lunedì 16 gennaio 2012

Verità naufragata

Avevo rinunciato alle ferie di capodanno per potervi partecipare. La crociera. Anni fa avevo visto un servizio in TV girato su questi mondi galleggianti, con i loro ristoranti, i teatri, negozi, discoteche... e mi ero detto: un giorno voglio esserci anch'io lì, su quella realtà fatta di lustrini e festa.
E finalmente quel giorno era arrivato.
Mi era bastato vederla dal porto, vedere l'immenso muro bianco dietro a cui brulicava un'esistenza lontana da ogni preoccupazione, per pensare: sarà divertente! E anche il suo nome era un presagio di tranquillità e fratellanza: Concordia.
Avrete capito che di divertente c'è stato molto poco.
Eravamo a pranzo al momento dell'impatto. Anche il Capitano era seduto al tavolo degli ufficiali, proprio al fianco del mio. C'è stato il boato, sconvolgente, poi buio, urla, panico. Confesso, anch'io terrorizzato mi sono alzato e ho cercato nell'oscurità una via di fuga, benché non avessi la minima idea di dove andare. Poi è tornata la luce e ho visto la sala ormai vuota. Anche il Capitano non c'era più.
Ho vagato per non so quanto, cercando di tornare in cabina. C'era chi gridava "affondiamo", chi istericamente chiedeva a chiunque spiegazioni, chi semplicemente cercava di fuggire. Il personale di bordo provava a calmarci, forse per convincersi loro stessi che non stava accadendo nulla. Ma la nave si inclinava sempre di più.
Poi è arrivato l'allarme: abbandonate la nave.
Solo allora ho capito cosa dovevo fare. Più velocemente che potevo ho cercato di raggiungere le scialuppe. Ho dovuto litigarmi un salvagente con un cameriere filippino poi l'ho lasciato a lui, che mi sembrava più terrorizzato di me. Quando sono arrivato alla zona d'imbarco alle scialuppe, eravamo stipati come animali al macello. Ma personale di servizio si sforzava di farci mantenere la calma e di guidarci al sicuro. Mi hanno anche consegnato un giubbino di salvataggio.
Quasi senza rendermene conto sono stato spintonato verso la piccola imbarcazione gialla. Prima di salire ho visto per l'ultima volta il Capitano: stava dirigendo le operazioni di imbarco sulle scialuppe.
Siamo state una delle prime lance a scendere in mare e intorno a noi c'erano diversi passeggeri che, volontariamente o meno, erano finiti in acqua. Tra questi mi parve di vedere un bambino. Non so cosa m'è passato per la testa in quell'istante, so solo che un secondo dopo stavo nuotando per raggiungerlo. Ma non sono certo un campione di nuoto, ed è stata una fortuna che oltre a me anche un uomo dell'equipaggio si fosse buttato in soccorso. Aiutati me e il bambino a tornare sulla scialuppa, lui è rimasto in mare, per soccorrere altre persone.
La mia lancia invece è partita verso la terra ferma, dove altri angeli ci hanno accolto e grazie al quale io oggi torno a scrivere.



Vi chiedo scusa.
Quanto avete appena letto è frutto della mia fantasia. Il fatto è reale ma la cronaca inventata; io non so neppure nuotare.
Lo so, ora vi state chiedendo: a cosa dobbiamo credere se così facilmente possiamo essere ingannati?
Effettivamente me lo sto domandando anch'io. Perché nell'epoca della grande informatizzazione tutto ciò che è bianco contemporaneamente è anche nero.
E noi non sappiamo più cosa pensare...


Ciò che sinceramente posso fare è mandare un abbraccio ai parenti delle vittime e al Capitano che, comunque siano andati i fatti, porterà per sempre sulla coscienza il peso di quelle vite perdute.

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