lunedì 29 aprile 2013

Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)! - 4

Di quel che non vorresti sentirti dire


Aschenbach sbuffa fumo e mi guarda come se non avessi capito ancora niente. «Certo, il coraggio, la storia... tutto necessario, assolutemente. Ma dimenticate troppo spesso una qualità indispensabile: il talento.»
Uscita dalla sua blocca, di autore classico e navigato, questa affermazione suona un po' come aristocratica e anacronistica.
Ma a rifletterci un momento è chiaro cosa intende: «Nel mondo civilizzato tutti sanno scrivere, lo si impara a sei anni. Quindi? siamo tutti scrittori? Lo studio e la ricerca allora non servono a nulla? anni di pratica per affinare la tecnica ancora meno? Scrivere è prima di tutto un'arte. E non ci s'improvvisa artisti.»
Aschenbach è categorico: «Molti imbrattatori di carta si difendono dicendo di scrivere per se stessi. Allora non devi farti chiamare scrittore! Lo scrittore è uno che per definizione comunica emozioni agli altri, che racconta. E non puoi raccontare a te stesso...»
Mediare la rudezza di queste affermazioni non è facile. Anche se forse non ha tutti i torti: oggi ci si definisce "scrittori" con troppa facilità, quando invece esserlo è frutto di un lungo percorso di crescita, oltre che di talento.
Più volte mi è capitato di leggere testi così acerbi da non meritare l'appellativo di romanzi, eppure stampati e pubblicati. Il problema è strettamente legato a quello dell'editoria e ne parleremo poi.
Qui voglio limitarmi a riassumere gli ultimi passi sottintesi da Aschenbach, indispensabili per intraprendere la strada che porta a scrivere un libro:


Leggi tutti i post del manuale: Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)!

giovedì 25 aprile 2013

Il totem del lupo

Coraggio. Ecco cosa serve per leggere questo libro.
E non perché sia scritto da un cinese, da un uomo appartenente a una cultura così lontana dalla nostra. No, non è questo l'ostacolo.
Certo, inizialmente non è facile immergersi nella realtà della Mongolia Interna, di questo popolo forte che ha fatto del nomadismo la sua essenza e della natura che lo circonda la sua religione (se non addirittura la sua stessa anima). Presto l'esperienza diretta di Jiang Rong (che è veramente vissuto per undici anni nella Mongolia Interna e per cui questo è il primo romanzo, frutto di un lavoro di studio trentennale) si trasformerà nella esperienza stessa del lettore, come se anche noi, come lui, avessimo passato anni in quelle terre fantastiche.
E proprio quando la pianura di Erén ci sarà entrata dentro allora dovremo armarci di coraggio.
Perché questo libro non parla solo di lupi e cinesi, parla dell'essere umano in generale, della sua capacità distruttiva, della sua voracità. Che non ha nulla da spartire con quella dei poveri lupi...

Cina, anni Sessanta. All'inizio della Rivoluzione Culturale, il giovane Chen Zen lascia Pechino per "educarsi al lavoro" nella Mongolia Interna ed entrare in relazione con le popolazioni locali poco inclini ad assoggettarsi ai principi che informano il nuovo governo cinese. In una terra estrema e affascinante, sullo sfondo delle crescenti tensioni con l'esercito sovietico, Chen Zen entra così per la prima volta in contatto con un mondo ancestrale in cui le dimensioni del sacro e del soprannaturale permeano ogni cosa, compresa la quotidiana e delicata relazione con i lupi, i grandi predatori che contendono all'uomo la supremazia in quell'inospitale territorio. A lui, rappresentante del governo cinese e del mondo moderno, si imporranno scelte difficili, talvolta drammatiche, da cui emergerà profondamente mutato.

Titolo: Il totem del lupo
Autore: Jiang Rong
Prezzo: € 12,00
Pagine: 653
Traduttori: Gottardo M.; Morzenti M.
Editore: Mondadori

lunedì 22 aprile 2013

Tutti giù per Terra

Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Da allora questa giornata si è aggiunta a un elenco di festività nate per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi caldi.
Eccone alcune:
22 aprile: Giornata mondiale della Terra – ricordati di non inquinare
23 aprile: Giornata mondiale del libro – leggi almeno qualche pagina (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
12 maggio: Festa della mamma – onora tua madre (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
2 giugno: Festa della Repubblica – onora la nazione (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
2 ottobre: Festa dei nonni – onora i tuoi nonni (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
1° dicembre: Giornata mondiale contro l’AIDS – dona per la ricerca (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
19 marzo: Festa del papà – onora tuo padre (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
22 marzo: Giornata mondiale dell’acqua – non consumare acqua (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
27 marzo: Giornata mondiale del teatro – vai a teatro (hai inquinato? Ok ma stai più attento…)
22 aprile: Giornata mondiale della Terra – ricordati di non inquinare
...

mercoledì 17 aprile 2013

Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)! - 3


Ci vuole calma e sangue freddo


coraggio di scrivere
Quando Micheli racconta la sua esperienza capisco che la definizione "scrittore" lui se la sente ingombrante, come un vestito di due taglie più grande.
«La paura blocca decine di scrittori» mi dice come se parlasse di se stesso «anche se di per sé questa frase contiene un ossimoro. Se la paura ti ferma allora non sei uno scrittore.»
Il suo pensiero è banale quanto illuminante: scrivere significa mettersi in gioco, scoprirsi di fronte ai propri lettori e a se stessi. Significa gettare nero su bianco non solo pensieri e idee ma anche e soprattutto emozioni, intime e private. E infine significa essere pronto alle critiche o, ancor peggio, al disinteresse.
Solo con la consapevolezza di tutto ciò si può iniziare a scrivere.
Andrea de Carlo dice: "Scrivere è un po' come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso."
Ecco, in conclusione, se volete scrivere un romanzo (ma queste regole valgono per qualunque forma di scrittura) dovete anche:

lunedì 15 aprile 2013

Book's Odyssey


Ce l'ho fatta! Cinque anni di duro lavoro, notti insonni, ricerche interminabili ma alla fine ce l'ho fatta. Il mio romanzo è finito!
E adesso? Ovvio, lo pubblico!
Armato di buona volontà cerco i contatti della Mondadori, la Feltrinelli, la Salani, l'Einaudi, ecc. ecc. ecc. ...
Dopo sei mesi ho in mano quattro lettere di rifiuto, gli altri non si sono nemmeno degnati di rispondermi.
Ma non mi perdo d'animo. Forse ho puntato troppo in alto. In rete scopro che ci sono decine e decine di editori più piccoli.
E allora via di mail e francobolli.
Dopo altri sei mesi eccomi con altre quattro lettere di rifiuto. A differenza delle grandi case editrici queste mi hanno ignorato più spesso. Come se fossi un numero...
Effettivamente lo sono. Ho scoperto su internet che esiste una quantità spaventosa di libri ed editori.
Ma io ci ho messo cinque anni per scrivere il mio libro, notti insonni, duro lavoro, io VOGLIO pubblicare.
Esistono editori nativi digitali che producono solo ebook. Non era quello che pensavo, però...
Invio mail anche a loro. Dopo sei mesi il risultato è lo stesso.
Ma cinque anni, il sonno, le ricerche... io DEVO pubblicare.
Quindi?
Navigando ho scoperto mEEtale, la YouTube degli scrittori. Ecco, lì il mio libro sarà in vetrina e tutti potranno leggerlo.
Oppure posso scegliere Narcissus, se gli invio il mio ebook già bello pronto loro poi lo distribuiscono su decine di store on-line. Basta che mi scarico un programmino, uno facile come Sigil, e farsi un ebook da soli è un gioco da ragazzi.
Sì, così il mio romanzo prenderà vita e tutti potranno leggerlo.
Tutti...
Beh, quasi tutti, quelli con internet almeno...
Sì, che leggono e comprano ebook...
E sanno che il mio romanzo esiste...
E vogliono spendere (o perdere?) tempo per leggerlo...
E...
E se avessi sbagliato mestiere?



PS: sia chiaro, anch'io ho pubblicato con Narcissus e su mEEtale...


domenica 7 aprile 2013

Lezioni di volo per sonnambuli

Dedicato a tutti quelli che cercano un libro piacevole, divertente e intelligente.
Lezioni di volo per sonnambuli è una lettura che scorre via liscia, un'avventura un po' surreale che tiene compagnia strappando molti sorrisi e lasciando ampio spazio alla riflessione. Dietro le rocambolesche vicende di Mikey, infatti, si cela una profonda riflessione sul senso della vita e sulle occasioni  che la rendono degna di essere vissuta.
Perché quanti rimpianti ci rimarranno il giorno che scopriremo di non avere più tempo? Forse per rispondere nessuno dovremmo fare come Mikey, imparare a volare.

Mikey Hough ha quindici anni e vuole volare. È per questo che adesso si trova in cima a un albero del suo giardino e sta per esibirsi in uno spericolato tuffo in una piscinetta di gomma.
Mikey ha deciso di volare perché vuole cambiare la sua vita: i suoi aridi e perbenisti genitori lo ignorano e lui passa le sue giornate chiuso in casa a leggere fumetti e a inventare giochi solitari, senza amici, se si escludono Edmund, il vicino di casa pagato per lasciargli usare il computer, e Gerry, un bizzarro giardiniere tatuato da capo a piedi.
Un attimo di esitazione... e poi Mikey si lancia.
La tecnica è perfetta, ma la mira evidentemente lascia a desiderare, visto che il ragazzino si sveglia in un letto di ospedale. Qui scopre che il suo tentativo di volo non riuscito ha causato un altro, disastroso effetto collaterale: Mikey non potrà mai più dormire. I medici gli danno quindici giorni di vita. In accordo con la sua nuova amica e vicina di casa, la conturbante e pericolosa Livia, decide di vivere i suoi ultimi giorni alla grande, facendo tutto quello che vuole.




Titolo: Lezioni di volo per sonnambuli
Autore: Scott-Wilson Siôn
Prezzo: € 18,60
Pagine: 378
Traduttore: Stefania Cherchi
Editore: Garzanti

martedì 2 aprile 2013

Scrittori sempre più web

Che gli italiani non siano un popolo di lettori è ormai un dato assodato. Che viviamo in tempi di crisi anche.
Il risultato naturalmente è nefando per chi di editoria vive: il settore sta annaspando in una crisi sempre più nera.
Ma guardando in profondità forse la causa di questa lenta agonia non è semplicemente il portafoglio più leggero degli italiani. Negli ultimi tempi, infatti, sta prendendo sempre più piede la scrittura digitale che mette a disposizione del lettore tecnodotato una miriade di contenuti immediati, facili da fruire e assolutamente free.
I più schizzinosi possono obiettare che la qualità dei racconti non è garantita e che spesso s'incappa in testi timidi scritti da esordienti alle prime armi. Effettivamente è così ma è anche vero che il lettore attento può trovare su questi portali racconti di altissima qualità, soprattutto nei siti che si stanno specializzando in questo tipo di sevizio.
Avevo già parlato di THe iNCIPIT, la cui comunità sta crescendo sempre più.
Oggi spendo due parole su ZeugmaPad, altro sito di racconti on-line che sta crescendo in notorietà tra il popolo dei web-autori.
Su ZeugmaPad è possibile trovare racconti di tutti i generi, dal giallo alle fiabe, leggibili direttamente dal sito oppure scaricabili in formato ebook. Ogni testo è selezionato e curato nella forma dagli editor che compongono la squadra di ZeugmaPad.
Ma la grande novità è la possibilità per gli scrittori di richiedere la versione audio del loro testo e, naturalmente, per i lettori di godersi i racconti recitati dalle voci degli interpreti ZeugmaPad.
Una possibilità in più quindi di godersi una buona "lettura", anche lontani dal computer.
Perché, ammettiamolo, per molti l'unico vantaggio rimasto al vecchio libro è che si può leggere off-line...

Su ZeugmaPad trovate il mio racconto Pagine antiche.

lunedì 1 aprile 2013

Ricordiamo

© Filippo Venturi
"Ora, risaliamo il fiume" disse Granger. "E ficcati bene in capo una cosa: tu non sei importante. Tu non sei nulla. Un giorno, il fardello che ognuno di noi deve portare può riuscire utile a qualcuno. Ma anche quando avevamo libri a nostra disposizione, molto tempo fa, non abbiamo saputo trarre profitto da ciò ch'essi ci davano. Abbiamo continuato come se niente fosse ad insultare i morti. Abbiamo continuato a sputare sulle tombe di tutti i poveri morti prima di noi. Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti, nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tale quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia, e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra"