lunedì 1 ottobre 2012

2012

Guardo la strada, mentre un'auto mi porta al lavoro sputando fumo grigio nell'aria. Guardo fiumi di catrame graffiati di gomma, ciminiere eruttare vapore e veleno, barriere di cemento sorreggere muri di calcestruzzo.
Guardo formiche umane agitarsi dentro abitacoli di latta, topi imprigionati in un esperimento che inseguono inutilmente l'uscita del labirinto.
Guardo uno schermo luminoso, seduto a un tavolo che chiamo ufficio. Guardo questo labirinto senza porte, dove ogni cliente è nuovo formaggio e alimenta illusioni di agiatezza e libertà.
Guardo una società immobile al cospetto della ricchezza, schiavi costruire piramidi con la chimera di abitarle.
Guardo rivoluzioni di affamati e disillusi che chimere non ne ricordano più. Guardo gioventù fossilizzate in divani, ipnotizzate da sogni di pecore elettroniche, in piaceri usa e getta come hamburger di un fast-food.
Guardo belve cresciute nell'odio esplodere di rancori tra le chiese del mondo, la morte dilagare come ombra al tramonto in nome dell'amore di dio.
Guardo e non vedo.
Mentre l'opulenza dell'uomo schiaccia il cadavere del mondo.

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