lunedì 17 dicembre 2012

Paradosso social(e)

"Connection" - Piercarlo Carella - 2006
Mi collego al mio account twitter e in 140 caratteri dico la mia sull'ultima boutade del Silvio nazionale.
Poi accedo a Facebook e condivido un articolo sui maglioni in plastica riciclata.
Aggiorno un evento su G+, pubblico una foto con Instagram, ricevo un invito su Linkedin e scrivo un nuovo articolo per il mio blog.
In tre parole: esisto in rete.
La rete, il luogo dove si può dire tutto, dove ognuno a diritto di parola, dove anche il concetto di privacy sfuma nella smania di comunicare, di condividere, di esserci. La rete, il grande portale verso il mondo, il grande occhio che spia le nostre vite.
Ma davvero ci osserva con tanto interesse? E chi ci osserva?
Sicuramente non chi vorremmo.
Ci sforziamo di scrivere, esprimere, comunicare i nostri pensieri, la nostra identità di esseri umani.
Ma nessuno ci ascolta.
Perché tutti sono impegnati a scrivere, esprimere, comunicare i loro pensieri, la loro identità di esseri umani.
La rete è un fiume in piena, tutti ci prodighiamo a imboccarla di minestroni mediatici e pappette di autoreferenziali ovvietà. E, mentre il fiume lambisce pericolosamente gli argini, son ben pochi coloro che si abbeverano alle sue fonti, se non per seguire da pecore ammaestrate sagaci pifferai.
La rete è un'illusione di libertà, un paradosso di incomunicabilità.

giovedì 29 novembre 2012

Buona apocalisse a tutti!

Quando cominci a leggere un romanzo che porta la firma di due come Pratchett e Gaiman lo sai già che il contatto con la realtà sarà molto labile. E se il titolo del romanzo poi è "Buona apocalisse a tutti" beh, allora vuol dire che te lo sei proprio cercato questo tuffo nell'immaginifico.
Eppure, nonostante angeli e demoni, anticristo e profeti, cacciatori di streghe e fattorini, il libro della strana coppia tiene sempre un piede incollato alla realtà, a un mondo che effettivamente di una bella ripulita sentirebbe il bisogno, perché l'umanità non ha sempre fatto del proprio meglio.
Ma se le alte (e basse!) sfere sono troppo impegnate a preparasi per il grande scontro finale, mentre i Cavalieri dell'Apocallisse sgommano sull'autostrada, chi si preoccuperà di salvare, e forse redimere, l'umanità?
Personaggi entusiasmanti e situzioni oltre il grottesco per una lettura spassosa e a tratti irriverente che mantiene tutte le promesse. Forse trama fin troppo articolata e pagine popolate fino all'eccesso da personaggi pieni e vivi, ma quando metti insieme due menti così non puoi aspettarti di meno!
Da consigliare in attesa dei Maya!


l'Anticristo è sulla Terra e le legioni demoniache esultano per l'imminente Armageddon. Ma anche le schiere celesti esultano, perché certe dell'immancabile vittoria del Bene sul Male. Tuttavia, unico tra le legioni demoniache, il demone Crowley non esulta: che vinca il cielo o l'inferno, beh, per cominciare, in entrambi è impossibile ottenere un drink decente, e poi... Crowley si incontra con Azraphel, che a sua volta finisce per nutrire dubbi molto insoliti per un angelo. Infine, nessuno ha chiesto il parere del possibile Anticristo, che risulterà un ragazzino simpaticissimo. Malgrado ciò, i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse hanno abbandonato le loro (floride) aziende e rombano per le strade.
Un libro di profezie assolutamente vere, un gruppo di cacciatori di streghe, una setta di suore sataniste più svanite che maligne, vari gruppi aziendali e un gruppo di quattro ragazzi e un cane contribuiranno a una conclusione... ineffabile.



Titolo: Buona apocalisse a tutti!
Autori: Terry Pratchett e Neil Gaiman
Prezzo: 11,00 €
Pagine: 381
Editore: Mondadori

martedì 20 novembre 2012

Scrittura social

Era già successo due o tre anni fa. Anche all'epoca non potevo vantarmi dell'idea, perché in realtà già decenni prima sulle pagine di TOPOLINO le storie a bivi erano le mie preferite, e a loro volta anche queste si rifacevano ai mitici librigame.
L'idea è semplice: racconti una storia avvincente e ti fermi sul più bello chiedendo al lettore cosa vorrebbe accadesse (e aiutandolo con tre o più alternative).
Per replicare questa interattività con il lettore aprii un gruppo su facebook: io ero il solo scrittore e tutti i miei amici che leggevano sceglievano come proseguire la storia. Sul blog trovate i due racconti realizzati così:
Bagatto
Destino a domicilio

Qualcuno invece l'ha pensata più in grande: grazie a twitter ho infatti scoperto THe iNCIPIT.


L'idea del sito è sempre quella, le potenzialità sono endemiche come la forza della rete. I complimenti al gruppo che ha sviluppato e porta avanti questo bel progetto, un'opportunità e una vetrina in più per tanti scrittori esordienti.
Se volete mi trovate anche qui con "Sarò i suoi occhi" e "www.weblove.com".

venerdì 9 novembre 2012

Caro editore

Oggi facciamo un'immersione nel mondo dell'editoria italiana.

Eccovi l'ultima proposta editoriale che ho ricevuto:




Secondo l'editore (da ben 120 titoli presenti su ibs!) la pubblicazione con loro “rappresenta un investimento di immagine e prestigio personale, un’esperienza nel mondo dell’editoria e un biglietto da visita da spendere in successive occasioni”.
Io mi son fatto due conti e:
- 100 copie sarebbero mie, se le vendo tutte a prezzo pieno fanno 990€ incassati
- 900 copie gestite dall'editore. Se le vendono tutte io prendo il 20%, cioè 1782€ (lasciando perdere il netto dell'iva)
Se quindi l'operazione dovesse avere un successo clamoroso mi ritroverei ad incassare 2772€ e ad averne spese 4680€. Ottimo investimento, direi...


Questa purtroppo è la realtà dell'editoria italiana.
Esclusi i grandi nomi, ciò che resta sono pochi piccoli editori seri, che tirano a campare e cercano di dare spazio a emergenti di valore, e una marea di editori come questo, che danno vita a una giungla di sottoprodotti di dubbia qualità alimentati dall'ego di troppi (pseudo)scrittori.
E se considerate che in Italia ci sono più di 9300 editori...

venerdì 12 ottobre 2012

L'acchiapparatti

Premetto che sono molto critico nei confronti del fantasy, forse proprio perché è un genere che mi piace molto. E devo dire che L'acchiapparatti mi ha colpito in modo particolare. Prima di tutto per la capacità di uscire dai soliti schemi fatti di eroi, draghi e magie epiche. E poi per l'abilità di Barbi nel saper creare personaggi che non solo si leggono ma si vivono. E azioni che si muovono davanti agli occhi come immagini nitide, e una storia che ti avvolge tra le sue spire oscure e goliardiche.
Una lettura piacevole, divertente e coinvolgente. A volte non serve altro a un bel libro!


Pochi a Tilos conoscono il nome di Ghescik. Lui è soltanto il becchino, l’ometto gobbo e storpio che vive al cimitero, ai margini del paese. Pochissimi sanno che coltiva una passione insana per la feldspina e gli scritti antichi. Solo lo squinternato acchiapparatti gli è amico.
Notte fonda. Al sicuro tra le mura della casa-torre diroccata, Zaccaria sta rimproverando uno dei suoi gatti quando qualcuno bussa alla porta. Il becchino si presenta con un libro rilegato in pelle scura, che sostiene di aver vinto grazie a una scommessa con lo speziale. Risale a epoche in cui la magia non era stata ancora messa al bando e sembrerebbe contenere le memorie di un defunto negromante. Ghescik non fa parola del misterioso diadema che ha rinvenuto la notte precedente in un sotterraneo della «torre maledetta», ma per scoprire se certi suoi sospetti sono fondati ha un solo modo: far tradurre il libro a Zaccaria che, inspiegabilmente, ha sempre avuto grandi doti come decifratore delle lingue arcane…
Inseguiti dagli sgherri dello speziale, becchino e acchiapparatti si ritroveranno nei meandri di una vicenda terribile che coinvolgerà una compagine di personaggi inconsueti: un cacciatore di taglie sfigurato, una prostituta dalle molte risorse, un gigante che parla per proverbi sgrammaticati e una schiera di feroci tagliagole.
Quale legame esiste tra il misterioso diadema e la terrificante creatura rinchiusa da secoli nelle segrete di Giloc?
Un viaggio rocambolesco, tra presagi e inganni, esecuzioni ed evasioni, attraverso atmosfere cupe e sanguinarie che rievocano gli aspetti più grotteschi dell’Alto Medioevo. Una storia avvincente, tanto insolita quanto indimenticabile, in cui convivono suspense e orrore, tenerezza e ilarità.


Titolo: L'acchiapparatti
Autore: Francesco Barbi
Prezzo: € 18,50
Pagine: 466
Editore: Dalai

lunedì 1 ottobre 2012

2012

Guardo la strada, mentre un'auto mi porta al lavoro sputando fumo grigio nell'aria. Guardo fiumi di catrame graffiati di gomma, ciminiere eruttare vapore e veleno, barriere di cemento sorreggere muri di calcestruzzo.
Guardo formiche umane agitarsi dentro abitacoli di latta, topi imprigionati in un esperimento che inseguono inutilmente l'uscita del labirinto.
Guardo uno schermo luminoso, seduto a un tavolo che chiamo ufficio. Guardo questo labirinto senza porte, dove ogni cliente è nuovo formaggio e alimenta illusioni di agiatezza e libertà.
Guardo una società immobile al cospetto della ricchezza, schiavi costruire piramidi con la chimera di abitarle.
Guardo rivoluzioni di affamati e disillusi che chimere non ne ricordano più. Guardo gioventù fossilizzate in divani, ipnotizzate da sogni di pecore elettroniche, in piaceri usa e getta come hamburger di un fast-food.
Guardo belve cresciute nell'odio esplodere di rancori tra le chiese del mondo, la morte dilagare come ombra al tramonto in nome dell'amore di dio.
Guardo e non vedo.
Mentre l'opulenza dell'uomo schiaccia il cadavere del mondo.

martedì 18 settembre 2012

Snow White

Giaceva lì a terra, le gambe piegate in modo innaturale, la pelle candida come neve appena caduta, il bel sorriso distorto da una smorfia di dolore, la mano ancora protesa verso la mela rosso sangue, ferita dal suo dolce morso.
I sette piccoli uomini le stavano attorno, in lacrime si disperavano per la loro amata e imprudente amica. A turno le si avvicinarono ponendo un timido bacio sulla sua guancia gelida e lanciando uno sguardo d'odio verso la mela morsicata.
Brontolo si trattenne dal darle un calcio: -Abbatterò tutti i meli del bosco- borbottò.
Mammolo fissò la sua buccia rossa: -Ti credevo buona- sussurrò.
Gongolo era furioso di rabbia: -Cattiva!- disse.
-Non mangierò più...zzz- russò Pisolo.
-Etciù!- si sfogò Eolo contro il frutto.
Cucciolo guardò i segni dei denti di lei sulla polpa. E non disse niente.
Dotto la prense in mano: -Ti chiuderò in una teca e ti metterò dove tutti possano vederti. Sarai un monito, un simbolo di tentazione, perdizione e rovina.-
-Ve l'avevo detto.- tuonò l'Onnipotente.
-Ecco il brand che cercavò.- esultò Steve Jobs.


venerdì 24 agosto 2012

Nuove discipline olimpiche

Lo dicono tutti: è record! Eppure nessuno ha vinto una medaglia alle recenti Olimpiadi in questa competizione.
Trattasi della corsa ai rincari dove la benzina è ormai campionessa indiscussa dopo il superamento della soglia dei 2 €/litro.
Questo grande risultato potrebbe però essere invalidato dalla giustizia sportiva poiché la benzina è sotto inchiesta per doping. Ecco l'elenco delle sostanze assunte per aumentare la prestazione:
  • Guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire);
  • La crisi di Suez del 1956 (14 lire);
  • Il disastro del Vajont del 1963 (10 lire);
  • Alluvione di Firenze del 1966 (10 lire);
  • Terremoto del Belice del 1968 (10 lire);
  • Terremoto del Friuli del 1976 (99 lire);
  • Terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire);
  • Missione in Libano del 1983 (205 lire);
  • Missione in Bosnia del 1996 (22 lire);
  • Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire);
  • Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (0,0073 Euro);
  • 0,040 Euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92;
  • 0,0089 er far fronte all'alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011;
  • 0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici» del governo Monti.

E mentre i giudici cercano di capire se il record è da convalidare o meno, migliaia di consumatori restano a piedi. Ecco quindi alcuni consigli su come spendere i 2€ risparmiati, senza muoversi da casa:
E che buon pro vi faccia...



mercoledì 18 luglio 2012

Droghe digitali

Ieri girava tra i meandri della rete questo messaggio:
Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”. Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione. Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio. Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita. La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte. Hollande è un genio dell’economia?
Roba da far sognare la Francia anche agli inglesi!
Peccato che amici residenti in Francia abbiano commentato sgomenti queste affermazioni, che forse quella rappresentata era una realtà parallela, come l'isola che non c'è cantata da Bennato.
Una montatura colossale quindi, che vaga di profilo facebook in cinguettio twitter, un'illusione, una speranza, un grido disperato che cerca equità. Non certo verità, quella è altra cosa.
A noi non serve la verità, ci basta la fantasia di un buontempone (o rivoluzionario?), l'ingeniutà di uno sciocco ed ecco che la frottola digitale diventa il nuovo oppio dei popoli.
Con buona pace delle religioni, a quelle davvero ormai credono in pochi...


giovedì 12 luglio 2012

Aggiustamenti

Quando ero piccolo c'erano Orazio e Archimede Pitagorico.
Il primo era un cavallo che aggiustava di tutto, il secondo un gallinaccio con il cervello d'un vero genio.
Leggevo le loro storie tutte le settimane sulle pagine di TOPOLINO, il fumetto che probabilmente devo incolpare per la mia insana passione per il raccontare storie.
E così mi capitava di vedere il taccagno Paperon de' Paperoni andare dall'amico inventore per farsi riparare il vecchio televisore, o lo squattrinato Paperino chiedere al generoso Archimede di aggiustargli a buon mercato il suo tostapane.
Era una cultura del recupero (per motivi molto diversi!) che nella vita vera non ho mai incontrato. Riparare il tostapane?!?! E perché, costa meno comprarlo nuovo!
Così a casa mia come in qualunque altra famiglia italiana (anzi, del mondo cosidetto civilizzato).
E, mentre comprare ci costava meno, eserciti di tostapane rottamati si sono accumulati in discariche più o meno abusive fino a toglierci il fiato.
I tempi però son cambiati e forse lentamente anche la cultura, perché si dà un peso diverso alla parola "spreco", perché oggi c'è la Crisi e riparare significa risparmiare qualche euro...
Qualche euro e montagne di macerie elettro-domestiche che peserebbero sulla salute nostra e del pianeta.

Forse non tutte le crisi vengono per nuocere...



giovedì 28 giugno 2012

Parole morte

Durante tempi strani e in bilico come quelli in cui viviamo anche la lingua subisce continue trasformazioni, spesso parole dal significato apparentemente ovvio subiscono vere e proprie metamorfosi. Oggi, ad esempio, molti dibattono chiedendosi: cos'è un diritto?
Il dizionario della lingua italiana ci propone diverse opzioni.
In senso figurato questo termine può far riferimento a un uomo onesto, che agisce in modo corretto e appunto diritto. Basta guardarsi attorno per scoprire l'assoluta impossibilità di applicare questa definizione.
Ma il diritto è anche la faccia principale di una moneta. Una moneta unica probabilmente. Una moneta sparita dalle nostre tasche e in via d'estinzione...
Sicuramente però tutti riconosciamo nel diritto quel complesso di norme che regolano i rapporti sociali con carattere di obbligatorietà, la conseguente scienza che ha per oggetto di studio tali norme e la metodologia per aggirarle o scriversele ad personam.
Se c'è però una definizione ricunosciuta da tutti per la parola diritto, cioè quella di facoltà, tutelata dalla legge, di esigere da altri qualcosa. Ad esempio la nostra Costituzione riconosce il lavoro come un diritto.
Quindi chiunque ne abbia la volontà può pretendere un lavoro all'interno della società civile, pretesa che deve essere tutelata per legge in modo che il suo diritto non venga usurpato o che allo stesso modo lui non ne abusi.
Ma forse, a ben pensarci, questa legge non è all'altezza... e allora forse è vero quel che si dice, il lavoro non è più un diritto.
Allora cos'è un diritto?
Nient'altro che parola morta...
Anzi, no, nel tennis, resta quel colpo dato alla palla dopo aver piegato il più indietro possibile la racchetta.
Se togli le scommesse, lo sport ci salva ancora...



mercoledì 30 maggio 2012

Prezzi

Si trema per il freddo, per la paura, tremi per nervosismo e dalla fatica. Tremare è naturale. Anche la terra trema.
E forse lo fa per le nostre stesse ragioni.
Forse è stanca, o nervosa. Forse ha paura. Chissà di cosa...
O forse, come un cane si scrolla di dosso l'acqua che gli inzuppa il pelo, anche la terra si dà una strizzata.
Tutto naturale, oggi come da migliaia di anni.
La terra si dà un'aggiustatina, si stiracchia, si sgranchisce un po', e noi tutti si trema. Di paura, ovvio.
Migliaia di anni fa nessuno aveva paura. Ma il prezzo dell'evoluzione spesso è alto, più di quanto preventivato.
La terra trema stanca e stressata, e la nostra civiltà si sgretola ai suoi piedi, vedendo spazzati via in un attimo simboli secolari della sua grandezza.
Che appare così effimera, questa misera grandezza...
La terra trema e gli uomini piangono. Tutto tristemente naturale in questo mondo dove nulla è in omaggio.
Soprattutto la vita.


lunedì 23 aprile 2012

Spam


C'è un metro per misurare il benessere di una società decisamente più preciso della barra campione di platino-iridio un tempo conservata a Parigi come unità di musura.
Questo metro si chiama pubblicità.
Non parlo di quella che passa di 30 secondi in 30 secondi nel mezzo delle vostre trasmissioni preferite (ammesso che ne abbiate ancora), di quella spesso divertente, irriverente, provocatoria piena di musica e colori che infesta radio e TV. Parlo della forma di pubblicità più becera e insistente, quella fatta per colpire il tessuto più debole della società: lo SPAM.

L'altro giorno ho aperto la cartella spam della mia posta elettronica e ho compreso la misura di un problema reale e inconfutabile: c'è crisi.


Un tempo queste estenuanti mail provenienti da omonimi clonati o da esotici nomi stranieri mi proponevano orologi, medicinali, miracolose prestazioni sessuali. Oggi mi offrono un lavoro...
"Guadagnate 115 euro l'ora aiutando i malati"
"100 euro l'ora per il vostro tempo libero"
"assistenti a distanza per 110 euro l'ora"

Cifre da far girare la testa. Perché farlo a tempo pieno un lavoro così sono 4000 euro la settimana, 16000 al mese, e toglici pure le tasse, io mi licenzierei subito se fosse vero.
Già, se fosse vero...

Che fine farà questa società? Forse la stessa della famosa carne SPAM nello sketch dei Monty Python: chiusa in una scatola e poi servita con ogni pietanza sul piatto degli ingordi signori del mondo.
A cui auguriamo una dolorosa indigestione. 



mercoledì 18 aprile 2012

Dimissioni

Addì, 6 giugno '06

All'att.ne dell'Onnipotente e dei Santissimi Arcangeli
Gli anni trascorsi in Vita sono stati per me motivo di crescita personale e, nonostante le numerose incomprensioni, sereni. Penso però sia giunto per me il momento di cercare un nuovo percorso che mi permetta di realizzare rinnovate prospettive seguendo le mie potenzialità.
Spero infatti converrete con me che l'impiego fatto della mia persona in Vita è stato per molti versi demotivante.
Sebbene in modo non sempre convenzionale, ho comunque rispettato i dettami della Direzione e le regole imposte. Questo buon servigio però non è mai stato ricompensato in nessun modo.
Per anni mi sono alzato presto la mattina, sono andato al lavoro, ho risposto al telefono e firmato progetti, sono tornato a casa, ho cenato, sono andato a dormire pronto per ricominciare tutto il giorno dopo. E come mi avete ripagato? Sono diventato l'ingranaggio di un sistema cieco ai bisogni delle persone ma rapido nel soddisfare il benessere dei singoli potenti e prepotenti. Sono stato usato, schiacciato, annullato. Ma ho continuato, perché lo facevano in tanti.
Allora ho riposto le mie speranze nell'amore. Voi mi conoscete meglio di chiunque altro, sapete con quanto rispetto e ammirazione ho sempre guardato le donne e con quanta dedizione sono stato pronto a offrire tutto me stesso a chi, tra loro, mi avesse donato il suo cuore a pari condizioni.
Invece, avete condotto sulla mia strada solo donne pronte a calpestare quel cuore che porgevo loro sempre con rinnovato ardore, mentre altre che avrebbero saputo ricambiare rendendomi finalmente felice, finivano tra le braccia di uomini che non sapevano neppure cos'era l'amore. Ma ho resistito, e non sono stato il solo.
L'ho fatto perché ho creduto nel futuro, certo del vostro progetto sull'umanità. Poi però mi sono soffermato a guardare dove sta andando quest'uomo di cui siete tanto fieri.
Cambiano gli eserciti e le armi ma le guerre si combattono da 4000 anni, praticamente sempre per gli stessi motivi. Si sprecano fiumi di buone parole ma il pianeta cade a pezzi, sfruttato, deturpato, preso a picconate dal suo abitante più intelligente.
L'uomo è portato all'autodistruzione e, per quanto i vostri emissari vogliano convincerci del contrario, è evidente che sta già accadendo: la Vita sta fallendo.
È per questo motivo che, nel rispetto del contratto sottoscritto, con rammarico rassegno da essa le mie dimissioni. E me ne vado all'Inferno. 
In fede
MF
Lettera con cui ho partecipato all'edizione 2011 del Festival delle lettere.

domenica 1 aprile 2012

Comunismo

Questa libreria non è il nuovo modello Billy proposto da un noto arredatore svedese, e l'uomo in guanti e felpa viola non è un eccentrico miliardario con un salotto che sembra una piazza.
Questa è davvero una piazza, a Colonia, in Germania, e la libreria in questione si trova a disposizione di tutti.
Come funziona?
Arrivi, apri la vetrinetta (come faresti a casa tua, senza bisogno di codici d'ingresso, schede magnetiche o altri sistemi d'identificazione) prendi il libro che ti interessa e ne lasci uno che non ti serve più o che vuoi mettere a disposizione di altri.
Poi richiudi, torni a casa e leggi.
In sei settimane i 200 titoli sugli scaffali si rinnovano con un continuo flusso di parole e di sapere.
Un comunismo culturale che non ha bisogno di computer, monitor e tastiere.
Una rivoluzione timida e silenziosa che mette veramente a disposizione di tutti arte e conoscenza.

leggi l'articolo

martedì 21 febbraio 2012

...parole

Tutto quel che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono… Mi inchino dinanzi a loro, le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo… Amo tanto le parole… Quelle inaspettate… Quelle che si aspettano golosamente, si spiano, finché a un tratto cadono. Vocaboli amati, brillano come pietre preziose, saltano come pesci d’argento, sono spuma, filo, metallo, rugiada. Inseguo alcune parole… Sono tanto belle che le voglio mettere tutte nella mia poesia… Le afferro al volo, quano se ne vanno ronzando, le catturo, le pulisco, le sguscio, mi preparo davanti il piatto, le sento cristalline, vibranti, eburnee, vegetali, oleose, come frutti, come alghe, come olive. E allora le risolto, le agito, me le bevo, me le divoro, le mastico, le vesto a festa, le libero… Le lascio come stalattiti nella mia poesia, come carbone […] tutto sta nella parola… Tutta un’idea cambia perché una parola è stata cambiata di posto, o perché un’altra si è seduta come una reginetta dentro una frase che non l’aspettava e che le obbedì.

Da "Confesso che ho vissuto" di Pablo Neruda

domenica 12 febbraio 2012

Chiunque può scrivere un libro. 
Bastano un mozzicone di matita, dei fogli tendenzialmente bianchi, un ego ingombrante e una stanza dove restare soli.

mercoledì 1 febbraio 2012

Vite in gioco

Quando ero ragazzino amavo giocare a Monopoli: si girava intorno a un tabellone con buffe pedine (io usavo l'arancio o il fughetto - quello basso), si compravano terreni virtuali con banconote di carta altrettanto virtuali, e si edificavano casette di legno verde, che non stavano mai in fila, e alberghi rossi che incutevano grande timore.

Da anni ormai questo gioco è considerato vintage, per divertirsi infatti in Italia si preferisce un altro divertimento, che qualcuno ha chiamato "Azzardopoli": anche qui spesso è tutto virtuale, ad esclusione dei soldi. Quelli si perdono davvero!

Nel 2011 il gioco d'azzardo ha avuto un giro d’affari di 76,1 miliardi, 8 volte di più di quanto si spende per l’istruzione e il doppio del denaro che le famiglie spendono per la salute.

Se ne parla su: www.olivierobeha.it e su: www.libera.it

mercoledì 25 gennaio 2012

Ricomincio da te

Quando Eloy Moreno, un informatico spagnolo trentasettenne ha messo la parola fine al suo romanzo, ha capito di aver scritto un libro importante. Quando non ha trovato un editore, ha deciso di pubblicarlo a sue spese. Quando non ha trovato un distributore, ha deciso di distribuirlo lui. Di libreria in libreria, ha entusiasmato i lettori e convinto i librai: in poche settimane ha venduto 3000 copie.

Ecco perché il primo libro di cui voglio parlare nel mio blog è un libro che non ho ancora letto: Ricomincio da te.
Perché è un simbolo di riscatto per tutti gli esordienti del mondo.


È un uomo come tanti. Una moglie, un figlio piccolo, un impiego in una società di software, colleghi, genitori, suoceri, giornate scandite dalla routine del lavoro, una vita famigliare ridotta a monosillabi di saluto la sera e la mattina, sempre più arida, sempre più marginale.
Eppure non è sempre stato così.
Da bambino aveva dei sogni: per esempio costruire un capanno per starci con il migliore amico. E quello è stato il suo primo e più grande fallimento: qualcosa è andato storto, quell’estate la sua infanzia è finita.
Ma adesso sente che è arrivato il momento di riprendersi il tempo che ha perduto, di riconquistare l’amore della moglie, la stima di se stesso.
Ha un piano per ricominciare, ma non osa nemmeno confessarlo alla moglie: ormai è così distante, indifferente, forse ha un altro. Lui sospetta di tutto e di tutti, si sente braccato a casa e in ufficio, organizza piani per vendicarsi di chi considera ormai i suoi ex: la sua ex moglie, i suoi ex amici, i suoi ex colleghi…
Ma il sogno rimane, e non è detto che nel modo più impensabile e assurdo non riesca a realizzarsi...




Titolo: Ricomincio da te
Autore: Moreno Eloy
Prezzo: € 16,40
Pagine: 379
Traduttore: Bogliolo S.
Editore: Corbaccio

mercoledì 18 gennaio 2012

Le differenze

Guardate bene questi uomini. Cosa li differenzia?


Il primo è un calciatore di serie B (del Gubbio).
Il secondo è un Capitano della Marina italiana.
Il terzo è il mio barbiere (si vede poco ma è lì, dietro il riflesso).

Allora, trovate le differenze? Vi aiuto ancora un po'.

Il primo, denunciando un tentativo di corruzione, ha dato il via alle indagini sul calcioscommesse che stanno sconvolgendo il mondo del pallone.
Il secondo è il capo della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno, e ha guidato da terra i soccorsi alla nave Concordia.
Il terzo... è il mio barbiere.

Avete capito? Non ancora? Tranquilli, non le trovate perché differenze non ce ne sono. In questo nostro mondo che funziona al contrario, infatti, possiamo chiamare tutti questi uomini EROI.
E cos'hanno fatto per meritarsi questo titolo?

Simone Farina ha scelto l'onestà.
Il Cap. De Falco ha fatto il suo dovere.
Il mio barbiare mi fa sempre la ricevuta fiscale.

Come? Dite che vi sembrano azioni normali, che chiunque dovrebbe fare?
Eppure queste persone vengono trattate da EROI (le prime due, per lo meno, sì).

Credo che tutti dovremmo chiederci perchè...


lunedì 16 gennaio 2012

Verità naufragata

Avevo rinunciato alle ferie di capodanno per potervi partecipare. La crociera. Anni fa avevo visto un servizio in TV girato su questi mondi galleggianti, con i loro ristoranti, i teatri, negozi, discoteche... e mi ero detto: un giorno voglio esserci anch'io lì, su quella realtà fatta di lustrini e festa.
E finalmente quel giorno era arrivato.
Mi era bastato vederla dal porto, vedere l'immenso muro bianco dietro a cui brulicava un'esistenza lontana da ogni preoccupazione, per pensare: sarà divertente! E anche il suo nome era un presagio di tranquillità e fratellanza: Concordia.
Avrete capito che di divertente c'è stato molto poco.
Eravamo a pranzo al momento dell'impatto. Anche il Capitano era seduto al tavolo degli ufficiali, proprio al fianco del mio. C'è stato il boato, sconvolgente, poi buio, urla, panico. Confesso, anch'io terrorizzato mi sono alzato e ho cercato nell'oscurità una via di fuga, benché non avessi la minima idea di dove andare. Poi è tornata la luce e ho visto la sala ormai vuota. Anche il Capitano non c'era più.
Ho vagato per non so quanto, cercando di tornare in cabina. C'era chi gridava "affondiamo", chi istericamente chiedeva a chiunque spiegazioni, chi semplicemente cercava di fuggire. Il personale di bordo provava a calmarci, forse per convincersi loro stessi che non stava accadendo nulla. Ma la nave si inclinava sempre di più.
Poi è arrivato l'allarme: abbandonate la nave.
Solo allora ho capito cosa dovevo fare. Più velocemente che potevo ho cercato di raggiungere le scialuppe. Ho dovuto litigarmi un salvagente con un cameriere filippino poi l'ho lasciato a lui, che mi sembrava più terrorizzato di me. Quando sono arrivato alla zona d'imbarco alle scialuppe, eravamo stipati come animali al macello. Ma personale di servizio si sforzava di farci mantenere la calma e di guidarci al sicuro. Mi hanno anche consegnato un giubbino di salvataggio.
Quasi senza rendermene conto sono stato spintonato verso la piccola imbarcazione gialla. Prima di salire ho visto per l'ultima volta il Capitano: stava dirigendo le operazioni di imbarco sulle scialuppe.
Siamo state una delle prime lance a scendere in mare e intorno a noi c'erano diversi passeggeri che, volontariamente o meno, erano finiti in acqua. Tra questi mi parve di vedere un bambino. Non so cosa m'è passato per la testa in quell'istante, so solo che un secondo dopo stavo nuotando per raggiungerlo. Ma non sono certo un campione di nuoto, ed è stata una fortuna che oltre a me anche un uomo dell'equipaggio si fosse buttato in soccorso. Aiutati me e il bambino a tornare sulla scialuppa, lui è rimasto in mare, per soccorrere altre persone.
La mia lancia invece è partita verso la terra ferma, dove altri angeli ci hanno accolto e grazie al quale io oggi torno a scrivere.



Vi chiedo scusa.
Quanto avete appena letto è frutto della mia fantasia. Il fatto è reale ma la cronaca inventata; io non so neppure nuotare.
Lo so, ora vi state chiedendo: a cosa dobbiamo credere se così facilmente possiamo essere ingannati?
Effettivamente me lo sto domandando anch'io. Perché nell'epoca della grande informatizzazione tutto ciò che è bianco contemporaneamente è anche nero.
E noi non sappiamo più cosa pensare...


Ciò che sinceramente posso fare è mandare un abbraccio ai parenti delle vittime e al Capitano che, comunque siano andati i fatti, porterà per sempre sulla coscienza il peso di quelle vite perdute.

lunedì 9 gennaio 2012

La banda degli onesti

La gente è stanca.
Stanca dei soprusi e delle ingiustizie.
Stanca di subire in silenzio.
Stanca di pagare e basta.
Ed è quando dilaga il malcontento che gli eroi si fanno avanti. Ma non parlo di eroi in maschera e mantello, no, questi eroi non nascondono il volto, anzi...
Questi eroi combattono il male mostrando il viso alla luce del sole. Combattono con la forza della legalità.
Siamo così sfiduciati che a volte non li vediamo ma ci sono. Dovremmo tutti dar loro lo spazio che meritano.
E qualcuno ci ha pensato...

(mondo strano, il nostro, che ci costringe a chiamare eroi chi semplicemente rispetta le regole)