venerdì 12 ottobre 2012

L'acchiapparatti

Premetto che sono molto critico nei confronti del fantasy, forse proprio perché è un genere che mi piace molto. E devo dire che L'acchiapparatti mi ha colpito in modo particolare. Prima di tutto per la capacità di uscire dai soliti schemi fatti di eroi, draghi e magie epiche. E poi per l'abilità di Barbi nel saper creare personaggi che non solo si leggono ma si vivono. E azioni che si muovono davanti agli occhi come immagini nitide, e una storia che ti avvolge tra le sue spire oscure e goliardiche.
Una lettura piacevole, divertente e coinvolgente. A volte non serve altro a un bel libro!


Pochi a Tilos conoscono il nome di Ghescik. Lui è soltanto il becchino, l’ometto gobbo e storpio che vive al cimitero, ai margini del paese. Pochissimi sanno che coltiva una passione insana per la feldspina e gli scritti antichi. Solo lo squinternato acchiapparatti gli è amico.
Notte fonda. Al sicuro tra le mura della casa-torre diroccata, Zaccaria sta rimproverando uno dei suoi gatti quando qualcuno bussa alla porta. Il becchino si presenta con un libro rilegato in pelle scura, che sostiene di aver vinto grazie a una scommessa con lo speziale. Risale a epoche in cui la magia non era stata ancora messa al bando e sembrerebbe contenere le memorie di un defunto negromante. Ghescik non fa parola del misterioso diadema che ha rinvenuto la notte precedente in un sotterraneo della «torre maledetta», ma per scoprire se certi suoi sospetti sono fondati ha un solo modo: far tradurre il libro a Zaccaria che, inspiegabilmente, ha sempre avuto grandi doti come decifratore delle lingue arcane…
Inseguiti dagli sgherri dello speziale, becchino e acchiapparatti si ritroveranno nei meandri di una vicenda terribile che coinvolgerà una compagine di personaggi inconsueti: un cacciatore di taglie sfigurato, una prostituta dalle molte risorse, un gigante che parla per proverbi sgrammaticati e una schiera di feroci tagliagole.
Quale legame esiste tra il misterioso diadema e la terrificante creatura rinchiusa da secoli nelle segrete di Giloc?
Un viaggio rocambolesco, tra presagi e inganni, esecuzioni ed evasioni, attraverso atmosfere cupe e sanguinarie che rievocano gli aspetti più grotteschi dell’Alto Medioevo. Una storia avvincente, tanto insolita quanto indimenticabile, in cui convivono suspense e orrore, tenerezza e ilarità.


Titolo: L'acchiapparatti
Autore: Francesco Barbi
Prezzo: € 18,50
Pagine: 466
Editore: Dalai

lunedì 1 ottobre 2012

2012

Guardo la strada, mentre un'auto mi porta al lavoro sputando fumo grigio nell'aria. Guardo fiumi di catrame graffiati di gomma, ciminiere eruttare vapore e veleno, barriere di cemento sorreggere muri di calcestruzzo.
Guardo formiche umane agitarsi dentro abitacoli di latta, topi imprigionati in un esperimento che inseguono inutilmente l'uscita del labirinto.
Guardo uno schermo luminoso, seduto a un tavolo che chiamo ufficio. Guardo questo labirinto senza porte, dove ogni cliente è nuovo formaggio e alimenta illusioni di agiatezza e libertà.
Guardo una società immobile al cospetto della ricchezza, schiavi costruire piramidi con la chimera di abitarle.
Guardo rivoluzioni di affamati e disillusi che chimere non ne ricordano più. Guardo gioventù fossilizzate in divani, ipnotizzate da sogni di pecore elettroniche, in piaceri usa e getta come hamburger di un fast-food.
Guardo belve cresciute nell'odio esplodere di rancori tra le chiese del mondo, la morte dilagare come ombra al tramonto in nome dell'amore di dio.
Guardo e non vedo.
Mentre l'opulenza dell'uomo schiaccia il cadavere del mondo.