mercoledì 25 gennaio 2012

Ricomincio da te

Quando Eloy Moreno, un informatico spagnolo trentasettenne ha messo la parola fine al suo romanzo, ha capito di aver scritto un libro importante. Quando non ha trovato un editore, ha deciso di pubblicarlo a sue spese. Quando non ha trovato un distributore, ha deciso di distribuirlo lui. Di libreria in libreria, ha entusiasmato i lettori e convinto i librai: in poche settimane ha venduto 3000 copie.

Ecco perché il primo libro di cui voglio parlare nel mio blog è un libro che non ho ancora letto: Ricomincio da te.
Perché è un simbolo di riscatto per tutti gli esordienti del mondo.


È un uomo come tanti. Una moglie, un figlio piccolo, un impiego in una società di software, colleghi, genitori, suoceri, giornate scandite dalla routine del lavoro, una vita famigliare ridotta a monosillabi di saluto la sera e la mattina, sempre più arida, sempre più marginale.
Eppure non è sempre stato così.
Da bambino aveva dei sogni: per esempio costruire un capanno per starci con il migliore amico. E quello è stato il suo primo e più grande fallimento: qualcosa è andato storto, quell’estate la sua infanzia è finita.
Ma adesso sente che è arrivato il momento di riprendersi il tempo che ha perduto, di riconquistare l’amore della moglie, la stima di se stesso.
Ha un piano per ricominciare, ma non osa nemmeno confessarlo alla moglie: ormai è così distante, indifferente, forse ha un altro. Lui sospetta di tutto e di tutti, si sente braccato a casa e in ufficio, organizza piani per vendicarsi di chi considera ormai i suoi ex: la sua ex moglie, i suoi ex amici, i suoi ex colleghi…
Ma il sogno rimane, e non è detto che nel modo più impensabile e assurdo non riesca a realizzarsi...




Titolo: Ricomincio da te
Autore: Moreno Eloy
Prezzo: € 16,40
Pagine: 379
Traduttore: Bogliolo S.
Editore: Corbaccio

mercoledì 18 gennaio 2012

Le differenze

Guardate bene questi uomini. Cosa li differenzia?


Il primo è un calciatore di serie B (del Gubbio).
Il secondo è un Capitano della Marina italiana.
Il terzo è il mio barbiere (si vede poco ma è lì, dietro il riflesso).

Allora, trovate le differenze? Vi aiuto ancora un po'.

Il primo, denunciando un tentativo di corruzione, ha dato il via alle indagini sul calcioscommesse che stanno sconvolgendo il mondo del pallone.
Il secondo è il capo della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno, e ha guidato da terra i soccorsi alla nave Concordia.
Il terzo... è il mio barbiere.

Avete capito? Non ancora? Tranquilli, non le trovate perché differenze non ce ne sono. In questo nostro mondo che funziona al contrario, infatti, possiamo chiamare tutti questi uomini EROI.
E cos'hanno fatto per meritarsi questo titolo?

Simone Farina ha scelto l'onestà.
Il Cap. De Falco ha fatto il suo dovere.
Il mio barbiare mi fa sempre la ricevuta fiscale.

Come? Dite che vi sembrano azioni normali, che chiunque dovrebbe fare?
Eppure queste persone vengono trattate da EROI (le prime due, per lo meno, sì).

Credo che tutti dovremmo chiederci perchè...


lunedì 16 gennaio 2012

Verità naufragata

Avevo rinunciato alle ferie di capodanno per potervi partecipare. La crociera. Anni fa avevo visto un servizio in TV girato su questi mondi galleggianti, con i loro ristoranti, i teatri, negozi, discoteche... e mi ero detto: un giorno voglio esserci anch'io lì, su quella realtà fatta di lustrini e festa.
E finalmente quel giorno era arrivato.
Mi era bastato vederla dal porto, vedere l'immenso muro bianco dietro a cui brulicava un'esistenza lontana da ogni preoccupazione, per pensare: sarà divertente! E anche il suo nome era un presagio di tranquillità e fratellanza: Concordia.
Avrete capito che di divertente c'è stato molto poco.
Eravamo a pranzo al momento dell'impatto. Anche il Capitano era seduto al tavolo degli ufficiali, proprio al fianco del mio. C'è stato il boato, sconvolgente, poi buio, urla, panico. Confesso, anch'io terrorizzato mi sono alzato e ho cercato nell'oscurità una via di fuga, benché non avessi la minima idea di dove andare. Poi è tornata la luce e ho visto la sala ormai vuota. Anche il Capitano non c'era più.
Ho vagato per non so quanto, cercando di tornare in cabina. C'era chi gridava "affondiamo", chi istericamente chiedeva a chiunque spiegazioni, chi semplicemente cercava di fuggire. Il personale di bordo provava a calmarci, forse per convincersi loro stessi che non stava accadendo nulla. Ma la nave si inclinava sempre di più.
Poi è arrivato l'allarme: abbandonate la nave.
Solo allora ho capito cosa dovevo fare. Più velocemente che potevo ho cercato di raggiungere le scialuppe. Ho dovuto litigarmi un salvagente con un cameriere filippino poi l'ho lasciato a lui, che mi sembrava più terrorizzato di me. Quando sono arrivato alla zona d'imbarco alle scialuppe, eravamo stipati come animali al macello. Ma personale di servizio si sforzava di farci mantenere la calma e di guidarci al sicuro. Mi hanno anche consegnato un giubbino di salvataggio.
Quasi senza rendermene conto sono stato spintonato verso la piccola imbarcazione gialla. Prima di salire ho visto per l'ultima volta il Capitano: stava dirigendo le operazioni di imbarco sulle scialuppe.
Siamo state una delle prime lance a scendere in mare e intorno a noi c'erano diversi passeggeri che, volontariamente o meno, erano finiti in acqua. Tra questi mi parve di vedere un bambino. Non so cosa m'è passato per la testa in quell'istante, so solo che un secondo dopo stavo nuotando per raggiungerlo. Ma non sono certo un campione di nuoto, ed è stata una fortuna che oltre a me anche un uomo dell'equipaggio si fosse buttato in soccorso. Aiutati me e il bambino a tornare sulla scialuppa, lui è rimasto in mare, per soccorrere altre persone.
La mia lancia invece è partita verso la terra ferma, dove altri angeli ci hanno accolto e grazie al quale io oggi torno a scrivere.



Vi chiedo scusa.
Quanto avete appena letto è frutto della mia fantasia. Il fatto è reale ma la cronaca inventata; io non so neppure nuotare.
Lo so, ora vi state chiedendo: a cosa dobbiamo credere se così facilmente possiamo essere ingannati?
Effettivamente me lo sto domandando anch'io. Perché nell'epoca della grande informatizzazione tutto ciò che è bianco contemporaneamente è anche nero.
E noi non sappiamo più cosa pensare...


Ciò che sinceramente posso fare è mandare un abbraccio ai parenti delle vittime e al Capitano che, comunque siano andati i fatti, porterà per sempre sulla coscienza il peso di quelle vite perdute.

lunedì 9 gennaio 2012

La banda degli onesti

La gente è stanca.
Stanca dei soprusi e delle ingiustizie.
Stanca di subire in silenzio.
Stanca di pagare e basta.
Ed è quando dilaga il malcontento che gli eroi si fanno avanti. Ma non parlo di eroi in maschera e mantello, no, questi eroi non nascondono il volto, anzi...
Questi eroi combattono il male mostrando il viso alla luce del sole. Combattono con la forza della legalità.
Siamo così sfiduciati che a volte non li vediamo ma ci sono. Dovremmo tutti dar loro lo spazio che meritano.
E qualcuno ci ha pensato...

(mondo strano, il nostro, che ci costringe a chiamare eroi chi semplicemente rispetta le regole)