente di particolare, se non vivacchiare tra alti e bassi. Allora si cambia. Metto su la prima factory editoriale italiana!"
Factory… cosa?
Factory editoriale. Semplificando, un incrocio tra una casa editrice, una scuola di scrittura, un’associazione di autori (aspiranti, esordienti, pluri-pubblicati) col vizio della lettura, un’agorà… e una specie di banca del tempo.
Così “I Sognatori” è diventata la prima factory editoriale italiana, una bizzarra alleanza tra persone con compiti diversi ma con obiettivi identici: aggirare i limiti atavici della piccola editoria, mediare vecchio e nuovo per rintracciare strade che conducano gli scrittori della factory al di là dell’anonimato, del grigiore di una pubblicazione altrettanto anonima.
Quasi un'impresa epica in quest'Italia che non legge.
Sicuramente un'avventura.
E con gratitudine e curiosità posso dire d'essere stato selezionato per questa impresa, d'essere entrato a far parte della prima factory editoriale italiana.
I lavori sono appena cominciati, il tempo e i fatti parleranno per noi...



sabato 15 giugno 2013

Quiz d'inchiostro - 2


Quale romanzo del 1897, padre di un intero genere, si nasconde dietro questa vignetta?

mercoledì 12 giugno 2013

Tre domande a...
FRANCESCO BARBI

Nel risvolto di copertina del suo Il burattinaio è scritto: "Francesco Barbi è nato a Pisa nel 1975. Laureato in Scienze Fisiche, è insegnante di matematica e fisica nella scuola superiore."
Nel 2007 L'acchiapparatti di Tilos pubblicato da Campanila ha riscosso un tale consenso di pubblico da attirare l'attenzione di un editore del calibro di Dalai.
Da allora, grazie al successo di L'acchiapparatti, Francesco Barbi è diventato una rivelazione del Low Fantasy italiano.

Con L'acchiapparatti sei riuscito nel grande salto che molti esordienti sognano, il passaggio da un piccolo a un grande editore: cos'hai guadagnato e cos'hai perso?
Ho guadagnato un numero prezioso di lettori e ho perso un po' d'ingenuità.

I tuoi personaggi sono molto vivi e caratterizzati. Quali sono le tue regole per creare un buon personaggio?

Non ho regole precise e molto dipende dal ruolo che il personaggio rivestirà all'interno della storia. Di solito è il personaggio stesso che mi si presenta (specie se destinato a far parte della schiera dei protagonisti), durante le sessioni di brain-storming finalizzate allo sviluppo della trama o quando meno me lo aspetto. Io cerco di osservarlo, visualizzarlo, definirlo almeno in quei tratti distintivi che hanno catturato la mia attenzione e fatto scattare in me la voglia di scoprirlo, di averci a che fare. Scelgo con attenzione un nome che mi convinca (se non ne ha già uno), inizio a pensare-fantasticare e a prendere qualche appunto sul suo background, sul suo modo di parlare, sulla sua indole, sui suoi conflitti e desideri (annotazioni che non cesserò di rimpinguare fino a fine stesura e oltre)... D'altronde spesso ho bisogno di conoscerlo almeno un po' prima di farlo entrare in scena.
A quel punto, in fase di stesura, sono pronto per calarmi nei suoi panni: ho sufficienti informazioni sul suo conto perché lui possa guidarmi, indicarmi le sue scelte, le sue reazioni alle situazioni in cui lo pongo. Definisco in maniera precisa certi aspetti che lo riguardano soltanto man mano che si mostrano nella storia e non mi preoccupo affatto di descriverlo o di dare informazioni su di lui che non siano funzionali; cerco al tempo stesso di lasciarlo fluttuante, insaturo durante la stesura, libero di sbozzarsi, di agire, in modo che possa sempre sorprendermi. Credo infatti che non incatenarlo nelle esigenze di una trama preconfezionata e rispettarlo in quei tratti distintivi, in quei caratteri che sento suoi, siano direttive molto proficue per la generazione di un personaggio verosimile, "vivo" e in grado di evolvere. Dare vita a un personaggio è un po' come scolpire un volto: perché emerga ben delineato, vivido e tridimensionale, si dovrebbero rispettare e assecondare le venature della pietra, seguire e non tentare di correggere i segni sfuggiti allo scalpello, in una continua modifica e ricostruzione della propria immagine mentale.

Infine, in fase di revisione, quando ormai siamo diventati vecchi amici, torno a spulciare tutti gli appunti e a ritoccare tutti i dettagli e, nel caso, a inserire qualche pennellata che reputo proficua, se non essenziale, per la sua caratterizzazione.

La professione sulla tua carta d'identità adesso è "scrittore"?
Devo rifare la mia carta d'identità proprio in questi giorni (me lo dico da qualche mese, a essere sinceri). Sempre che mi chiedano la professione, mi pare che sulla C.I. elettronica non compaia più, risponderò insegnante. Alla prossima occasione, se ciò che scrivo mi garantirà l'equivalente di un piccolo stipendio e in linea teorica sarò libero di scegliere se lasciare o meno l'insegnamento, ci penserò.


mercoledì 5 giugno 2013

Vimini - libro ospite


I genitori, la famiglia, il luogo delle origini e la sua gente sono l’imprinting primario della nostra vita, e ne segnano il corso nel bene come nel male. Vimini Mart è una adolescente dalla vita difficile, che dopo tre anni in Francia torna in Italia, a San Timo, il paese dov’è nata e cresciuta, dove suo padre Pierre - ricco vignaiolo d’oltralpe - conobbe e sposò sua madre Lara, ragazza debole e perduta tra miseria e sogni di grandezza. Vimini tenta di riannodare i fili di una vita che, dalla morte di nonna Cecilia, non è né sarà più la stessa. Ritrova Sacco, il vicino di casa ch’è come un fratello maggiore, e Remo, il compagno di giochi con cui ha scoperto i miracoli della natura e il magico - e tragico - potere divinatorio degli arcobaleni, solari e lunari. Potere al quale, purtroppo, pare proprio impossibile sfuggire.

Titolo: Vimini
Autore: Donato Cutolo
Colonna sonora originale: Fausto Mesolella
Prezzo (romanzo+CD): 15,00 €
Pagine: 84
Editore: Zona


domenica 2 giugno 2013

Appunti di un libero pensatore - 1

Piove. O meglio: diluvia. Il cielo lampeggia più di un'insegna al neon guasta e l'acqua scende giù come in quei vecchi film in bianco e nero, dove si vede che la buttano con l'idrante. Solo che qui è dannatamente vero.
Ecco, potrei cominciare questi miei appunti con questa considerazione:
"Anche quando diresti il contrario, la vita è sempre dannatamente vera."
Però! Neanche 10 righe e mi è uscito già il primo aforisma. Ora dovrei aggiornare il mio profilo twitter...
Peccato che non posso più. Niente computer. Un mese fa è andato KO, così, di punto in bianco. Vi direte: beh, non ce l'hai lo smart-phone? No, l'ho venduto la settimana scorsa.
Il fatto è che mentre aspettavo la riparazione del computer in garanzia ho scoperto che la vita è molto meglio senza tutta questa tecnologia che ti tiene appeso al mondo.
Ho più tempo per pensare.
Sono tornato libero.
Libero da cosa? Dall'obbligo di condividerne me stesso con un mondo che se ne frega, da quest'usanza figlia del nostro secolo di mettersi in vetrina su una strada dove nessuno si ferma mai, tutti troppo impegnati a farsi vedere. Sono tornato libero d'esprimere il mio punto di vista senza bisogno di consensi, libero d'avere idee mie, giuste o sbagliate che siano. Di nuovo sono un libero pensatore.
Poi la verità è che domani il mio profilo Facebook sarà aggiornato con questa frase. Perché io ci lavoro col computer, otto ore al giorno davanti al monitor, faccio assistenza clienti proprio in campo informatico. Me lo sarei potuto aggiustare da solo il PC, era chiaramente l'alimentatore il problema, ma era in garanzia: non spendi nulla, aspetti un po' ma dopo 30 giorni ti restituiscono ciò che era tuo meglio di prima!
Salvo poi scoprire che non lo vorresti più.
"Ci vorrebbe una garanzia anche per la vita. Quantomeno un «soddisfatti o rimborsati»"
Continua a piovere. Il più grosso problema d'essere senza un collegamento internet è il non poter controllare le previsioni meteo. Pensare che al tempo dei miei nonni sarebbe bastato guardare la luna e il volo degli uccelli. Anche quella, in fondo, era libertà di pensiero...


sabato 1 giugno 2013

Che si fugge tuttavia...

"Quando la giovinezza se ne sarà andata, la sua bellezza la seguirà e improvvisamente si renderà conto che non ci saranno più trionfi per lei, oppure dovrà accontentarsi di quei mediocri trionfi che il ricordo del passato renderà più amari di sconfitte. Ogni mese che passa la avvicina a qualcosa di tremendo. Il tempo è geloso di lei e combatte contro i suoi gigli e le sue rose. Il suo colorito si spegnerà, le guance si incaveranno, gli occhi perderanno luminosità. Soffrirà, orrendamente...
Ah! Approfitti della giovinezza finché la possiede. Non sprechi l'oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa, cercando di migliorare un fallimento senza speranza o gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi. Questi sono gli obbiettivi malsani, i falsi ideali della nostra società. Deve vivere! Vivere la sua vita meravigliosa che è in lei! Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove.
Non abbia paura di nulla."