domenica 29 dicembre 2013

Aspirazioni

Questa è la storia di Ana Damian, 34 anni, nata in Moldavia ma residente a Parma, sposata con Sergiu, madre di due figlie, campionessa assoluta nella vendita di aspirapolvere porta a porta, 1510 nel 2012.
Come tanti, dalla Moldavia ha scelto di andarsene a vent'anni, lei e il marito han deciso di partire e lasciare le figlie con i nonni. Tempo del viaggio: due anni.
La strada da Chisinau a Parma ha infatti preso pieghe impreviste, conosciuto tappe assurde: il Marocco, Mosca, Praga, la Germania. Lei e Sergiu sono stati divisi a Villach, in Austria. Ana ha proseguito da sola attraverso i boschi, sotto i tunnel delle autostrade, avanzando contromano perché i fari la inquadrassero, salendo e scendendo la montagna.
Fino a Tarvisio e di lì a Udine, giorno e notte, per novanta chilometri. A quel punto si è fermata, ha chiesto un pasto caldo e un tetto alla Caritas, prima di proseguire per Parma dove l'aspettava una lontana parente.
A Parma Ana ha iniziato lavorando come domestica ma quel mestiere aveva un problema: sei pagata ad ore, e più di 24 in un giorno non ce ne sono, più di tanto non puoi guadagnare.
Ma il destino ha voluto che una mattina, a casa di una delle signore da cui Ana lavorava, suonasse una venditrice di aspirapolveri. E Ana coglie al volo l’occasione per entrare nel mondo che oggi la vuole regina.
Ok, vi starete chiedendo cosa c’entri questa storia in un blog di scrittura e letteratura. Una lezione sulla forza di volontà? Sulla fiducia in se stessi? Uno sberleffo a chi parla di crisi con le mani in panciolle?
Niente di tutto questo. Perché dovete sapere che con i suoi 1510 aspirapolveri Ana mantiene tutta la sua famiglia: due figlie ormai adolescenti e il marito Sergiu. Perché, Sergiu non lavora? È in cassa integrazione? Mobilità?
No, Sergiu fa un lavoro che in Italia ti puoi permettere solo se sei un mantenuto. Sergiu scrive saggi. Anzi, “scrive” per usare la dicitura di Dagospia.


venerdì 27 dicembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 6

Siamo una goccia nel mare, un puntino disperso nell'infinito.
Non sono le solite frasi fatte, quei ragionamenti melanconici da adolescente in cerca della propria strada. Si tratta di un dannatissimo dato di fatto: siamo niente in confronto all'universo che ci circonda.
Che peso hanno le mie parole in confronto a quelle di un Neruda se prese nel contesto di una realtà indefinitamente indefinita?
"Il contesto è tutto. Pensate a Einstein in una partita di football..."
Quello che intendo dire è che i nostri gesti, le nostre azioni, le parole che sprechiamo ogni giorno, hanno un significato solo per una porzione limitata del mondo. Da bambini lo sappiamo benissimo, il nostro mondo sono mamma e papà, tutto finisce lì, e ci piace. Poi succede qualcosa, forse è la presa di coscienza della nostra caducità, forse altro, è un fatto però che a un certo punto della nostra vita cominciamo a spingere per conquistare spazio, per dilatare la nostra goccia nel vano tentativo di trasformarla in mare.
Così siamo diventati una comunità mediatica interconnessa, cercando di espanderci, di risaltare, di esplodere oltre il magna dell'anonimato. Tante esplosioni, un ribollire di magma, e nulla più.
Abbiamo perso la nostra dimensione quotidiana, quel nostro piccolo in cui possiamo essere Neruda.
"Non importa per quante persone lo fai. Conta per chi lo fai."
Guardo le stelle, in fondo non sono che puntini luminosi nel cielo, miliardi di puntini luminosi nel cielo. Per me non hanno altro significato, ma mille e mille anni fa uomini come me hanno dato loro dei nomi perché li aiutassero a navigare.
Sono un ingrato? Un ignorante? O forse, banalmente, a differenza dei miei antenati io ho bisogno di altri punti di riferimento?
Così come le stelle hanno per me ancora quel nome, Neruda resterà per tutti Neruda. Ma forse al mondo c'è anche solo una persona per cui le mie parole hanno un significato ben più grande delle sue.
Per quella persona sono mare.

martedì 24 dicembre 2013

Le 5 stelle del 2013

Ecco i cinque libri del 2013 in assoluto più votati dai lettori di Goodreads e pubblicati in Italia:

1 oceano in fondo al sentiero L' oceano in fondo al sentiero
Neil Gaiman
Mondadori
Pagine: 191
Voti: 43534

2 io sono malala Io sono Malala
Yousafzai Malala, Lamb Christina
Garzanti
Pagine: 284
Voti: 32926

3 inferno Inferno
Dan Brown
Mondadori
Pagine: 522
Voti: 29132

4 richiamo del cuculo Il richiamo del cuculo
Robert Galbraith
Salani
Pagine: 464
Voti: 28836

5 doctor sleep Doctor Sleep
Stephen King
Sperling & Kupfer
Pagine: 540
Voti: 28678

domenica 22 dicembre 2013

Sempre più questione di cul(tura)

Sbirciare le statistiche, lo fanno tutti i blogger. Io non sono da meno.
Così un po' per curiosità, un po' per capire cosa piace ai miei lettori, un po' per vedere cosa li porta sul mio blog, talvolta sbircio le statistiche di blogger.
Secondo voi quali sono le ricerche che possono condurre un internauta sulle pagine di Graffi d'inchiostro?
Saranno forse parole come "libri", "narrativa", "scrittura"? O magari il titolo di un mio romanzo come "Inchiostro vivo"?
Acqua, anzi, acquazzone. Siete fuori strada amici, il motore del mondo è sempre e solo uno, saldamente in seconda posizione dei più ricercati tra gli utenti del mio blog.
La letteratura è out. Lato B rules!



sabato 21 dicembre 2013

Storia di un esordiente

Con questa intervista voglio presentare un fenomeno poco noto a chi è lontano dai meccanismi editoriali e che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sta navigando in cattive acque il nostro mondo culturale.
La storia è vera, i nomi sono di fantasia solo per evitare ovvie e inutili questioni legali. Del resto l'obbiettivo è accendere un'altra piccola luce sul decrepito mondo editoriale italiano; ogni pretesa di denuncia sarebbe pura velleità. Perchè certe realtà si cambiano con i fatti, non con le parole.
Andrea è un ragazzo come tanti (tantissimi) con la passione della scrittura e un libro nel cassetto: è ciò che viene comunemente definito "scrittore esordiente".

Quando hai cominciato a scrivere?
Ho finito il mio primo romanzo a vent'anni. Allora dell'editoria non sapevo nulla, internet era ancora privilegio di pochi e informarsi difficile. Gli editori per me erano i grandi nomi, quelli che si trovano nelle librerie. Ma non m'interessava, neppure pensavo di scrivere altro, ero già contento d'aver finito quel libro; ne feci stampare alcune copie da una tipografia per darlo a parenti e amici che mi chiedevano di leggerlo. Quello valse già come una pubblicazione: il mio ego ne fu più che soddisfatto.
Poi però hai continuato a scrivere...
Sì, sorprendendomi io per primo di quella specie di febbre che m'aveva colto. I romanzi nel cassetto sono diventati presto quattro e il desiderio di farmi pubblicare da una vera casa editrice si è fatto impellente.
Così ho imitato tutti i miei colleghi: ho spedito lettere su lettere alle grandi case editrici.
Con il medesimo risultato di tutti, ovviamente.

Certo, una serie di gentili lettere di rifiuto che ancora conservo. Ormai però internet era entrato in ogni casa e scoprire il mondo della piccola editoria è stato il passo successivo.La prima sorpresa fu vedere il numero di case editrici presenti in italia: allora più di 9000. La seconda fu scoprire che molte di loro chiedevano soldi agli autori per pubblicare i loro romanzi: nè più nè meno di una tipografia.
Sono quelle che oggi vanno sotto l'acronimo EAP, editoria a pagamento. Cos'hai fatto allora?
Grazie a siti dedicati agli autori esordienti ho selezionato una decina di case editrici che non chiedevano denaro: io cercavo una vera pubblicazione, non una stampa sotto mentite spoglie. Dopo diversi mesi hanno cominciato ad arrivare le prime risposte: tutte negative.
Ho selezionato altre case editrici, sempre dichiarate non a pagamento, e contattato anche queste.
Altri mesi d'attesa e medesimi rifiuti.
Finché non arriva la telefonata della TizioCaio editore. Il sig. Caio mi riempie di complimenti: il mio libro gli è piaciuto molto e vuole assolutamente pubblicarlo. Io sono già a una spanna da terra. Il mio volo però dura poco perchè dopo la carota arriva il bastone: dato che siamo alla fine dell'anno e i soldi stanziati per le pubblicazioni sono finiti, il signor Caio si vede costretto a chiedermi un contributo di 1600€.
E tu naturalmente declini l'offerta...
Purtroppo no. Ero deluso dai lunghi mesi d'attesa, dai tanti rifiuti e nonostante la diffidenza alla fine mi lasciai convincere dalle parole del signor Caio sull'importanza d'investire su me stesso. Non accettai subito però. Prima acquistai un loro libro per verificarne la fattura, telefonai a librerie sparse in Italia per capire quanto fosse facile ordinarli, cercai su internet referenze e vidi come un loro autore fosse stato scoperto da una casa editrice più blasonata. Insomma, esclusi i soldi che mi avevano chiesto, sembravano veramente una casa editrice seria.
Quindi alla fine firmi un contratto di pubblicazione per 500 copie dove ti impegni a fornire un contributo di 1600€, esatto?
Sì, divisi in due comode rate: una subito, la seconda a consegna della bozza definitiva.
Poi cos'è successo?
Il mio romanzo ha visto la luce: c'è stata una fase di editing, poco incisiva a mio avviso, la realizzazione di una bella copertina e l'emozionante arrivo al prodotto finito.
Poi il nulla.
Dopo i primi contatti e la stampa vera e propria, ho sentito il sig. Caio altre tre volte: quando mi disse che non sarebbe potuto venire alla prima presentazione del romanzo, quando mi chiese di saldare la seconda rata e quattro anni dopo, quando mi chiese se volevo acquistare (sì, acquistare!) alcune copie del mio romanzo prima che lo mandasse al macero per fare spazio in magazzino.
Della promozione, delle presentazioni in giro per l'Italia promesse, neppure l'ombra. 
Notizie sul venduto neanche mezza, nonostante avessi espressamente chiesto di mettere la cosa a contratto. I pochi soldi che ho recuperato sono dovuti a sforzi miei.
E adesso? Come va la tua carriera da scrittore?
Ci ho messo una pietra sopra. Continuo a scrivere per passatempo ma mi guardo bene dal provare a pubblicare, ho capito che in Italia c'è posto soprattutto per i soliti nomi e gli approfittatori. Per scovare quelli onesti ci vuole troppa fortuna, o una pazienza che non ho più.

Per dovere di cronaca c'è da dire che, nonostante la disillusione di Andrea, le case editrici vere esistono, anche se di questi tempi non se la passano bene.
Invece, nonostante negli ultimi anni si sia largamente denunciato il fenomeno, le famigerate EAP continuano a navigare in acque tranquille e a soddisfare l'ego di tanti scribacchini, per cifre che possono arrivare a 5000€ o più.


martedì 17 dicembre 2013

Domanda e offerta

Vi chiedete cosa bisogna fare per diventare scrittori pubblicati (e magari famosi)? Vi state arrovellando per trovare la Storia perfetta? State sviscerando il vostro animo per mettere su carte emozioni da best-seller?
Smettete pure perché è assolutamente inutile. Ciò che vi serve è aprire una pagina facebook!
Non una qualunque, ovviamente, ma una dove la domanda del pubblico trovi la giusta offerta.
Il risultato? Un manuale sulle PSDM*
L'apoteosi della vera cul(tura)...

*Performance Sessuale Di Merda





venerdì 13 dicembre 2013

Talent scout

La settimana scorsa ricevo una mail con un incipit davvero interessante.
"Gentile Michel Franzoso, il suo nome ci è stato segnalato da uno dei nostri vari collaboratori, il quale, dopo aver letto e apprezzato un estratto del suo lavoro creativo, ha ritenuto opportuno segnalarci la sua esistenza artistica. Le chiediamo un recapito telefonico per un contatto da parte di nostro agente letterario."
Il primo pensiero che mi attraversa è: vedi che tutta questa presenza sul web non è poi così inutile?
Anche perché l'agenzia in questione si presenta come "una delle migliori a livello nazionale, avendo relazione con decine di case editrici anche di primo livello."
Letto questo non posso fare a meno di scapicollarmi sul loro sito per vedere quali sono questi editori di primo livello con cui collaborano.
Sfoglio le pagine del portale web un paio di volte ma, oltre a due case editrici sconosciute messe bene in vista, non trovo altro nome. La faccenda comincia a puzzare ma siccome sono curioso fornisco loro il mio cellulare.
Il contatto arriva puntuale.
La persona con cui parlo è gentile, cordiale e loquace. Mi spiega come loro s'impegnano tenacemente per far sì che bravi autori non spariscano nel "mare magnum di piccole case editrici di fatto invisibili, sminuendosi nella rete, tra blog poco letti e siti affollatissimi di scrittori". Fa anche il nome di un famoso gruppo editoriale che pubblica a pagamento libri di pessima qualità, come se fosse la peggio cosa che può capitare a un autore (cosa totalmente condivisibile).
Fa di tutto insomma per apparire come l'alternativa.
Quando chiedo lumi sulle case editrici di primo livello cominciano a saltar fuori gli altarini. Perché queste sì, ci sono, ma non prendono in considerazione autori che prima non abbiano venduto più di 2000 copie. Perché, è triste dirlo, "le grandi case editrici degli esordienti non ne vogliono sapere."
E quindi? Qual è la proposta?
Semplice: la pubblicazione con uno dei due editori in bella mostra sul loro sito che (cosa che mi è stata precisata più volte) hanno una distribuzione nazionale. Che fatica, basta essere su IBS!
Peccato però che uno dei due neppure ci sia su IBS! E per di più, oltre che sconosciuti, sono pure a pagamento.
Sì, avete capito bene, per correttezza il mio interlocutore ci tiene a precisare che sono editori a pagamento perché "al giorno d'oggi se si vuole pubblicare bisogno pagare, anche con i grandi editori."
E sempre per correttezza precisa ancora che anche i loro servizi sono a pagamento. 
Riassumendo la loro proposta è questa:
  • ci paghi per farti editing e scheda di valutazione;
  • se sei decente ti indirizziamo da un editore (sconosciuto);
  • paghi anche l'editore e hai il tuo bel romanzetto;
  • tranquillo però, noi non prendiamo nessuna percentuale di rappresentanza (certo, metti che per disgrazia il libro non vende...)
E così, oltre a perdere un quarto d'ora del mio tempo, ho scoperto come il mondo editoriale sia precipitato ancora più in basso: siamo allo spammig telefonico!
Fra qualche mese ci offriranno la pubblicazione gratuita nelle televendite, insieme all'acquisto di un set di pentole...



sabato 7 dicembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 5

Ci vorrebbe un'idea.
Vi è mai capitato di non riuscire a pensare ad altro? Alla ineluttabile e sconcertante necessità di un'idea, di una luce che squarci il buio per dare nuova linfa alla vostra esistenza. Non importa la situazione, il campo di applicazione, conta solo quella spinta verso la novità rivoluzionaria.
"Esistono solo due cose capaci di cambiare radicalmente la tua giornata: un'idea e un bagno.
Solo quest'ultimo però perdi tempo a cercarlo."
Ecco, mi serve un'idea. Ne sento l'impellente necessità, come un bisogno fisiologico. Ma devo essere stitico, perché nulla di ciò che attraversa le mie meningi pare assumere la forma di un'idea.
Nulla di paragonabile alla mela sulla testa di Newton o al sorriso della Gioconda per Da Vinci.
Dev'essere perché in questo mondo così frenetico d'emozioni e informazioni ormai abbiamo già visto tutto, abbiamo già fatto tutto, e ogni dettaglio ci appare come già sperimentato. E ogni idea già filtrata da altri meandri celebrali.
O forse, semplicemente, sono io a non essere all'altezza.
Mica tutti si è portati per le idee.
Del resto se lo fossi probabilmente ora non farei assistenza informatica a casalinghe disperate, se fossi stato portato per le idee avrei inventato Facebook o l'iphone.
"Non basta avere un'idea, serve anche un cervello."
Che poi, mentre sei lì tutto sudato e concentrato, in attesa di partorire questa tua sconvolgente rivelazione, pensi: ma cosa me ne faccio di un'idea?
Leonardo sarà stato anche un grande genio ma quanti trabiccoli fuori dal tempo e assolutamente inutili ha ideato?
La verità è che un'idea non serve a nulla senza uno scopo. E uno scopo è tutto un altro paio di maniche...

domenica 1 dicembre 2013

Sarò i suoi occhi

Da oggi Sarò i suoi occhi, il primo racconto che ho scritto sul portale THe iNCIPIT, è disponibile per il download gratuito nei formati .pdf .epub e .mobi.
Scarica la tua copia cliccando sul bottone qui a fianco, leggi il racconto e torna per lasciare qui un tuo commento.

trama

Aprire gli occhi per Miss Saywel è diventata un’impresa dolorosa.
Solo il buio l’attende.
Nonostante la sofferenza di un letto d’ospedale però, il suo futuro potrebbe essere meno oscuro di quanto teme. Qualcuno, infatti, è pronto a vedere per lei.
Ma sarà veramente una fortuna?


Genere: fantascienza
Pagine: 38
Formati: .pdf .epub .mobi

sabato 30 novembre 2013

Quiz d'inchiostro - 4


La vignetta nasconde il secondo romanzo di una trilogia, scritto da un allora 34enne italiano. Quale?

sabato 23 novembre 2013

Il funerale del romanzo

Funerea - deviantART
La morte del romanzo non è quindi un'idea fantasiosa. È già avvenuta. E noi adesso sappiamo come muore il romanzo: non scompare, ma la sua storia si arresta, e dopo non rimane altro che il tempo della ripetizione, in cui il romanzo riproduce la sua forma svuotata del suo spirito. La sua è dunque una morte dissimulata, di cui nessuno si accorge e che non scandalizza nessuno.[...]
Voglio dire solo questo: se il romanzo deve veramente scomparire, non è perché sia allo stremo delle forze, ma perché si trova in un mondo che non è più il suo.
Milan Kundera - L'arte del romanzo



martedì 19 novembre 2013

il scritore

Da qualche giorno mi stavo chiedendo cosa significa essere scrittore. Adesso ho la risposta



...grazie Sig. Balasso

giovedì 14 novembre 2013

Il secolo degli scrittori

Quando ho cominciato a scrivere, più di 15 anni fa, se qualcuno scopriva questa mia passione la salutava con un: "bello, e cosa scrivi, romanzi?"
Forse era una domanda retorica, di cortesia, ma comunque un interessamento che giù, in un angolo privato del cuore, mi faceva sentire orgoglioso, unico.
Io e quel mio piccolo talento.
©lelita8 - deviantART
Sì, piccolo, senza troppe pretese, ma grande abbastanza da essere più di un hobby. Tutti possono collezionare francobolli, per scrivere libri invece serve un dono, anche se piccolo.
In questi 15 anni però sono cambiate diverse cose.
Oggi, infatti, quando mi capita di confessare a qualcuno che scrivo, la risposta più probabile che ottengo è: "anche il fidanzato di mia cugina ha scritto un libro" oppure "mio zio ha pubblicato una raccolta di poesie".
Oggi tutti scrivono.
Cosa ha prodotto questo esercito di scrittori? Vi confesso che non lo so. Forse, in tempi di crisi, carta e penna restano un passatempo economico, oppure nell'era di internet e della globalizzazione tutti colgono lo spiraglio per un barlume di notorietà. O semplicemente nell'età della comunicazione devi trovare un tuo modo di comunicare per esistere.
Di certo però, se questo è il secolo degli scrittori, resta il fatto che per leggere un buon libro bisogna fare un salto nel secolo scorso. Perché dagli autori di oggi è più facile attendersi mostruosità di grammatica e sintassi, banalità di trame rifatte.
Nel secolo degli scrittori è diventato un mestiere difficile quello del lettore.
E anche scrivere non è più la stessa cosa. Forse sarebbe meglio collezionare francobolli.


domenica 10 novembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 4

Di cosa abbiamo bisogno per cambiare vita?
Un nuovo lavoro? Una nuova città? Una nuova relazione?
Di cosa abbiamo DAVVERO bisogno per cambiare vita? Mentre scrivo Ligabue canta che l'amore conta, che non c'è altro modi per fregar la morte. E forse ha ragione, è questa ciò che serve, amore. Amore per un lavoro, amore per una città, amore per una donna.
Amore per noi stessi.
"Solo l'amore giustifica l'esistere."
Ma l'amore mica lo si compra al supermercato, non è che vai al bancone del formaggi e dici "mi aggiunge altri due etti d'amore?"
Se odi dover ripetere tutti i santi giorni a dei rincoglioniti che per collegarsi a internet bisogna fare un contratto telefonico, se odi la cappa d'umidità che cala su tutta la città ogni maledetta estate rendendoti appiccicoso come carta moschicida, se odi il silenzio seguito ad ogni sms spedito con speranza, ecco, se la tua vita si riassume in tutto questo, dove diavolo lo vai a trovare l'amore?
Beh, certo, ti rimane quello per te stesso ma poi il rischio è di abituarsi troppo all'autosufficienza. e soprattutto la convivenza troppo ravvicinata con se stessi alla fine porta a ciò che tutte le relazioni troppo morbose hanno in comune: l'odio.
"Non è che mi odio. Solo che talvolta vorrei vedere un'altro viso prima del mio la mattina al risveglio."
Quindi? Perché vista così non sembra esserci via di scampo, nessuna speranza, niente.
E forse è davvero così, forse siamo senza speranza, perennemente alla ricerca di un amore che possiamo solo sognare. E neanche quando ci illudiamo d'averlo ci tormentiamo nella certezza che lo perderemo, che perderemo l'amore per questo nuovo lavoro, questa nuova città, questa donna fantastica, e un giorno arriverà qualcuno e ci porterà via tutto. O peggio ancora saremo noi stessi a restare fermi mentre tutto scorrerà via.
O forse dobbiamo semplicemente smettere di farci domande e pensare che c'ha ragione il Liga, l'amore conta. Tutto il resto un po' meno.


sabato 9 novembre 2013

Il mondo di Sirian - L'ombra dell'Artiglio - libro ospite

Il regno di Chombrun è senza un sovrano, l’aristocrazia litiga per il potere mentre sotto i monti della Dardania gli orchi sono pronti a scaricare la loro furia devastatrice sul mondo degli uomini.
Araklamn, l’Artiglio Nero, il signore del regno di Reyvenghar, ha messo i suoi occhi sui territori del nord ed è pronto a conquistarli. Il fato decide l’incontro di un gruppo di giovani trasportati come zattere alla deriva dal grande mare del tempo, ma destinati a segnare inconsapevolmente le vicende di un’intera era: Slayn, un misterioso mago, viaggia alla ricerca di un potere in grado di restituirgli le redini del suo destino, per sfuggire alla pesante eredità che gli è stata imposta attraverso la runa della fiamma bianca; Kairon, cavaliere e secondogenito della casata del lupo grigio, abbandona i titoli nobiliari per ritrovare la sorella scomparsa e lasciare dietro di sé l’ingombrante ombra del defunto padre per diventare finalmente uomo; Draco, amico di Kairon, decide di seguirlo scegliendo la via delle armi e non quella tracciatagli dal genitore; Nightwolf, un elfo selvaggio dal triste passato, vaga per il Berenial come un reietto, accettando lavori come sicario, attendendo un’occasione o forse l’ultimo attimo in cui potrà finalmente espiare la sua colpa.


Titolo: Il mondo di Sirian - L'ombra dell'Artiglio
Autore: Nicola Zannol
Editore: GDS
Prezzo cartaceo: 16,90€
Prezzo ebook: 1,49€



giovedì 31 ottobre 2013

Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)! - 7

Di dove si inizia, di dove si finisce


Noonan mi chiede il mio taccuino in prestito e posso solo ubbidire. Vi disegna sopra tre cerchi che unisce con delle linee: «C'è una cosa che s'impara fin dalla scuola sulle storie: sono fatte di un inizio, uno svolgimento e una fine. A una prima vista ti sembrerà che lo svolgimento sia la parte più importante, perché è quella su cui dovrai lavorare di più, su cui ti spaccherai il cervello per inserire intrighi, colpi di scena, suspense che tenga incollato il lettore alle tue pagine. Tutta roba che serve, fondamentale, e ne parleremo. Ma, se sbagli l'inizio o la fine, non ti basteranno tutti i complotti di questo mondo per accattivarti il lettore.»
Come sempre Noonan mi mette di fronte a una realtà lapalissiana. L'incipit è fondamentale per catturare il lettore: se lo annoiamo già dalle prime righe come possiamo pretendere che legga il resto? Il finale è ancora più importante: con tutta probabilità sarà l'unica parte che il lettore ricorderà anche a distanza di tempo, che gli resterà impressa. Fare un finale che valga la pena ricordare è un obbligo.
«Ci sono autori che scrivono prima di tutto l'inizio e la fine, e solo in un secondo tempo aggiungono la storia. E spesso impiegano più tempo a scrivere i primi che la seconda.»

Fai un esercizio: scrivi un incipit e un finale. Poi riscrivilo altre 5 volte cercando di renderlo sempre più accattivante.


Leggi tutti i post del manuale: Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)!


mercoledì 16 ottobre 2013

Il cerchio capovolto vol.4 - libro ospite

1. “Papavero rosso” (Francesca Tibo): durante gli anni della seconda guerra mondiale, un prete di campagna deve tenere a bada un gruppo di fascisti che si è piazzato nella sua chiesa, ma dovrà anche tenere fede al suo ruolo e combattere il disgusto scaturito dall’orrore incombente. 

2. “Malalingua” (Rosalba Risaliti): in un futuro immaginario, assieme al titolo di Miss si vince la Laurea (!). Una giovane e bella neolaureata viene condotta in una riserva abitata da strani esseri umani, rimasti ancorati agli usi e ai costumi di un tempo lontanissimo. La ragazza entrerà presto in contatto con un’anziana del luogo, con conseguenze impensabili per una delle due. 

3. “Il pollo immortale” (Andrea Di Meo): uno scienziato un po’ folle e un po’ imbranato scopre il siero della vita eterna e lo inietta in un pollo. Da quel punto in poi iniziano le incredibili traversie del pennuto. 

4. “Una bionda per la vita” (Alessandra Scifoni): un cappello racconta, dal suo punto di vista, la vita – e le scelte di vita – compiute dall’uomo che lo indossa. 

5. “Congedi” (Guido Marcelli): racconto unico diviso però in tre sequenze indipendenti fra loro, ognuna destinata a illustrare un congedo. Nella prima sezione il protagonista è un uomo colpito da un ictus, nella seconda “assistiamo” al dialogo tra un’anziana e la figlia della sua migliore amica, nel terzo seguiamo un uomo che – nuotando nell’oceano – suo malgrado si allontana troppo dalla riva. 

6. “Neanche la morte” (Andrea Tavernati): due spacciatori rinvengono, steso su una panchina situata nel loro territorio, un vecchio addormentato. Più per irriderlo che per fargli seriamente del male, lo afferrano e lo buttano giù per una piccola scarpata. Il giorno dopo il vecchio è di nuovo lì, sulla panchina, senza nemmeno un graffio. Uno dei due spacciatori invece è scomparso… 

7. “Il condannato” (Gabriella Grieco): racconto kafkiano, nel quale la voce narrante tenta di ricostruire le tappe che l’hanno condotta dietro le sbarre. 

8. “Le cavalline notturne di Brigthinwood Manor” (Ilaria Tuti): nella seconda metà dell’Ottocento, un giovane ricercatore viene accolto in una famiglia di mecenati inglesi – gli Howell – per svolgere alcune osservazioni scientifiche nei dintorni. Quel che gli Howell ignorano è la precisa natura degli studi compiuti dal giovane emulo di Charles Darwin… 

9. “Giusto per riprendermi la dignità” (Verdiana Maggiorelli): uomo sui cinquanta, disoccupato, probabile beone, odia la moglie (e crede di essere abbondantemente ricambiato) in quanto colpevole di avergli succhiato la vita e gli anni migliori. Come risolvere l’infelice vita di coppia e riprendersi la dignità? Meditando l’omicidio, ovvio. Ma tra il dire e il fare… 

10. “Il vento” (Francesca Tibo): un arzillo ottantottenne parla del suo rapporto con la Morte, che sente sempre più vicina. Talmente vicina che, abituato a intravederla agli incroci della vita, oramai non la teme più. Un bicchiere di buon vino basta a esorcizzarla. Poi però l’ora fatale arriva sul serio, e le cose si fanno più complicate.


Titolo: Il cerchio capovolto vol.4
Autore: AA.VV.
Prezzo: 8,90€
Pagine: 104
Editore: I sognatori


mercoledì 9 ottobre 2013

Le basi del sapere

Per capire quanto è sana una società non serve misurare il PIL, controllare lo SPREAD, vendere i BOT e i BTP. Per capire lo stato di salute di una società basta entrare in una scuola.
Inutile dirlo che l'Italia è nella m...
Lasciamo perdere le infrastrutture, i banchi del dopoguerra, le finestre che cadono in testa agli alunni, le costruzioni sismiche, lasciamo perdere anche il fatto che si fa un gran parlare della digitalizzazione dei testi, delle postazioni informatizzate. Lasciamo perdere la fantascienza ed entriamo in biblioteca.
[...]dal 1998 al 2012 le scuole che hanno una biblioteca sono scese dal 97 all'89%. I volumi posseduti in media sono 3.071 (1.701 per le elementari, 2.177 per le medie e 6.142 per le superiori), appena 4,7 a studente, si tratta di locali in media di 57 metri quadri con 15 postazioni per la consultazione, ma il 20% delle scuole dichiara una biblioteca di appena 27 metri quadrati, contro un 20% che può vantare strutture più adeguate tra i 240 e i 400 metri quadrati. La spesa per queste strutture è crollata da una media di 1.549 euro (sic) nel 1998 a 1.189 euro annui nel 2012, per un totale, irrisorio, di circa 6 milioni in tutto il campione. Nel quindicennio considerato il numero di volumi acquistati da ogni scuola in media crolla da un misero 130 copie a 70 nel 2012. Il 62% apre solo su richiesta o con orari incerti, in ogni caso in media l'orario non supera le 3 ore e mezza al giorno! Si registra una forte concentrazione di un 20% di biblioteche che possiedono il 52,5% di tutto il patrimonio librario scolastico. Non mancano situazioni di assoluta eccellenza, ma la situazione generale è drammatica.[...] (© Paolo Peluffo - Il Sole 24 Ore)
La vera crisi non è qui e adesso. La vera crisi è quella che ci attende in un futuro spoglio di sapere e di cultura.



domenica 6 ottobre 2013

Under different stars - libro ospite

Se ogni cosa ha un prezzo, cosa sareste disposti a sacrificare in cambio del progresso scientifico, della salute, della felicità? E cosa per l’amore? In un futuro in cui gli scienziati hanno preso il posto di Dio, due mondi contrapposti sono destinati a scontrarsi.

Per un bambino di Southfield, il tredicesimo compleanno rappresenta la linea di demarcazione tra l’infanzia e la vita adulta. Nessuno sa cosa l’aspetti – prima – e nessuno vuole parlarne – dopo. Tom fu il primo del nostro gruppo.



Titolo: Under different stars
Autore: Giulia Menegatti
Prezzo: gratis
Formato: epub, mobi
Editore: THe iNCIPIT


domenica 29 settembre 2013

Il funerale della balena

Scrivere un libro significa anche (o sopratutto) seminare parte della propria coscienza e del proprio essere in un campo, dove tutti possano andare a goderne i frutti, mangiarli o anche solo ammirarne il colore.
Il funerale della balena è il campo dove Gian-Andrea Rolla ha piantato se stesso.
Lo si capisce dall'amore e dal rispetto per i personaggi che vivono nelle 180 pagine di questo libercolo nero.
Vivono è la parola esatta. Perché proprio la vita è la vera protagonista di questa storia, distillata in ogni sua essenza: passione, odio, cupidigia, genuinità, povertà, riscatto, ribellione...
Leggere Il funerale della balena è come sedersi al fianco di una vecchia nonna, davanti a un camino, con un infuso d'erbe e dei pasticcini, a rivivere un tempo andato che in realtà è ancora lì, nella sua memoria e nel tuo sangue. A rivedere vite passate eppure ancora tra noi.
Con questo romanzo Gian-Andrea Rolla fa quello che i grandi scrittori fanno da sempre: racconta storie degne di memoria.
O memorabili, se preferite...

Il romanzo rivista e aggiorna - in maniera personalissima - la grande tradizione del realismo magico sudamericano. Gian-Andrea Rolla ricostruisce le vicissitudini di tre famiglie (gli Omero, i Barca e i Castagna) destinati a incrociarsi, ne ripercorre la storia, le peripezie, i successi e i fallimenti, in una girandola di personaggi indimenticabili.
Sullo sfondo umori, profumi, colori della Liguria e dell'Africa, un ponte ideale che unisce realtà diverse ma un tempo vicine, quando il colonialismo e la Guerra condannarono "il mondo a essere peggiore di se stesso".
In un angolo, sempre presente, un inquietante e silenziosa figura, appollaiata "sui bei capelli ramati" di una ragazza, intenta ad "accarezzarle le guance con mani lunghe e verdi".

Titolo: Il funerale della balena
Autore: Gian-Andrea Rolla
Prezzo: € 9,90
Pagine: 182
Editore: I Sognatori



giovedì 26 settembre 2013

Spaghetti western - libro ospite

Un tetro cowboy che crede di essere il Messia, un baro professionista che crede di essere un cowboy, un cacciatore di taglie che crede di poter beffare la morte, uno sceriffo che crede che la sua sia una città tranquilla e un mucchio lettori che credono che io sia uno scrittore serio. E sbagliano.

L’avvoltoio volava lento, sfruttando il vento caldo del deserto. Li seguiva ormai da tre giorni, ma quei maledetti non volevano proprio decidersi a crepare: più in basso, molto più in basso, cavalcavano fianco a fianco due uomini.



Titolo: Spaghetti western
Autore: Ferdinando de Blasio di Palizzi
Prezzo: gratis
Formato: epub, mobi
Editore: THe iNCIPIT


domenica 22 settembre 2013

Quiz d'inchiostro - 3


La vignetta nasconde un romanzo del 1873 scritto da un grande visionario. Quale?

martedì 17 settembre 2013

E all'improvviso... niente - libro ospite

Nella tediosa Wikiville, cittadina un po’ più a sud di alcune e un po’ più a nord di altre, il tempo scorre sempre uguale a se stesso. Dag, indigeno indolente, non fa nulla per cambiare tutto questo, ma il “tutto questo” cambierà da solo. Forse.

Assuefatto alla decadente atmosfera di Wikiville (questo il nome della triste cittadina in cui viveva, per via della dozzinale onniscienza dei suoi abitanti, i quali potevano ben dire di sapere quasi nulla ma su tutto), Dag viveva le giornate sempre alla stessa maniera, ognuna identica a quella precedente e a quella prima ancora…



Titolo: E all'improvviso... niente
Autore: Le bricoleur de cigarettes
Prezzo: gratis
Formato: epub, mobi
Editore: THe iNCIPIT


giovedì 12 settembre 2013

Millantata cultura

Lo abbiamo fatto tutti, parlando con un amico si arriva a discutere di quel film famoso e noi, che forse siamo
gli unici a non averlo visto, per non svelare questa grave mancanza, mentiamo.
Eh, sì, la parte in cui salgono sui banchi è memorabile...
Si fa così, ci si aggrappa a quelle scene che conoscono tutti, a una trama da wikipedia, e ci si barcamena. Solo per non ammettere la propria lacuna.
Con i libri, ovviamente, vale la stessa cosa, anzi, forse vale di più. Perché il libro fa più cultura e quando si finge di averne letto uno solitamente si va su nomi grossi, altisonanti. Per mostrare una certa (finta) cultura.
Ma quali sono i libri più millantati? Ci ha pensato il The Guardian a fare una classifica: 1984, Guerra e Pace, Grandi speranze si dividono il podio, seguiti da altri grandi titoli della letteratura.
E voi? Avete mai finto d'aver letto un libro? Vi riconoscete in questi titoli?
Tra quelle in classifica quali sono le vostre finte letture preferite?
Quale grande romanzo fingi di aver letto?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  

domenica 8 settembre 2013

La splendida terra della luce - libro ospite

Terra di bellezze naturali, benedetta da Dio, con la luce del sole che la scalda per circa trecento giorni l’anno. Passioni e tradimenti che distruggono delle amicizie, perdonate, però mai ricuperate.
Nuove scoperte, nuovi orizzonti, il sogno di diventare giornalista. Ma la vita riserva a Susy molte sorprese, delusioni e un grande amore capace di superare tutto. Un’amicizia forte tra due ragazze nasconde il dubbio dell’omosessualità. Il fratello che Susy non aveva conosciuto appare all’improvviso e le loro vite s’intrecciano. Il dolore per la scoperta di un figlio autistico. L’amore, senza di esso la felicità non esiste.


Titolo: La splendida terra della luce
Autore: Socorro Maria Rocha Adriano
Editore: youcanprint
Prezzo cartaceo: 9,90€
Prezzo ebook: 4,90€

giovedì 5 settembre 2013

Appunti di un libero pensatore - 3

Ci sono mattine che mi chiedo perché mi sto alzando. Quasi tutte a dire il vero. Una vita senza uno scopo, senza nessuna motivazione, non si può esattamente chiamare vita.
Che soddisfazione c'è nello spiegare per l'ennesima volta all'idiota di turno cos'è e come s'installa un driver? Ha un senso tutto questo? Beh, sì, per l'idiota di turno ce l'ha, e forse anche per qualche mio collega. Per me no.
© thejwalksy - deviantART
Non è mio, non mi appartiene, non mi lascia nulla. E così ogni mattina mi chiedo: perché?
Credo sia finita un'epoca.
Forse perché non suono più nella banda, oppure perché ho perduto Angela, o meglio ancora perché lavoro per inerzia. Fatto sta che lo percepisco, così come si sente l'olio sulle dita, lo scivolare di un attimo nel nulla.
"C'è un tempo per ogni cosa, anche per il nulla."
Il momento di un'evoluzione è giunto, o meglio di una rivoluzione. Ma la gente non se ne rende conto, ci accontentiamo tutti di guardare il nostro piccolo giardino e non vogliamo vedere la discarica che hanno costruito fuori.
Ci culliamo in false sicurezze che portano una felicità artificiale. E non ci rendiamo conto della necessità di avanzare, crescere, imparare. Evolverci, appunto.
Certi giorni mi sento così immobile, come già sepolto. O ibernato, in attesa d'essere scongelato in un mondo finalmente più consapevole. Ma la verità è che non posso aspettare l'arrivo di qualcuno a svegliarmi.
"Agire. Non c'è di meglio da fare per sapersi vivi."
La verità è che questa vita è mia, questo tempo è mio, e se sta cambiando solo io posso decidere se cambiare con lui o restare congelato. O meglio, sepolto.


lunedì 2 settembre 2013

(S)top 5 del lunedì

Doveva riprendere oggi la mia rubrica settimanale con la classifica del libri più venduti in Italia nel grande (super)mercato editoriale.
Ma i dati riportano una verità ormai fin troppo nota: non è la cultura a muovere i lettori della nostra penisola.
Ci sono troppe sfumature di colori nella classifica di questa settimana, motivo per cui ho deciso di auto-censurarmi.
Non perché sia un vecchio bigotto, piuttosto perché sono un giovane illuso che crede ancora nell'antica arte dello scrivere (bene).

fonte panorama.

venerdì 30 agosto 2013

Il prezzo del sapere



Non voglio tenervi sulle spine, ve lo dico subito: 896,00 €*, se frequenti le scuole medie.
Se poi vuoi andare anche alle superiori devi aggiungere 728,60 €*
La conseguenza è che l'82% delle famiglie italiane avrà grosse difficoltà ad acquistare i libri di testo per i ragazzi.
Ma la scuola non è aperta a tutti?
L'istruzione inferiore (quella impartita per almeno otto anni) non è obbligatoria e gratuita?
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, non hanno forse diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi?
La Repubblica non rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze?
Sì, dovrebbe essere così visto che ho appena usato parole non mie ma dell'Art. 34 della Costituzione Italiana.
Dunque cosa sta succedendo?
La risposta è semplice ed è legata alla famosa crisi solo marginalmente: abbiamo smesso di guardare al bene futuro a vantaggio del profitto presente.
Il bene di tutti e il profitto di pochi, naturalmente...

 *fonte Federconsumatori

sabato 10 agosto 2013

Venghino signori, venghino!

Quella che vi propongo oggi è più di una recensione, è una vera e propria critica all'editoria moderna.
Lo spunto parte dal romanzo vincitore del Premio Bancarella, Ti prego lasciati odiare di Anna Premoli. Le parole sono di Pippo Russo, saggista e giornalista che scrive per l’Unità, il Messaggero, Il Riformista, Il Fatto Quotidiano, La Repubblica-Palermo.
Ecco riportato integralmente il suo articolo: Ti prego, lasciati mandare al macero, pubblicato il 3 agosto dall’Unità

Quale significato dobbiamo dare ai premi letterari nell’Italia di oggi? L’interrogativo è attuale più che mai dopo l’assegnazione del Premio Bancarella a “Ti prego lasciati odiare” di Anna Premoli. Un articolo editoriale etichettato come narrativa e pubblicato dalla Newton Compton nella sua ormai consolidata linea di produzione rosa sciocching. Già la confezione è un preannuncio di cosa attende il lettore: un titolo da rivistina d’epoca pre-femminista, una foto con faccina femminile manierata da catalogo della Vestro, e la solita fascetta acchiappa-lettori che ha fatto della casa editrice romana la regina assoluta dell’Era Fascettista. In questo caso, la formula fasciante è particolarmente allusiva: “Se è un caso letterario ci sarà un perché”. E a dire il vero, il perché lo abbiamo trovato. Ma temiamo che sia diverso da quello indicato dall’autrice e dal suo editore fascettista. Questo libro è davvero un caso letterario perché ci dice in maniera inequivocabile quale sia il livello toccato dall’industria editoriale italiana. Premi letterari compresi, che di quell’industria sono ormai stracca appendice.

La storia non merita soverchia attenzione, perché oltre a essere scritta in modo imbarazzante è d’una banalità ai limiti dell’insulto. Il canovaccio è il seguente. Lui e lei sono colleghi di lavoro e avrebbero tutti i motivi per detestarsi, e in effetti si detestano da anni. Lui è il rampollo di una famiglia britannica di sangue blu con tanto di parenti appassionati di caccia, lei figlia d’una famiglia commoner impegnata in ogni possibile causa sociale e per di più vegetariana con qualche punta di veganesimo. Stereotipi della più grossolana fattura, ma fosse solo questo. Fra i due poco a poco scoppia l’amore e vince ogni ostacolo, senza che nell’intreccio venga risparmiato al povero lettore il quasi-naufragio della storia. Tutto come da Manuale del Romanzetto Rosa. Le vicende si svolgono in una Londra della quale viene menzionata soltanto qualche fermata della metropolitana. Avrebbe potuto ugualmente essere Parigi, o Sondrio, o Joppolo Giancaxio. Nessuno avrebbe notato la differenza. Ma ciò che davvero fa di questo prodotto librario un “caso letterario” è lo stile. Al quale, per ammissione dell’autrice allegata alla pagina dei ringraziamenti, ha contribuito Alessandra Penna, celebrata editor della Newton Compton. E questa è davvero una chiamata di correità.

Il libro ha un incipit desolante: “Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la devo fare! Ma poi commetto un errore: guardo l’orologio. Oddio, non ce la posso fare…”. Non sembra il blog di una ragazzina di seconda media? È solo l’inizio. L’autrice utilizza delle similitudini imbarazzanti: “aspra come una mora colta molto prematuramente” (pagina 11); “il tono è mutato all’istante ed è diventato freddo come il Polo Nord” (pagina 13); “Lo sguardo che gli rivolgo potrebbe gelare i pinguini del Polo Sud” (pagina 87; e evidentemente l’autrice teneva a rispettare la par condicio fra i due Poli); fino al banalissimo “il tono è tagliente come una lama” (pagina 73). Quest’ultimo passaggio cita un luogo comune fra i più abusati. E su questo piano Premoli è davvero un caso letterario, perché saccheggia la lista delle formule stereotipe lasciandone inutilizzate non più di tre o quattro. Nelle pagine del libro trovate infatti: “bianco come un lenzuolo” (pagina 15); “abbiamo bevuto come spugne” (pagina 18); “non avevo mai fatto male a una mosca” (pagina 24); “si sciolgono come neve al sole” (pagina 31); “puntuale come un orologio svizzero” (pagina 33); “come pesci fuor d’acqua” (pagina 47); “silenzio funereo” (pagina 52); “Mi vergogno come una ladra” (pagina 53); “tesa/o come una corda di violino” (pagine 54 e 71); “ci guardiamo in cagnesco” (pagina 56); “via il dente via il dolore” (pagina 103); “tacco vertiginoso” (pagine 105 e 110); “l’occasione servita su un piatto d’argento” (pagina 118); “Tra le braccia di Morfeo” (pagina 138); “Cosa bolle in pentola” (pagina 160); “dopo aver dormito tutta la notte come un ghiro” (pagina 174); “rossa come un peperone alla griglia” (pagina 229); “c’è del marcio in Danimarca” (pagina 229); “Non mi importa un fico secco” (pagina 242); “religioso silenzio” (pagina 289); “portare acqua al mio mulino” (pagina 290); “noi siamo due elefanti in cristalleria” (pagina 291). Un’altra caratteristica dell’autrice è la refrattarietà al punto di domanda. Ve ne riportiamo solo alcuni esempi, perché i frammenti sono davvero tanti: “E chi può saperlo” (pagina 121); “E io cosa ne so…” (pagina 175); “Cosa c’entra” e “Certo, come no” (entrambi a pagina 235) “Certo, come no” (ripetuto a pagina 241); “a chi vuoi darla a bere” (pagina 259). Ma ciò che davvero fa di “Ti prego lasciati odiare” un caso letterario sono gli strepitosi nonsense. Si parte da pagina 23 con “dopo un anno di lotte di quartiere”, che avrebbe dovuto essere “lotte senza quartiere”. A pagina 98 si legge un tragicomico “per forze di causa maggiore”.  Memorabile il frammento a pagina 224: “Al massimo sono inciampata per sbaglio”. E già, perché di norma s’inciampa di proposito. Soprattutto, a pagina 227 c’è un ossimoro che potrebbe essere studiato nelle scuole d’italianistica: “azzardo prudentemente”.

Non ci fa mancare davvero nulla, Premoli. Non la frase che esprime altissima grazia femminile (“Ecco perché trovarmi improvvisamente cullata come una cosa preziosa mi riduce a una polpetta”, pagina 212), né il refuso che prende la forma dell’agghiacciante errore/orrore d’ortografia (“c’è l’ha”, pagina 286). A pagina 118 c’è un frammento che meglio di tutti esprime la poetica di Premoli: “Paiono passare lunghissimi minuti di silenzio assordante, il che è un controsenso, lo so, ma cosa ci posso fare?”. Ma l’apice si tocca a pagina 163, quando alla protagonista tocca salire in sella a un cavallo dal nome particolare: “è una femmina di nome Luna, e spero che sia davvero l’opposto del pianeta che ricorda”. Dunque secondo Anna Premoli la Luna sarebbe un pianeta. La sua editor, che l’ha invitata a rileggere il libro “soppesando ogni singola parola” (pagina 316) non ci trova nulla da ridire. E i giurati del Bancarella, anziché suggerire all’autrice di tornare alle elementari, la premiano. Questo è fuor d’ogni dubbio un caso letterario. E sarebbe bene che se ne parlasse parecchio. 
©Pippo Russo 

domenica 4 agosto 2013

L'esordio in numeri

Navigando (virtualmente) si fanno strani incontri. Sono incappato in un ritaglio di giornale (Repubblica di non so quando ma recente) in cui si parlava di autori esordienti ed editoria.
Mi ha colpito particolarmente questo riassunto in numeri:

Proviamo un po' ad approfondire questi dati.
10000 non sono solo i libri pubblicati, ma anche le case editrici italiane (poco meno a dire il vero, ma se approssimiamo per eccesso di qualche centinaia ecco che ci siamo).
Già questo mi fa pensare che il giornalista abbia fatto una stima ottimistica. Un libro all'anno per casa editrice? Ma stiamo scherzando?
E poi il self-pubblishing dove lo mettiamo?
Io un dato ufficiale non ce l'ho ma così, se proprio devo azzardare, credo che in Italia esca una nuova opera ogni 10 minuti...
5000 euro. Qui dicono che è un anticipo. Vi sfido a trovare un esordiente che abbia visto questa cifra (o anche una sua frazione): sarà più difficile dello scovare il famoso ago nel pagliaio.
Impresa più semplice invece trovarne di quelli che l'hanno spesa quella cifra. Per pubblicare, ovviamente! Non ci credete? Leggete qui!
5%. Questo mi pare un valore sensato. C'è anche chi te ne offre di più, 10 o 20%, tanto delle spese di stampa sono rientrati con quello che li hai pagati e non avranno ulteriori spese di distribuzione, i libri te li dovrai vendere da solo!
50000. Non avendo mai conosciuto nessuno che possa avvalorare o confutare questo numero, posso solo fidarmi e farne l'obbiettivo da raggiungere per la mia prossima pubblicazione. Mi darete una mano?


martedì 30 luglio 2013

Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)! - 6

Persone e personaggi


Micheli è uno scrittore che ha un rapporto molto intimo con i suoi personaggi, per questo è a lui che chiedo d'illuminarmi sull'argomento.
«Per costruire un personaggio che funzioni devi prima di tutto ascoltarlo: sarà lui a dirti chi è e cosa vuole fare.»
Un concetto semplice e allo stesso tempo complesso: un personaggio è ben strutturato quando ha un'identità propria, una coscienza, un codice etico e morale, abitudini, preferenza. Quando ha una vita, insomma.
Se si rispetta questa "vita" il personaggio sarà forte, quasi reale.
«Un buon personaggio deve tendere ad essere persona. Attenzione: tendere senza esserlo mai. Le persone sono spesso troppo complicate e più sono complicate e meno appaiono interessanti. Per capirci: probabilmente anche Harry Potter ha avuto problemi di acne ma farci un capitolo sopra sarebbe stato poco accattivante.»
Un personaggio riuscito quindi è un abile equilibrio tra una creatura narrativa e una persona reale: abbastanza vero da appassionare il lettore e permettergli d'immedesimarsi, non tanto però da arrivare ad annoiarlo.
«Altra cosa importante poi e come presentarli» aggiunge Aschenbach «ricorda quanto detto prima: non descriverlo, raccontalo tramite ciò che è e quello che fa. Se sei bravo sarà il lettore a immaginarlo.»

Fai un esercizio: cerca una persona che conosci e trasformala in un personaggio. Scegli alcune caratteristiche (positive e negative) essenziali e portale sul tuo personaggio, poi fallo vivere in un racconto di 10000 caratteri.


Leggi tutti i post del manuale: Come scrivere un romanzo e vivere felici (senza pubblicare)!


mercoledì 24 luglio 2013

Appello ai Lettori

Nel 2011 il 54,7% degli italiani* non ha letto né comprato neppure un libro.
Il 30% di loro (teoricamente) ha pure una cultura elevata, sono dirigenti, professionisti, laureati.
C'è quindi più del 50% di probabilità che tu abbia smesso di leggere questo appello, perché non indirizzato a te.
Le pubblicazioni però aumentano e talvolta diminuiscono anche i prezzi. La grande editoria stampa qualsiasi testo vagamente commerciale che con un buon merchandising può diventare best-seller.
Se stai ancora leggendo forse sei tra i lettori che (almeno) acquistano questi titoli, trovati sui giornali, visti alla TV.
Quasi sicuramente però non sai nulla della piccola editoria.
Vicino alle grandi major del libro, in Italia, proliferano centinaia di piccoli editori. Molti vivono facendo i tipografi e spillando migliaia di euro agli scrittori che s'illudono nella fiera delle vanità.
Altre invece cercano di dare voce, con le sole proprie forze, a bravi autori ignorati dalla grande industria del libro. Queste realtà però stanno lentamente morendo, sotto i colpi della crisi e dell'indifferenza.
Ma qualcuno non si arrende, come Aldo Moscatelli della casa editrice I Sognatori, che ha selezionato 100 scrittori e ha fondato la prima Factory editoriale italiana: un incrocio tra una casa editrice, una scuola di scrittura, un’associazione di autori (aspiranti, esordienti, pluri-pubblicati), un’agorà… e una specie di banca del tempo.
Un luogo, insomma, dove editore e autori s'incontrano per mettere in comune il loro obbiettivo principale: crescere insieme.
Una nuova forma di fare libri quindi, più moderna, ambiziosa, solidale, che cercherà di prevaricare i limiti della piccola editoria, che vorrà fare cultura seriamente.
Io ho l'onore di farne parte come scrittore.
Tu potresti entrare a farne parte come lettore, se ascolterai questo mio appello.
Non devi fare altro che iscriverti alla mailing list mandando una mail con nome e cognome a: info@casadeisognatori.com
C'è un solo rischio: scoprire la voce di bravi autori che nessun altro vuole farti ascoltare...


*dati dell'Associazione Italiana Editori su cittadini oltre i sei anni.

sabato 20 luglio 2013

I trafficanti dell'ombra - libro ospite

La giovane torinese Laila Volpe incontra Evindi Mott, alla lezione di antropologia culturale del professore Debrossac. L’incontro in apparenza casuale era in realtà voluto dal ragazzo africano nel quadro di una sua prova di iniziazione, nella società dei suonatori di Mvett. Ma dopo averlo sorpreso in flagrante, il professore Debrossac lo convincerà ad aiutarlo per ritrovare sua figlia scomparsa misteriosamente in Torino. Evindi Mott accantonerà successivamente i suoi primi progetti per Laila e, insieme al professore,aiuterà la ragazza a dare un taglio ai suoi incubi ricorrenti. In questo contesto, Laila conoscerà l’esistenza delle “monete del fato” e imparerà che la sfortuna non è nient’altro che il risultato di un’attenta manipolazione di certe entità, da parte di coloro che hanno la conoscenza di alcune leggi della natura. L'acquisizione di questo sapere da parte di Laila, scatenerà l’ira di coloro che tenevano un cospicuo traffico delle sue capacità intellettuali e delle sue chance.
Come mai ci si riduce a vivere un’esistenza poco gratificante quando in realtà, sembravamo promessi ad un grande destino?
Come mai un progetto che sembrava ben partito fallisce improvvisamente?
Ecco il tipo di domande alle quali Laila riceverà una risposta non necessariamente razionale, ma sicuramente convincente.

Titolo: Laila Volpe e Evindi Mott - I trafficanti dell'ombra
Autore: Man Ekang
Prezzo ebook: 3,03 €
Prezzo cartaceo: 18,12 €


giovedì 18 luglio 2013

Da leggere

Questa non è una recensione.
Il motivo è molto semplice: non si possono recensire l’esperienza e le opinioni di un uomo. Le si prendono così come sono, condividendole o criticandole.
E dopo aver letto ciò che Aldo Moscatelli racconta nel suo pamphlet io, che ho la pretesa di spacciarmi per scrittore (esordiente), non posso che decidere di condividerle, in tutti i sensi.
Moscatelli, un vissuto nel mondo dell’editoria più che decennale, prima da scrittore e poi da editore con I sognatori, è persona con pochi peli sulla lingua e con una dialettica diretta e graffiante. E così è anche il suo testo, che spiattella in faccia a ogni membro della filiera editoriale le responsabilità di uno sfacelo annunciato.
È la piccola editoria, naturalmente, la vittima principale di questo disastro, che dalle righe di Le invio manoscritto. Attendo contratto esce quasi senza speranza, condannata a vivere in un limbo di eterna noncuranza. E il carnefice è un sistema, un'intera società che Moscatelli definisce di plastica, fondata sull'apparenza piuttosto che sulla sostanza.
L'invito che faccio a tutti coloro che si dichiarano scrittori è di leggere questo piccolo saggio. Se dopo avrete ancora voglia di affrontare la realtà indiscutibile che Moscatelli presenta, allora potrete continuare a fregiarvi di quel titolo. E cominciare a rimboccarvi le maniche...



sabato 13 luglio 2013

Tira più un pel...

Pare che Goodreads, il social network dei libri, abbia condotto un sondaggio.
Così, per noia forse.
Ed ecco allora che scopriamo la top 5 dei classici più abbandonati di sempre (c'è anche quella dei best seller ma sinceramente, interessa a qualcuno?):

1 comma 22 Comma 22 di Joseph Heller
Bompiani
Pagine: 470

2 signore degli anelli Il signore degli anelli di John R. R. Tolkien
Bompiani
Pagine: 1380

3 ulisse Ulisse di James Joyce
Mondadori
Pagine: 741

4 moby dick Moby Dick di Herman Melville
Mondadori
Pagine: 588

5 La rivolta di Atlante La rivolta di Atlante di Ayn Rand
Corbaccio
Pagine: 515

Tutti tomi di un certo peso, non c'è che dire. Il fatto è che leggere stanca, lo sappiamo bene . Ecco infatti i motivi principali per cui si abbandona la lettura:
  • lento, noioso (46,4%) 
  • scritto male (18,8%)
  • estremamente stupido (8,8%)
  • una trama ridicola o inesistente (8,5%)
  • non mi piace il protagonista (4,9%)
Mi domando però una cosa: non sarebbe più sensato valutare quali sono i motivi per cui la gente legge? Non sarebbe più corretto sponsorizzare la positività della lettura piuttosto che i lati negativi?
Chissà, forse no.
Perché per taluni pare che anche nella lettura il motore principale che spinge a comprare un libro sia sempre lo stesso. Guardate quali articoli mi ha suggerito ieri "Google Alert" per l'argomento letteratura e giudicate voi: