lunedì 23 aprile 2012

Spam


C'è un metro per misurare il benessere di una società decisamente più preciso della barra campione di platino-iridio un tempo conservata a Parigi come unità di musura.
Questo metro si chiama pubblicità.
Non parlo di quella che passa di 30 secondi in 30 secondi nel mezzo delle vostre trasmissioni preferite (ammesso che ne abbiate ancora), di quella spesso divertente, irriverente, provocatoria piena di musica e colori che infesta radio e TV. Parlo della forma di pubblicità più becera e insistente, quella fatta per colpire il tessuto più debole della società: lo SPAM.

L'altro giorno ho aperto la cartella spam della mia posta elettronica e ho compreso la misura di un problema reale e inconfutabile: c'è crisi.


Un tempo queste estenuanti mail provenienti da omonimi clonati o da esotici nomi stranieri mi proponevano orologi, medicinali, miracolose prestazioni sessuali. Oggi mi offrono un lavoro...
"Guadagnate 115 euro l'ora aiutando i malati"
"100 euro l'ora per il vostro tempo libero"
"assistenti a distanza per 110 euro l'ora"

Cifre da far girare la testa. Perché farlo a tempo pieno un lavoro così sono 4000 euro la settimana, 16000 al mese, e toglici pure le tasse, io mi licenzierei subito se fosse vero.
Già, se fosse vero...

Che fine farà questa società? Forse la stessa della famosa carne SPAM nello sketch dei Monty Python: chiusa in una scatola e poi servita con ogni pietanza sul piatto degli ingordi signori del mondo.
A cui auguriamo una dolorosa indigestione. 



mercoledì 18 aprile 2012

Dimissioni

Addì, 6 giugno '06

All'att.ne dell'Onnipotente e dei Santissimi Arcangeli
Gli anni trascorsi in Vita sono stati per me motivo di crescita personale e, nonostante le numerose incomprensioni, sereni. Penso però sia giunto per me il momento di cercare un nuovo percorso che mi permetta di realizzare rinnovate prospettive seguendo le mie potenzialità.
Spero infatti converrete con me che l'impiego fatto della mia persona in Vita è stato per molti versi demotivante.
Sebbene in modo non sempre convenzionale, ho comunque rispettato i dettami della Direzione e le regole imposte. Questo buon servigio però non è mai stato ricompensato in nessun modo.
Per anni mi sono alzato presto la mattina, sono andato al lavoro, ho risposto al telefono e firmato progetti, sono tornato a casa, ho cenato, sono andato a dormire pronto per ricominciare tutto il giorno dopo. E come mi avete ripagato? Sono diventato l'ingranaggio di un sistema cieco ai bisogni delle persone ma rapido nel soddisfare il benessere dei singoli potenti e prepotenti. Sono stato usato, schiacciato, annullato. Ma ho continuato, perché lo facevano in tanti.
Allora ho riposto le mie speranze nell'amore. Voi mi conoscete meglio di chiunque altro, sapete con quanto rispetto e ammirazione ho sempre guardato le donne e con quanta dedizione sono stato pronto a offrire tutto me stesso a chi, tra loro, mi avesse donato il suo cuore a pari condizioni.
Invece, avete condotto sulla mia strada solo donne pronte a calpestare quel cuore che porgevo loro sempre con rinnovato ardore, mentre altre che avrebbero saputo ricambiare rendendomi finalmente felice, finivano tra le braccia di uomini che non sapevano neppure cos'era l'amore. Ma ho resistito, e non sono stato il solo.
L'ho fatto perché ho creduto nel futuro, certo del vostro progetto sull'umanità. Poi però mi sono soffermato a guardare dove sta andando quest'uomo di cui siete tanto fieri.
Cambiano gli eserciti e le armi ma le guerre si combattono da 4000 anni, praticamente sempre per gli stessi motivi. Si sprecano fiumi di buone parole ma il pianeta cade a pezzi, sfruttato, deturpato, preso a picconate dal suo abitante più intelligente.
L'uomo è portato all'autodistruzione e, per quanto i vostri emissari vogliano convincerci del contrario, è evidente che sta già accadendo: la Vita sta fallendo.
È per questo motivo che, nel rispetto del contratto sottoscritto, con rammarico rassegno da essa le mie dimissioni. E me ne vado all'Inferno. 
In fede
MF
Lettera con cui ho partecipato all'edizione 2011 del Festival delle lettere.

domenica 1 aprile 2012

Comunismo

Questa libreria non è il nuovo modello Billy proposto da un noto arredatore svedese, e l'uomo in guanti e felpa viola non è un eccentrico miliardario con un salotto che sembra una piazza.
Questa è davvero una piazza, a Colonia, in Germania, e la libreria in questione si trova a disposizione di tutti.
Come funziona?
Arrivi, apri la vetrinetta (come faresti a casa tua, senza bisogno di codici d'ingresso, schede magnetiche o altri sistemi d'identificazione) prendi il libro che ti interessa e ne lasci uno che non ti serve più o che vuoi mettere a disposizione di altri.
Poi richiudi, torni a casa e leggi.
In sei settimane i 200 titoli sugli scaffali si rinnovano con un continuo flusso di parole e di sapere.
Un comunismo culturale che non ha bisogno di computer, monitor e tastiere.
Una rivoluzione timida e silenziosa che mette veramente a disposizione di tutti arte e conoscenza.

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