lunedì 23 aprile 2012

Spam


C'è un metro per misurare il benessere di una società decisamente più preciso della barra campione di platino-iridio un tempo conservata a Parigi come unità di musura.
Questo metro si chiama pubblicità.
Non parlo di quella che passa di 30 secondi in 30 secondi nel mezzo delle vostre trasmissioni preferite (ammesso che ne abbiate ancora), di quella spesso divertente, irriverente, provocatoria piena di musica e colori che infesta radio e TV. Parlo della forma di pubblicità più becera e insistente, quella fatta per colpire il tessuto più debole della società: lo SPAM.

L'altro giorno ho aperto la cartella spam della mia posta elettronica e ho compreso la misura di un problema reale e inconfutabile: c'è crisi.


Un tempo queste estenuanti mail provenienti da omonimi clonati o da esotici nomi stranieri mi proponevano orologi, medicinali, miracolose prestazioni sessuali. Oggi mi offrono un lavoro...
"Guadagnate 115 euro l'ora aiutando i malati"
"100 euro l'ora per il vostro tempo libero"
"assistenti a distanza per 110 euro l'ora"

Cifre da far girare la testa. Perché farlo a tempo pieno un lavoro così sono 4000 euro la settimana, 16000 al mese, e toglici pure le tasse, io mi licenzierei subito se fosse vero.
Già, se fosse vero...

Che fine farà questa società? Forse la stessa della famosa carne SPAM nello sketch dei Monty Python: chiusa in una scatola e poi servita con ogni pietanza sul piatto degli ingordi signori del mondo.
A cui auguriamo una dolorosa indigestione. 



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