giovedì 28 giugno 2012

Parole morte

Durante tempi strani e in bilico come quelli in cui viviamo anche la lingua subisce continue trasformazioni, spesso parole dal significato apparentemente ovvio subiscono vere e proprie metamorfosi. Oggi, ad esempio, molti dibattono chiedendosi: cos'è un diritto?
Il dizionario della lingua italiana ci propone diverse opzioni.
In senso figurato questo termine può far riferimento a un uomo onesto, che agisce in modo corretto e appunto diritto. Basta guardarsi attorno per scoprire l'assoluta impossibilità di applicare questa definizione.
Ma il diritto è anche la faccia principale di una moneta. Una moneta unica probabilmente. Una moneta sparita dalle nostre tasche e in via d'estinzione...
Sicuramente però tutti riconosciamo nel diritto quel complesso di norme che regolano i rapporti sociali con carattere di obbligatorietà, la conseguente scienza che ha per oggetto di studio tali norme e la metodologia per aggirarle o scriversele ad personam.
Se c'è però una definizione ricunosciuta da tutti per la parola diritto, cioè quella di facoltà, tutelata dalla legge, di esigere da altri qualcosa. Ad esempio la nostra Costituzione riconosce il lavoro come un diritto.
Quindi chiunque ne abbia la volontà può pretendere un lavoro all'interno della società civile, pretesa che deve essere tutelata per legge in modo che il suo diritto non venga usurpato o che allo stesso modo lui non ne abusi.
Ma forse, a ben pensarci, questa legge non è all'altezza... e allora forse è vero quel che si dice, il lavoro non è più un diritto.
Allora cos'è un diritto?
Nient'altro che parola morta...
Anzi, no, nel tennis, resta quel colpo dato alla palla dopo aver piegato il più indietro possibile la racchetta.
Se togli le scommesse, lo sport ci salva ancora...



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